Ricette: il Gimlet per un cocktail con Marlowe
di Tommaso MelilliPhilip Marlowe, il leggendario investigatore privato creato da Raymond Chandler, è probabilmente uno dei personaggi della storia della letteratura più distanti da ciò che siamo soliti considerare “buona cucina”. In questi anni di grandi ossessioni per la gastronomia è quasi riposante leggere storie in cui regna la quasi totale indifferenza per la qualità di ciò che si mangia. Le pochissime menzioni di cibi nei romanzi di Chandler riguardano, nel migliore dei casi, sandwich, insalate di pollo e uova strapazzate col bacon.
[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Ricetta: cosa c’entra la cotoletta con Radetzky?]]
Pare che il piatto preferito di Chandler fosse in realtà una ricetta pseudo-italiana, che l’autore chiamava Swordfish Siciliana o Swordfish Mascagni, che altro non è che un pezzo di pesce spada coi capperi, i pomodorini, i pinoli, e altre piccole cose mediterranee. Il punto del totale disinteresse di Chandler e del suo alter ego romanzesco per la gastronomia è probabilmente espre…
Philip Marlowe, il leggendario investigatore privato creato da Raymond Chandler, è probabilmente uno dei personaggi della storia della letteratura più distanti da ciò che siamo soliti considerare “buona cucina”. In questi anni di grandi ossessioni per la gastronomia è quasi riposante leggere storie in cui regna la quasi totale indifferenza per la qualità di ciò che si mangia. Le pochissime menzioni di cibi nei romanzi di Chandler riguardano, nel migliore dei casi, sandwich, insalate di pollo e uova strapazzate col bacon.
[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Ricetta: cosa c’entra la cotoletta con Radetzky?]]
Pare che il piatto preferito di Chandler fosse in realtà una ricetta pseudo-italiana, che l’autore chiamava Swordfish Siciliana o Swordfish Mascagni, che altro non è che un pezzo di pesce spada coi capperi, i pomodorini, i pinoli, e altre piccole cose mediterranee. Il punto del totale disinteresse di Chandler e del suo alter ego romanzesco per la gastronomia è probabilmente espressione di qualcosa di più profondo, e cioè del divertito e leggero disprezzo che circola in tutte le pagine di quei romanzi per ogni forma di artificialità.
Per esempio, così viene descritto uno dei personaggi di Finestra sul vuoto, l’ultimo titolo ripubblicato da Adelphi nelle preziose traduzioni di Gianni Pannofino: «Un tizio magro, alto e dall’aria soddisfatta, con un completo tropical di lana pettinata blu ardesia, scarpe bianche e nere, camicia avorio spento e cravatta color jacaranda, come il fazzoletto nel taschino. In una mano guantata in pelle bianca di suino teneva un lungo bocchino nero e l’altro guanto, e storceva il naso di fronte alle riviste defunte sul tavolinetto da biblioteca, alle sedie, al tappeto color ruggine e, in generale, a quell’atmosfera da guadagni risicati».
In realtà, l’unica vera ricetta che appare nei romanzi di Marlowe è quella di un cocktail, il Gimlet, che viene citato non meno di 21 volte in Il grande sonno. La ricetta è molto semplice e decisamente non artificiosa: «Metà gin, metà succo di lime Rose e nient’altro». Il succo di lime in bottiglia era all’epoca una relativa novità, recentemente introdotta grazie alla produzione industriale, che prende il nome di cordiale. È disponibile in commercio, ma si può preparare facilmente a casa.
Ricetta: Gimlet
Ingredienti
60 ml di gin
40 ml di cordiale di lime
Per il cordiale:
6 lime
2 cucchiai di zucchero
Come procedere
Con una grattugia da agrumi grattate la buccia di tutti i lime. Spremetene tre, e versate il succo in un pentolino, aggiungendo le zest di lime e lo zucchero. Lasciate ridurre a fuoco basso per 10 minuti, poi filtrate e fate raffreddare. Una volta freddo spremeteci dentro gli altri 3 lime. Riempite uno shaker di ghiaccio e versateci 60ml di gin e 40ml di cordiale di lime. Chiudete e shakerate un minuto. Servite in una coppa fredda, senza decorazioni.