Cercare la felicità nel Bhutan
di Vittorio LingiardiIl Bhutan è una monarchia costituzionale, un regno buddhista tra l’India e la Cina: cime dell’Himalaya, monasteri, pianure subtropicali.Il regista nazionale si chiama Pawo Choyning Dorji e io lo avevo amato per Lunana: il villaggio alla fine del mondo, primo film bhutanese a ottenere una nomination all’Oscar. Pawo torna a raccontare il suo Paese in C’era una volta in Bhutan, nei cinema dal 30 aprile. Mi piace la mano leggera e fiabesca con cui sa toccare grandi temi politici e piccole storie personali. Questa volta siamo nel 2006 e la modernizzazione, con un bel ritardo, è arrivata anche qui. Ora però è la volta del cambiamento più radicale: da un’antica monarchia al primo Parlamento.
Non è una richiesta dal basso, è proprio il re che decide di abdicare (in favore del figlio)…
Il Bhutan è una monarchia costituzionale, un regno buddhista tra l’India e la Cina: cime dell’Himalaya, monasteri, pianure subtropicali.Il regista nazionale si chiama Pawo Choyning Dorji e io lo avevo amato per Lunana: il villaggio alla fine del mondo, primo film bhutanese a ottenere una nomination all’Oscar. Pawo torna a raccontare il suo Paese in C’era una volta in Bhutan, nei cinema dal 30 aprile. Mi piace la mano leggera e fiabesca con cui sa toccare grandi temi politici e piccole storie personali. Questa volta siamo nel 2006 e la modernizzazione, con un bel ritardo, è arrivata anche qui. Ora però è la volta del cambiamento più radicale: da un’antica monarchia al primo Parlamento.
Non è una richiesta dal basso, è proprio il re che decide di abdicare (in favore del figlio) perché il suo popolo possa conoscere la forma politica che lo farà entrare nel mondo. Sull’onda del principio costituzionale: «scopo di un governo è quello di fornire felicità al suo popolo» (sembra film ma è realtà). È il concetto di Felicità Interna Lorda, parametro nazionale da alcuni criticato come operazione d’immagine, da altri sostenuto come integrazione umana del Prodotto Interno Lordo. Fil e Pil. Siccome i bhutanesi rurali non sanno e non vogliono votare, le autorità organizzano una prova generale: elezioni mimate con tre partiti, il partito blu dell’uguaglianza, quello rosso dell’industrializzazione, quello giallo della conservazione. Parallelamente (sembra realtà ma è film) si intrecciano altre vicende: un anziano Lama organizza una misteriosa cerimonia della luna piena per affrontare il cambiamento politico; un collezionista di armi americano diventa testimonial involontario dei brutti vizi delle democrazie occidentali. Tra fiaba e storia, C’era una volta in Bhutan ci fa riflettere, in forma di pasolinismo attenuato, sul rapporto tra avvento della democrazia e perdita dell’innocenza.
Sul Venerdì del 30 aprile