Massimo Giannini: No, Gentile non è uguale a Matteotti
di Massimo GianniniPerdonate l’ossessione (che però stavolta rivendico). Nel giorno della Festa della Liberazione dal fascismo, mi resta un tarlo nella testa. Se n’è parlato poco, perché così vuole un’informazione che sostituisce la piaggeria al merito e la bugia alla critica. Il governo meloniano ha emesso un francobollo dedicato a Giovanni Gentile, “ideatore di una storica Riforma della Scuola”, nell’anniversario della sua uccisione da parte dei Gap. La cerimonia è stata solenne. I vertici di Poste Spa e del Poligrafico – da bravi servitori dello Stato – non stavano nella pelle. Il ministro Sangiuliano – fresco reduce da Times Square, a Londra – ha onorato «il più importante intellettuale italiano insieme a Benedetto Croce». Il ministro per il Made in Italy Urso – tra una gaffe e un viaggio d’affari dai simpatici pasdaran iraniani – ha invocato «la memoria collettiva da ricomporre, per gli 80 anni dall’assassinio di Gentile come per i 100 da quello di Matteotti».
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Perdonate l’ossessione (che però stavolta rivendico). Nel giorno della Festa della Liberazione dal fascismo, mi resta un tarlo nella testa. Se n’è parlato poco, perché così vuole un’informazione che sostituisce la piaggeria al merito e la bugia alla critica. Il governo meloniano ha emesso un francobollo dedicato a Giovanni Gentile, “ideatore di una storica Riforma della Scuola”, nell’anniversario della sua uccisione da parte dei Gap. La cerimonia è stata solenne. I vertici di Poste Spa e del Poligrafico – da bravi servitori dello Stato – non stavano nella pelle. Il ministro Sangiuliano – fresco reduce da Times Square, a Londra – ha onorato «il più importante intellettuale italiano insieme a Benedetto Croce». Il ministro per il Made in Italy Urso – tra una gaffe e un viaggio d’affari dai simpatici pasdaran iraniani – ha invocato «la memoria collettiva da ricomporre, per gli 80 anni dall’assassinio di Gentile come per i 100 da quello di Matteotti».
Ecco: Gentile come Matteotti, e la memoria della nazione è ricomposta. Nossignori, non ci sto. Ho cognizioni insufficienti sul filosofo idealista, ho dubbi consistenti sul riformatore scolastico. Ma qui voglio ricordare “l’altro” Giovanni Gentile. L’interventista convinto sulla Prima guerra mondiale. L’estimatore di Mussolini, al quale il 31 maggio 1923 scrive «mi sono dovuto persuadere che il liberalismo… non è oggi rappresentato in Italia dai liberali, che sono più o meno apertamente contro di Lei, ma per l’appunto da Lei». Il solerte ministro della Pubblica Istruzione nel governo fascista tra il 1922 e il 1924, responsabile di persecuzioni politiche, licenziamenti e prepensionamenti forzosi contro gli insegnanti antifascisti. L’iscritto al Pnf, l’ideatore del Manifesto degli intellettuali fascisti e il fondatore dell’Istituto Nazionale Fascista di Cultura, nel 1925. Il promotore del “giuramento di fedeltà” al regime, obbligatorio per tutti i docenti universitari. Il direttore scientifico dell’Enciclopedia Italiana, che nel 1933 rassicura il Duce sul fatto che a nessun non iscritto al Pnf «è dato inserire una sola parola nel testo». L’organizzatore della Conferenza di Roma con il ministro tedesco Hans Frank, esponente di spicco del nazismo, cui il filosofo tributa pubblicamente la sua «piena adesione». L’osservatore silente sulle leggi razziali del 1938. E infine il fedele sostenitore della Repubblica di Salò nel novembre 1943, e l’ammiratore di Adolf Hitler, elogiato in un discorso ufficiale del 19 marzo 1944 come «Condottiero della Grande Germania». Sette gappisti lo attesero davanti alla sua villa fiorentina, giusto un mese dopo, e con le pistole nascoste dentro i libri lo freddarono per strada. Fu un delitto efferato e sbagliato, allora, tanto che il Cln toscano disapprovò l’agguato. Ma io oggi – a costo di deludere Urso e di tradire la “memoria collettiva” – il suo francobollo non lo compro.
Sul Venerdì del 26 aprile 2024