Michele Serra: siamo tolleranti. Come nel Medioevo
di Michele SerraCaro Serra, sull’argomento “migrazioni” è tutto un fiorire di posizioni teoriche e di profezie pessimistiche. Roger Scruton, filosofo ultraconservatore, sostenne che i musulmani immigrati avrebbero alla lunga sfilacciato il tessuto socio culturale delle società europee perché non avrebbero mai prodotto figli «fedeli ad uno stato europeo laico». Curiosamente proprio a casa sua, in Inghilterra, una coppia di pachistani immigrati ha prodotto un figlio, musulmano praticante, Sadiq Kahn, che pratica anche atteggiamenti di grande civiltà laica; verrebbe da dire: meglio importare gente così che senatori da Luserna San Giovanni (il riferimento è a Lucio Malan, ndr). A Scruton si ispira Giorgia Meloni, che infatti sostiene che sarebbe meglio importare immigrati dal cristianissimo Venezuela: magari dai peggiori bar di Caracas. Sul tema della tolleranza pare che il mondo occidentale e quello islamico facciano una gran fatica a regolare gli orologi: quando sono aperti, tolleranti ed inclusivi gli…
Caro Serra, sull’argomento “migrazioni” è tutto un fiorire di posizioni teoriche e di profezie pessimistiche. Roger Scruton, filosofo ultraconservatore, sostenne che i musulmani immigrati avrebbero alla lunga sfilacciato il tessuto socio culturale delle società europee perché non avrebbero mai prodotto figli «fedeli ad uno stato europeo laico». Curiosamente proprio a casa sua, in Inghilterra, una coppia di pachistani immigrati ha prodotto un figlio, musulmano praticante, Sadiq Kahn, che pratica anche atteggiamenti di grande civiltà laica; verrebbe da dire: meglio importare gente così che senatori da Luserna San Giovanni (il riferimento è a Lucio Malan, ndr). A Scruton si ispira Giorgia Meloni, che infatti sostiene che sarebbe meglio importare immigrati dal cristianissimo Venezuela: magari dai peggiori bar di Caracas. Sul tema della tolleranza pare che il mondo occidentale e quello islamico facciano una gran fatica a regolare gli orologi: quando sono aperti, tolleranti ed inclusivi gli uni, sono ferocemente integralisti gli altri, e viceversa. Eppure il miracolo si realizzò, gli orologi si regolarono e le ore coincisero, in un luogo specifico e in un tempo specifico, durante un’altra globalizzazione. A Cordova, capoluogo di El-Andalus, nel XII secolo: e fu un’isola felice, in un mare di oscura intolleranza. Lì cristiani, ebrei, musulmani praticavano i loro culti senza sentire il bisogno di scannarsi, nemmeno al proprio interno; intellettuali come Averroè e Maimonides discutevano dei massimi sistemi e tutti mettevano in comune le proprie conoscenze e le proprie esistenze. Durò poco: un attimo, forse un nanosecondo nella storia dell’umanità. Di quel miracolo è stata scattata a posteriori una fotografia: ed è il Museo Vivo di El Andalus, nella torre della Calahorra, a Cordova. Forse è una fotografia trattata con Photoshop, ma abbastanza fedele nelle linee generali. Conviene tenerla presente, se si vuole cercare convivenza in un mondo globale. Se invece si cerca soprattutto una gloriosa rissa, non c’è problema: basta un capello, coperto o scoperto, a fornire un nobile motivo.
Sergio Piccinelli
Caro Piccinelli, spaventa la fragilità della tolleranza: basta un fanatico per minare la pace di cento pacifici. Ma a pensarci bene, la tolleranza è ostinata e resistente. Soccombe e rinasce continuamente. L’idea che esistano israeliani e palestinesi ancora non travolti dall’odio, e anzi disposti alla pace e alla convivenza, è quasi incredibile, eppure se ne ha continua testimonianza. Può darsi che l’ostinazione dello spirito di convivenza, di tolleranza e di pace, dipenda da una ragione niente affatto ideologica, e anzi del tutto logica: è la sola maniera ragionevole di mandare avanti il mondo e di vivere decentemente, e in cuor loro tutti lo sanno e tutti lo sperano (a parte gli invasati e gli affetti da bullismo religioso o nazionalista). Sono dunque contento di fare un poco di pubblicità al Museo Vivo (bel nome) di Cordova. Quando passerò da quelle parti ci andrò sicuramente per ricaricare le pile, come si dice, e avere la prova concreta che convivere non solo è possibile, ma è una condizione già vissuta, sia pure sporadicamente, anche nel nostro passato. Quanto a quelli che prediligono scannarsi nel nome di Dio e della Patria, poiché niente sembra poterli salvare e salvare noi da loro, proviamo con il rimedio suggerito dalla lettera seguente. Ha un solo difetto: è una buona idea, utile e terapeutica. Dunque con scarse probabilità di trovare ascolto in mezzo agli urlatori di tutte le latitudini e di tutte le fedi.
Fondamentalisti, andate a lavorare
Caro Serra, posso dare un umile consiglio ai fondamentalisti religiosi con pulsioni terroristiche? Dedicatevi, signori, all’artigianato, alla manualità. Provate a fare i falegnami, oppure a costruire una barca, o, che so: lavorare la terracotta per farne ceramica, come facevano i vostri antenati. Secondo me, avreste qualcosa di meglio da fare che urlare “Dio è grande” sparando a esseri umani inermi, e riuscireste a fare meditazione profonda rendendovi finalmente conto di che ben poca cosa eravate prima. Andrea Fiorini
Non voglio più vedere l’odio in una foto
Gentile Serra, sono giorni che penso alla foto che ritrae il corpo martoriato di Shani Louk in balia dei miliziani di Hamas. Il suo corpo nudo e indifeso si contrappone a quello degli uomini vestiti di odio e armi oscene. Sono giorni che penso alle donne palestinesi, altrettanto esposte e indifese, quasi sempre anonime, ritratte insieme ai figli affamati e terrorizzati, su cumuli di macerie che fino a poco prima erano le loro case. Vorrei che le donne si unissero e insieme dicessero basta al delirio fuori controllo delle parti in conflitto. E vorrei finalmente un premio non per l’ennesima foto che ritrae l’odio di cui siamo perfettamente capaci ma per un’immagine di speranza, che rappresenti la possibilità di riconoscerci prima di tutto come esseri umani.
Silvia Paggiarin
Cara Silvia, la cosa più tremenda è che quelle immagini (il pogrom del 7 ottobre, la distruzione sistematica di Gaza e della sua gente) vengono quasi sempre contrapposte, usata l’una “contro” l’altra. E sono, invece, l’immagine della stessa cosa: accanimento e odio contro la vita. Credo anche io, come lei, che le donne avrebbero una ragione in più per uscire dalla violenza e della guerra, perché quasi tutte condividono un rapporto con la vita, e la cura della vita, molto fisico, diretto, materiale. E vedono i figli da loro generati partire per ammazzarsi e farsi ammazzare. Ma come trovare spazio, e come darsi voce, in quel macello?
Merita la prima pagina Amadeus via dalla Rai?
Caro Michele, sulla Repubblica del 16 aprile metà della prima pagina, con grande fotografia nel mezzo, e poi due intere pagine all’interno, dedicate alla defezione di Amadeus dalla Rai. A parte che Amadeus proprio non lo reggo, non mi pare che la notizia meriti di essere posta così in evidenza in prima pagina a fianco dei disastri che stanno devastando il mondo. Un trafiletto a fondo pagina poteva bastare. Siamo messi male.
Fabio Facchinetti
Il disfacimento della Rai merita di essere seguito per quello che è: un suicidio politico e un cambio d’epoca. Capisco che il pop abbia un che di futile, ma ebbero grande rilievo mediatico, ai tempi, anche il passaggio di Mike Bongiorno e di Pippo Baudo a Mediaset. Fu un altro cambio d’epoca. Porta pazienza, Fabio.
Povero Ronaldo, ora pure gli arretrati
Caro Serra, la Juventus deve pagare quasi dieci milioni di euro di arretrati a Cristiano Ronaldo. Ha bisogno, poverino!
Plinio il Vecchio
Ero in pena pure io. Ed ero già pronto, nel caso Ronaldo avesse perso la causa contro la sua ex squadra, a organizzare una colletta in suo favore.
Sul Venerdì del 25 aprile 2024