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Cinquant’anni fa il referendum sul divorzio: una storia per immagini

LA SATIRA. Qui sopra, una vignetta del giornale umoristico Il Candido, diretto dal senatore missino Giorgio Pisanò. E una tavola di Alfredo Chiappori che accosta Vaticano e Msi 
Nel maggio 1974 gli italiani dissero “no” all’abrogazione di una legge ancora giovanissima. Un saggio racconta quella scelta che divise in due il Paese
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Nel 1974 la legge sul divorzio rischia di essere cancellata con un referendum voluto dalla Democrazia cristiana e dal Movimento sociale (e poco importa che Giorgio Almirante avesse divorziato in Brasile per poi risposarsi). Si vota il 12 e 13 maggio – se sbarri il Sì, sei contro il divorzio; se sbarri il No, sei favorevole – dopo comizi e appelli dei leader schierati sui palchi (tutti uomini), cortei, discussioni e volantinaggi (con le donne in prima fila), in un clima da Guerra fredda che oggi ritroviamo sfogliando Divorzio, un libro di immagini e testi firmato dal docente universitario Edoardo Novelli e dal giornalista Gianandrea Turi. Hanno scovato negli archivi fotografie, articoli, manifesti politici e filmati, strisce umoristiche e fotoromanzi, le scelte delle star e della stampa. Qui vedete una parte del loro lavoro. Nel 1974 l’Italia si è lasciata alle spalle il boom economico, per affondare nell’austerity delle crisi petrolifere e nell’inflazione. La Fiat 500, simbolo dell’in…

Nel 1974 la legge sul divorzio rischia di essere cancellata con un referendum voluto dalla Democrazia cristiana e dal Movimento sociale (e poco importa che Giorgio Almirante avesse divorziato in Brasile per poi risposarsi). Si vota il 12 e 13 maggio – se sbarri il Sì, sei contro il divorzio; se sbarri il No, sei favorevole – dopo comizi e appelli dei leader schierati sui palchi (tutti uomini), cortei, discussioni e volantinaggi (con le donne in prima fila), in un clima da Guerra fredda che oggi ritroviamo sfogliando Divorzio, un libro di immagini e testi firmato dal docente universitario Edoardo Novelli e dal giornalista Gianandrea Turi. Hanno scovato negli archivi fotografie, articoli, manifesti politici e filmati, strisce umoristiche e fotoromanzi, le scelte delle star e della stampa. Qui vedete una parte del loro lavoro. Nel 1974 l’Italia si è lasciata alle spalle il boom economico, per affondare nell’austerity delle crisi petrolifere e nell’inflazione. La Fiat 500, simbolo dell’industria e del benessere, sta uscendo di produzione. Ci sono stati il Sessantotto, l’Autunno caldo e la strage di Piazza Fontana a Milano, la nascita dei movimenti extraparlamentari e del femminismo, con l’affacciarsi di una nuova idea di famiglia. Ma il 18 aprile si registra il primo sequestro delle Brigate Rosse: a Genova rapiscono Mario Sossi, già pm nel processo contro il gruppo terroristico XXII Ottobre. E il 28 maggio, in Piazza della Loggia a Brescia, una bomba uccide 8 persone. Il 4 agosto, l’Italicus: 12 morti. Si registra l’ultimo tentativo di instaurare un governo autoritario di destra (Edgardo Sogno). Mina conduce l’ultimo varietà del sabato sera; e Rischiatutto, il telequiz più amato, chiude i battenti. La Consulta legittima l’attività della prima emittente via cavo sul territorio nazionale (Telebiella). Quando arrivano i risultati del referendum – 59,3 per cento i No all’abrogazione e 40,7 per cento i Sì – si scopre che tante e tanti hanno ignorato le indicazioni dei loro partiti e dei vescovi. Di lì a poco, nell’81, lo scontro sull’abrogazione della 194: la legge sull’interruzione di gravidanza.

TUTTI IN PIAZZA. I due schieramenti si fronteggiano durante comizi nelle principali città. Qui sopra, pochi giorni prima del referendum, in piazza Santissimi Apostoli a Roma. Ecco Luciano Lama, leader della Cgil (in piedi) e, accanto a lui, seduto a sinistra, il sindaco Luigi Petroselli. In alto, Amintore Fanfani in piazza del Popolo: il segretario della Democrazia Cristiana guida la crociata in difesa della “famiglia tradizionale”. Il Pci, presagendo una divisione profonda nel Paese e con la Chiesa, in una prima fase tentenna, per poi schierarsi con il No all’abrogazione della legge 

I BAMBINI CI GUARDANO. Senza esclusione di colpi, si ricorre agli occhioni dei bambini e alle giovani coppie nel “giorno più bello”. Da sinistra, due manifesti contro la legge che consente il divorzio e due a favore. Gli sposi del No non hanno “paura del divorzio” 

il libro Divorzio. Storia e immagini del referendum che cambiò l’Italia di Edoardo Novelli e Gianandrea Turi (Carocci, 224 pagine, 24 euro, in libreria dal 3 maggio). 

LE RIVISTE E I MANIFESTI. I disegni sono un’arma della controinformazione e danno il loro contributo. La rivista Linus, diretta da Oreste del Buono, mette in copertina un roboante NO! Riviste femminili e rotocalchi, inoltre, prendono posizione. Un sondaggio di Annabella annuncia che la maggioranza delle lettrici, in buona parte cattoliche, vuole mantenere la legge. Anche Grand Hotel, rotocalco specializzato in amori e avventure delle star, si schiera per il No: nel febbraio 1974 mette in copertina quattro celebrità (sopra, a destra) con un titolo ambiguo, perché Gigi Riva, Mike Bongiorno, Monica Vitti e Gino Bramieri votano No. 

I PROTAGONISTI DEL NO Dario Fo (qui a Milano mentre i volontari aggiornano il tabellone con i risultati), la scrittrice Dacia Maraini e il leader dei radicali Marco Pannella (entrambi in alto). E poi Elena Gianini Belotti, Dario Bellezza, Laura Betti, Pier Paolo Pasolini, Alberto Sordi: sono solo alcuni dei nomi del fronte del No. Il Pci realizza anche quattro brevi filmati da trasmettere al cinema durante l’intervallo. I protagonisti sono Laura Efrikian, Gianni Morandi, Gigi Proietti, Nino Manfredi e Pino Caruso, con la regia di Ugo Gregoretti e di Luigi Comencini. Sono filmati di grande successo che anticipano il formato dello spot televisivo 

Sul Venerdì del 26 aprile 2024

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