Michele Serra: come convincere un figlio a votare
di Michele SerraGentile Serra, immagini di essere il buon padre amato ascoltato rispettato di un fresco diciottenne non “sdraiato”, intelligente e studioso, che le chiede riflessioni e lumi nell’imminenza del suo primo gesto da grande: il voto. Immagini che quel ragazzo privilegi la voce del padre sulle cose del mondo (vicino, lontano) non i social, non i giornali. Immagini non abbia letto nemmeno la sua Amaca, Quanto è vecchia la nuova politica. Quali argomenti inconfutabili userebbe per invogliare all’urna suo figlio, così giovane e pulito? Quali esempi, legati ai fatti e meno alle opinioni, gli presenterebbe? Educazione e formazione delle idee passano più per il buon esempio, dell’adulto al giovane, che per parole astratte e men che meno per quelle paternalistiche: riuscirebbe, lei, a scovar qualcosa di sufficientemente affidabile? Gli adulti-politici si fanno guerre l’un l’altro, di bassezza estrema, e fanno cose che sovente finiscono nei tribunali. Gli adulti-politici decidono per le guerre, ne …
Gentile Serra, immagini di essere il buon padre amato ascoltato rispettato di un fresco diciottenne non “sdraiato”, intelligente e studioso, che le chiede riflessioni e lumi nell’imminenza del suo primo gesto da grande: il voto. Immagini che quel ragazzo privilegi la voce del padre sulle cose del mondo (vicino, lontano) non i social, non i giornali. Immagini non abbia letto nemmeno la sua Amaca, Quanto è vecchia la nuova politica. Quali argomenti inconfutabili userebbe per invogliare all’urna suo figlio, così giovane e pulito? Quali esempi, legati ai fatti e meno alle opinioni, gli presenterebbe? Educazione e formazione delle idee passano più per il buon esempio, dell’adulto al giovane, che per parole astratte e men che meno per quelle paternalistiche: riuscirebbe, lei, a scovar qualcosa di sufficientemente affidabile? Gli adulti-politici si fanno guerre l’un l’altro, di bassezza estrema, e fanno cose che sovente finiscono nei tribunali. Gli adulti-politici decidono per le guerre, ne ammazzano a migliaia tra quelli che dicono di rappresentare. Gli adulti-politici arricchiscono i già ricchi e impoveriscono i già poveri. Insomma, su cosa fonderebbe la credibilità del suo discorso, lei buon padre?
Anna Maria Becherini
Gentile amica, il coefficiente di difficoltà della sua domanda è così alto che viene voglia di rinunciare in partenza, allargando le braccia. Vero, sono prima di tutto gli esempi concreti che mancano, per invogliare alla politica. Per smetterla di considerarla un luogo infrequentabile. Io credo che l’astensionismo, ormai un oceano che minaccia di sommergere la polis, sia per metà menefreghismo, per metà definitivo scoramento. E sfinimento. Magari, a quel ragazzo, farei leggere qualcosa su Peppino Impastato, su Pio La Torre, su Giacomo Matteotti: ma l’eroismo, l’immolarsi dei pochi coraggiosi in mezzo alla massa degli indifferenti, è una condizione “estrema” che, da sé sola, non basta a spiegare perché la politica è importante, la partecipazione è importante, anche nella normalità e perfino nella mediocrità. Dunque, forse, gli direi che i fulgidi esempi sono magnifici e luminosi, ma rari, e che il difficile, nella vita, è proprio accettarne la quotidianità e l’imperfezione senza diventare mai cinici e senza darsi per vinti. Un voto è poca cosa, ma un non voto è ancora di meno. L’elettore conta pochissimo, ma il non elettore conta zero. C’è un’umiltà, nel voto, che lo rende nobile anche quando sai che rischia di finire in un calderone che trasforma tutto in una specie di sbobba che confonde tutti i sapori. Gli direi: non pensare che serva a qualcosa. Accontentati di sapere che serve a te stesso. Ti ha reso un po’ più cittadino di come saresti se non voti. Ma non so davvero, cara Becherini, se ho superato il test.
Tutti a fare le pulci ma soltanto al Pd
Gentile Serra, in Italia abbiamo un partito, il Pd, che cerca di praticare la democrazia attraverso i suoi organi (direzione, assemblea) e si lascia contaminare anche da discussioni e da critiche di iscritti e simpatizzanti. Vedi la rivolta contro la proposta di inserire il nome Schlein nel simbolo per le elezioni europee. Non mi pare che questa democrazia, seppur difficile, si pratichi in altri partiti e movimenti. Ricordo la discussione sul caso Salis nell’ipotesi di candidarla nel Pd alle europee. Nessuno ora pone la stessa questione a Verdi e Sinistra, che l’hanno in lista. Nessuna discussione sulle candidature di altri partiti. Va tutto bene. Il Pd mi pare sia sempre sotto la lente d’ingrandimento. Non gode di buona stampa e nell’attuale panorama dell’informazione è bersaglio naturale della destra ma anche di giornalisti che si professano progressisti ma colgono ogni occasione e trasmissione per criticarlo e fare le pulci.
Walter Zeni (Val di Fiemme, Trento)
Che il Pd non abbia buona stampa è perfettamente vero. Penso dipenda da due fattori. Il primo è la larga prevalenza mediatica, ormai annosa, della destra e dei suoi supporter. Basta dare un’occhiata a una delle varie rassegne stampa per prenderne atto. Il secondo è che la sinistra (e i pochi media vicini) è abituata a discutere molto, ad analizzare con accanimento, a ribattere anche a se stessa con puntiglio; cosa che complica assai la sua comunicazione. La destra è meno dialettica, più sbrigativa, meno disposta a cercare il pelo nell’uovo. La semplicità non è mai stata tra le virtù della sinistra politica. E i media, nel loro insieme, vanno veloce e raramente trovano il tempo di approfondire quello che si dice negli eterni, litigiosi capannelli della sinistra in assemblea permanente.
Su fascismo e stragismo sappiamo tutto. eppure…
Gentile Serra, perché nessuno ha mai posto alla presidente Meloni, così assidua nel commemorare le vittime dell’estremismo di sinistra degli anni 70, quale giudizio storico-politico dia sullo stragismo neofascista nell’Italia di quegli anni? Non mi risulta alcuna sua commemorazione delle vittime di piazza Fontana del ‘69, di piazza della Loggia a Brescia nel ‘74 o di Bologna del 1980. A quali radici pensa, la nostra presidente, si richiamassero quei gruppi stragisti se non a quelle che albergano ancora, con la fiamma tricolore, nel simbolo del suo partito?
Roberto Albertini - Palermo
Carissimo, ci hai fatto caso che da circa 10 anni l’editoria, la tv, tutti i media, ci propongono editoriali nuovi, nuove considerazioni, nuovi punti di vista su Mussolini e sul fascismo ?! Io francamente non ne posso più. Questo accanirsi sul ventennio ha proprio rotto i cabasisi. Ma cosa c’è da aggiungere di nuovo a questo periodo cupo, di morte e di ignoranza, che non si era già detto prima?Piero Paradisi - Bologna
Credo anche io che del fascismo si sappia, se non tutto, moltissimo, anche in sede storica. Forse qualcosa ancora manca nel racconto delle abominevoli imprese africane, e lo dimostra l’esistenza, nel Lazio, di un monumento al genocida Graziani. Il problema, dunque, è che a non volere approfondire il fascismo, e a non averlo ancora inquadrato storicamente, sono, comprensibilmente, i fascisti. Più una fetta non piccola di italiani di destra, che definirei molto svagati sull’argomento: lo considerano una scocciatura sulla quale gli antifascisti insistono solo per propaganda. Anche per questo Meloni non risponderebbe in modo compiuto a una domanda sullo stragismo nero degli anni Settanta e Ottanta, che pure ebbe i suoi dimostrati rapporti con pezzi significativi del Movimento Sociale e dunque con la fiamma, infine arrivata indenne fino a Palazzo Chigi. La conclusione, ahimè, è sempre la stessa: in Europa esiste una forte destra conservatrice ma robustamente democratica e antifascista (De Gaulle, Churchill, Adenauer ne sono i padri nobili). In Italia, no. La destra italiana i conti con il fascismo non li ha mai fatti, e basta leggere i suoi giornali per averne prova quotidiana.