Vita esemplare in un vicolo cieco
di Vittorio LingiardiSe ne è parlato tanto, anche per i premi che ha vinto. Ora Rapita (Le Ravissement), notevole opera prima della regista francese Iris Kaltenbäck, uscirà finalmente anche in Italia, il 9 maggio. La protagonista, Lydia, giovane ostetrica di un rinomato ospedale parigino, ha il volto di Hafisa Herzi. La sua espressione indecifrabile,le palpebre appesantite da vicende che non conosciamo, il sorriso laconico prigioniero della malinconia, sono l’essenza di questo film che inquieta e commuove. La trama, che non va raccontata, ruota attorno agli affetti più stretti di Lydia: il compagno Julian, col quale rompe nella prima scena; l’amica-sorella Salomè; Milos, l’uomo della sua ossessione. E poi la neonata, Esmée: “colei che è amata”. È incredibile come un film breve e semplice sappia toccare, con profondità psicologica, temi grandissimi. Li elenco non per gusto compilativo, ma perché davvero palpabili nel film: basta uno sguardo, mezza parola, un silenzio. Rapita è una storia di maternità, colp…
Se ne è parlato tanto, anche per i premi che ha vinto. Ora Rapita (Le Ravissement), notevole opera prima della regista francese Iris Kaltenbäck, uscirà finalmente anche in Italia, il 9 maggio. La protagonista, Lydia, giovane ostetrica di un rinomato ospedale parigino, ha il volto di Hafisa Herzi. La sua espressione indecifrabile,le palpebre appesantite da vicende che non conosciamo, il sorriso laconico prigioniero della malinconia, sono l’essenza di questo film che inquieta e commuove. La trama, che non va raccontata, ruota attorno agli affetti più stretti di Lydia: il compagno Julian, col quale rompe nella prima scena; l’amica-sorella Salomè; Milos, l’uomo della sua ossessione. E poi la neonata, Esmée: “colei che è amata”. È incredibile come un film breve e semplice sappia toccare, con profondità psicologica, temi grandissimi. Li elenco non per gusto compilativo, ma perché davvero palpabili nel film: basta uno sguardo, mezza parola, un silenzio. Rapita è una storia di maternità, colpa e invidia; di menzogna e manipolazione; di solitudine e disperazione. La parabola di una vita apparentemente esemplare che finisce in un vicolo cieco. Ma chi è Lydia? Una voce fuori campo ne ripercorre il viaggio mentale, senza giudicarlo. E noi, sempre più catturati dai personaggi e preoccupati per il loro destino, ci poniamo domande più importanti delle risposte. Cosa accade allo sguardo di quell’uomo, Milos, autista notturno, emigrato dalla ex Jugoslavia, quando vede la donna che aveva trascurato diventare madre? E cosa accade tra due amiche fusionali quando una delle due diventa madre? E a questa madre cosa accade quando inizia a provare la violenta solitudine del postpartum? Un film che ho sentito vicino all’opera di Kieslowskie al più recente e magnifico Saint Homer di Alice Diop, anch’esso dramma di una maternità.
Sul Venerdì del 3 maggio 2024