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L’altra Atene è tutta da scoprire: oltre al Partenone c’è di più

L’Acropoli vista dal quartiere di Anafiotika, sorto in pochi mesi negli anni Trenta dell’Ottocento, alle pendici della rocca, cancellando le tracce di ciò che c’era prima. Getty Imagrs 
Un gruppo di archeologi lavora per far scoprire a turisti e greci i tanti strati archeologici della città. Non solo quelli più noti
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ATENE. «Gli ateniesi sono in preda alla febbre della demolizione e della ricostruzione. Fra le strade si aprono squarci come dopo un bombardamento, i muri crollano, nell’aria c’è polvere come durante un assedio, e il fragore del martello pneumatico, anziché il verso della civetta, è il nuovo Leitmotiv della città». Il celebre scrittore di viaggi Patrick Leigh Fermor descriveva così, negli anni Sessanta, l’evoluzione vertiginosa della capitale greca, dove «taverne, ristoranti e librerie che sembravano eterni come le piramidi sono spariti». A distanza di più di cinquant’anni. i grandi lavori descritti da Fermor sembrano ancora in pieno fermento, al punto da indurre il visitatore, tramortito dal rumore dei martelli pneumatici, a chiedersi se questo stato di «mutamento precipitoso» in cui si trova la città non sia per caso inscritto nel suo Dna.

Tutte le strade portano…

Ma l’incessante ruminare delle scavatrici non scoraggia tutti, anzi: una piccola associazione composta da undici archeo…

ATENE. «Gli ateniesi sono in preda alla febbre della demolizione e della ricostruzione. Fra le strade si aprono squarci come dopo un bombardamento, i muri crollano, nell’aria c’è polvere come durante un assedio, e il fragore del martello pneumatico, anziché il verso della civetta, è il nuovo Leitmotiv della città». Il celebre scrittore di viaggi Patrick Leigh Fermor descriveva così, negli anni Sessanta, l’evoluzione vertiginosa della capitale greca, dove «taverne, ristoranti e librerie che sembravano eterni come le piramidi sono spariti». A distanza di più di cinquant’anni. i grandi lavori descritti da Fermor sembrano ancora in pieno fermento, al punto da indurre il visitatore, tramortito dal rumore dei martelli pneumatici, a chiedersi se questo stato di «mutamento precipitoso» in cui si trova la città non sia per caso inscritto nel suo Dna.

Tutte le strade portano…

Ma l’incessante ruminare delle scavatrici non scoraggia tutti, anzi: una piccola associazione composta da undici archeologi e ricercatori greci, Dipylon, è riuscita a trasformare il cantiere a cielo aperto della città in un museo virtuale. Raccogliendo le informazioni ricavate dagli scavi archeologici degli ultimi duecento anni, ha ricostruito la storia della capitale, sommersa sotto le colate di cemento; e l’ha resa accessibile ai visitatori attraverso l’uso di mappe digitali e app gratuite.«Qui non troverà nulla sull’Acropoli», spiega a scanso di equivoci Leda Costaki, prima di immergersi nella mappa che riempie lo schermo del suo computer, negli uffici dell’associazione. Sotto al cursore del mouse, la cartina del nucleo originario di Atene si anima: scopriamo che sotto l’albergo più elegante della città c’era un tempo una grande necropoli, e che il sito del Parlamento greco ospitava una scuola di filosofia (di buon auspicio, si spera, per i deputati che oggi frequentano il luogo). Poco lontano, sotto uno dei ristoranti di cui si sta riempiendo la capitale e che si pongono l’arduo obiettivo di declinare la cucina greca tradizionale nelle mode vegane del momento, sonnecchiano i resti di una chiesa bizantina del decimo secolo.

Il progetto, denominato Mapping ancient Athens, è uno dei più ambiziosi di Dipylon: per muoversi con disinvoltura nei meandri della città, i ricercatori hanno convogliato nella mappa le scoperte raccolte in 1.500 siti di scavo archeologico, spesso venuti alla luce durante la costruzione di nuovi edifici. Atene diventa così una cipolla da sfogliare strato per strato, dal Neolitico alla dominazione ottomana durata fino all’inizio dell’Ottocento. Basta cliccare sugli edifici: ogni luogo è corredato da foto e informazioni raccolte durante gli scavi.«Di solito, appena entrano nel portale, gli ateniesi vanno a vedere cosa è stato trovato nei pressi delle fondamenta di casa loro», ci racconta Costaki. L’archeologa ha fondato Dipylon nel 2014 assieme alla collega Annita Theocharaki, mettendo in gioco le loro passioni per lo studio della topografia e delle mura dell’antica città: Dipylon è il nome della porta nelle mura dell’Atene classica, dove convergevano le strade che la collegavano al resto della Grecia.

Un soffio di vento

L’anno scorso, tre milioni di persone si sono inerpicate sulla collina dell’Acropoli: “un’invasione” che non ha nulla a che vedere con quella di Serse, ma che ha convinto il ministero della Cultura a imporre tetti massimi di visitatori e ad ampliare gli orari di apertura. «Noi vogliamo raccontare un’altra città fuori dagli itinerari più comuni», spiega Theocharaki, mentre mostra sulla mappa dove scovare un tratto della cinta muraria costruita da Temistocle, che taglia in due un’anonima palazzina nel centro della capitale. Due app, create dall’associazione, permettono di seguire l’antica cinta muraria della città, sbirciando nei sotterranei di alberghi e garage, o di perdersi nel sito archeologico dell’Accademia, la celebre scuola di filosofia fondata da Platone.

Basta allontanarsi di pochi passi dal sito dell’Acropoli, e dai suoi visitatori assorbiti dai selfie di fronte alle colonne di marmo, per perdersi tra le casette del quartiere di Anafiotika, sorto in pochi mesi negli anni trenta dell’Ottocento, alle pendici della rocca, allo scopo di ospitare i muratori fatti affluire nella capitale per costruire la residenza del nuovo re di Grecia. Non avendo dove alloggiare, gli operai costruirono per se stessi le case bianche, dai tetti bassi e con le porte dipinte di blu, in ricordo dell’isola appena lasciata, Anafi, nell’arcipelago delle Cicladi. Il fatto che le case sorgessero a ridosso del più importante sito archeologico del mondo, non rappresentava allora motivo di preoccupazione per nessuna Sovrintendenza. «La storia della città è nascosta da scatole cinesi di espansioni urbane del tutto casuali e fuori controllo, soprattutto da quando Atene è diventata capitale del neonato Stato ellenico, due secoli fa», spiega ancora Costaki.

A pochi passi dalla sede di Dipylon, e dalle vie più trafficate dello shopping, nelle fondamenta dell’imponente edificio della Banca Nazionale di Grecia una lastra di vetro svela una fetta delle mura della città classica. Sull’antico manto stradale sono ancora visibili i segni lasciati dai carri che solcavano le strade. Theocharaki viene qui spesso: «Il nostro scopo è ricordare che non siamo semplicemente apparsi in un luogo, ma facciamo parte di una Storia più grande: l’archeologia ci ricorda che dopo tutto, in questo mondo, siamo solo un soffio di vento».

Sul Venerdì del 3 maggio 2024

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