Massimo Giannini: ignorare Vannacci?
di Massimo GianniniParafrasando Stalin a Yalta, ci chiediamo da giorni se il rissoso, irascibile, machista e misoneista Roberto Vannacci sia davvero portatore della vagonata di voti di cui favoleggiano i sondaggi. Chi dice almeno il 2 per cento, chi molto di più. Va a sapere. Certo il suo Mondo al contrario – libro dell’estate, con 250 mila copie vendute – è stato un buon test (complice la cassa di risonanza dell’informazione mainstream, per un terzo incuriosita, per l’altro terzo estasiata, per l’ultimo terzo schifata).
In un mondo ideale, un parà che ha comandato il Reggimento Col Moschin e la Brigata Folgore e ha guidato le missioni tricolori in Iraqe in Afghanistan non si sognerebbe nemmeno di smerciare su eBook la sua rozza Weltanschauung. E meno che mai di “scendere in campo” alle elezioni europee, propinando ai cittadini una sbobba rancida dei più beceri luoghi comuni che la pancia del Paese vomita perché non vuole digerire. Dagli omosessuali che sono “anormali” ai “negri” autoctoni che non sono …
Parafrasando Stalin a Yalta, ci chiediamo da giorni se il rissoso, irascibile, machista e misoneista Roberto Vannacci sia davvero portatore della vagonata di voti di cui favoleggiano i sondaggi. Chi dice almeno il 2 per cento, chi molto di più. Va a sapere. Certo il suo Mondo al contrario – libro dell’estate, con 250 mila copie vendute – è stato un buon test (complice la cassa di risonanza dell’informazione mainstream, per un terzo incuriosita, per l’altro terzo estasiata, per l’ultimo terzo schifata).
In un mondo ideale, un parà che ha comandato il Reggimento Col Moschin e la Brigata Folgore e ha guidato le missioni tricolori in Iraqe in Afghanistan non si sognerebbe nemmeno di smerciare su eBook la sua rozza Weltanschauung. E meno che mai di “scendere in campo” alle elezioni europee, propinando ai cittadini una sbobba rancida dei più beceri luoghi comuni che la pancia del Paese vomita perché non vuole digerire. Dagli omosessuali che sono “anormali” ai “negri” autoctoni che non sono italiani. «Vogliono rubarci il crocifisso!», ha strillato alla sua prima uscita pubblica da candidato indipendente con il suo mentore Salvini.
Ma Vannacci, detto Generale, non ci ha spiegato chi sarebbero i presunti ladri. Piero Fassino, detto Chanel? La turpe Von der Leyen? La solita Trilateral? La Spectre? Totò e Peppino? Gli alieni? Non serve sapere. Basta impaurire.A me il nostro eroe fa simpatia. Ogni volta che lo vedo o lo sento, con quella faccia sorridente e quell’eloquio saccente, non riesco a prenderlo sul serio. Mi torna sempre in mente il mitico Mario Marenco ad Alto Gradimento, insieme a quei due geni di Arbore e Boncompagni: «Sono il generale Damigiani, caro Vicchiolo, ieri facendo il mio rituale giro di perequazione, mi sono recato come un sol uomo da quei fetentoni della mia soldataglia, Manda, Carnevali, Pippolo, Marmaglino, Bergonzoni, Bergamonti, Lucchiatto, Gattolla, tutti sbracati per terra con quelle pubblicazioncelle alquanto pornografiche e scollacciatielle… Qua, caro Vicchiolo, non si sa più dove andiamo a sbattere, di questo passo!».Magari sbaglio io, sia chiaro. Forse c’è poco da ridere.
Il Generale Vannacci dice molto del Capitano Salvini che lo ha voluto in lista: la sua mesta parabola di ex leader in lotta col declino,la sua deriva verso il più truce radicalismo ideologico, il suo acido isolamento dentro una Lega ansiosa di tornare padana. Ma dice qualcosa anche di noi. Di ciò che siamo. Di ciò che potremmo ancora diventare. Dunque non è facile raccogliere l’invito di chi dice «Ignoralo!», come fanno i tanti manifesti diffusi dal Pd dopo l’annuncio della candidatura. Però lo confesso:la tentazione è forte. E non è questione di snobismo, maè soltanto la solita salvaguardia: non discutere mai con un tanghero, ti porta al suo livelloe poi ti frega con l’esperienza.