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Michele Serra: Sangiuliano riscrive la Resistenza

PER POSTA: le risposte ai lettori del Venerdì. La contraffazione storica del ministro e il ruolo dei comunisti nella nascita della democrazia
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Gentile Michele Serra, lo scorso 25 aprile il ministro della Cultura Sangiuliano, in visita al Museo della Liberazione di Via Tasso, ha rilasciato una breve intervista che mi ha lasciato talmente basito che ho avvertito la necessità di rileggerne il testo scritto sul sito www.rainews.it. Questa è la trascrizione della parte finale: «La Resistenza fu un momento significativo, importante. Vi parteciparono italiani di varie tendenze politiche: le Brigate mazziniane dei repubblicani, le Brigate Matteotti dei socialisti, i cattolici delle Fiamme Verdi, la Brigata Osoppo, la Brigata ebraica, i monarchici con Edgardo Sogno e i liberali. Poi c’era una minoranza comunista che ha tentato di monopolizzare la Resistenza. Ricordiamo quello che successe alla Brigata Osoppo, che solo perché non volle assoggettarsi al comando del maresciallo Tito fu massacrata a Porzus dai partigiani comunisti. In quella occasione morì anche il fratello di Pier Paolo Pasolini e uno zio del grande cantautore Francesco…

Gentile Michele Serra, lo scorso 25 aprile il ministro della Cultura Sangiuliano, in visita al Museo della Liberazione di Via Tasso, ha rilasciato una breve intervista che mi ha lasciato talmente basito che ho avvertito la necessità di rileggerne il testo scritto sul sito www.rainews.it. Questa è la trascrizione della parte finale: «La Resistenza fu un momento significativo, importante. Vi parteciparono italiani di varie tendenze politiche: le Brigate mazziniane dei repubblicani, le Brigate Matteotti dei socialisti, i cattolici delle Fiamme Verdi, la Brigata Osoppo, la Brigata ebraica, i monarchici con Edgardo Sogno e i liberali. Poi c’era una minoranza comunista che ha tentato di monopolizzare la Resistenza. Ricordiamo quello che successe alla Brigata Osoppo, che solo perché non volle assoggettarsi al comando del maresciallo Tito fu massacrata a Porzus dai partigiani comunisti. In quella occasione morì anche il fratello di Pier Paolo Pasolini e uno zio del grande cantautore Francesco De Gregori». Trattandosi del ministro della Cultura, mi auguro abbia mentito sapendo di mentire, perché parlare di «una minoranza comunista che ha tentato di monopolizzare la Resistenza» è una bufala storica d’incommensurabile grandezza. Le formazioni partigiane messe in campo dal Partito Comunista – le Brigate Garibaldi, i Gap ed i Sap, le più numerose, le meglio organizzate – furono la spina dorsale della lotta di Liberazione. Come dovrebbe aver orecchiato anche il ministro Sangiuliano, la Resistenza, senza il concorso di tutte le forze politiche da lui citate, avrebbe assunto un’importanza e un significato ben diversi. Senza i comunisti, semplicemente, non ci sarebbe stata.

Andrea Di Demetrio

Caro Di Demetrio, è difficile stabilire quanto di doloso e quanto di involontario ci sia nella grossolana contraffazione storica del ministro. Sangiuliano fa parte di una coorte di entusiasti – nucleo politico dell’attuale governo – che si sente investita della missione, più volte detta, di riscrivere la nostra storia. Nella foga di questa missione evidentemente si perde il controllo delle proprie parole e ogni colpo diventa lecito, anche quelli illeciti come la menzogna. Sulla guerra di Liberazione si sa, se non tutto, moltissimo: c’è una storiografia massiccia e niente affatto “ideologica”, c’è molta letteratura, cinematografia, memorialistica. E ci sono, purtroppo ancora per poco, le ultime voci dei protagonisti. Che i partigiani comunisti siano stati l’ossatura di quella guerra, con grande contributo di sangue, è un dato storico inoppugnabile: è qualcosa di scritto, oltre che nei libri, nel corpo vivo del nostro Paese, nelle sue cicatrici. Definirli “minoranza” suona come un oltraggio meschino. Vero che fu una guerra civile, scatenata dall’insofferenza per la lunga dittatura, dalla catastrofe della guerra, dall’occupazione tedesca e dalle immonde stragi di italiani inermi, donne e bambini compresi, attuate dai tedeschi e dai repubblichini; e in quel clima ci furono numerosi episodi di giustizia sommaria nei due sensi, e di regolamenti di conti interni alle bande partigiane. Con uno strascico di sangue anche negli anni immediatamente successivi alla guerra. Ma di queste cose – lo aggiungo non per inciso – si parla e si scrive liberamente da ben prima che i Sangiuliano si incaricassero di spiegarci tutto daccapo. Di Porzus parlai proprio con De Gregori una quarantina (!) di anni fa, adesso arrivano questi qui con l’aria di avere grandi rivelazioni da fare, di rompere un muro di omertà. È pura propaganda, alimentata dalla frustrazione di sapere che gli odiati comunisti non solamente furono parte decisiva della Liberazione, ma (cosa che brucia ai Sangiuliano in modo indicibile) hanno poi avuto un ruolo fondativo nella scrittura della Costituzione e nella nascita della Repubblica. Per questo a Sangiuliano preme di raccontare i comunisti italiani come “corpo estraneo” della nascente democrazia. Perché riconoscerlo, rispettando la storia, vorrebbe dire ammettere che il solo vero “corpo estraneo” della Repubblica è il fascismo, di ieri e di oggi.

Non ne posso più dei pacifisti alla Salvini

Caro Serra, da quando la Russia ha attaccato l’Ucraina, quando leggo e sento qualcuno definirsi pacifista provo una forte irritazione. C’è stato un enorme scivolamento semantico, che anche Repubblica sembra aver accettato e fatto suo. Fino a pochi anni or sono si definiva pacifista chi era disposto a fare sacrifici per mantenere la pace o far cessare una guerra.

Oggi, invece, molti di coloro che si definiscono pacifisti si dicono tali perché NON vogliono fare sacrifici: il caro bollette ci colpisce direttamente, le spese per il sostegno all’Ucraina sono soldi pubblici che si potrebbero risparmiare, i profughi ucraini dobbiamo mantenerli noi, le sanzioni alla Russia costano anche a noi…

Non a caso il Salvini è stato il primo pacifista nel significato nuovo, appena la Russia ha invaso l’Ucraina. Con un occhio alla storia, per coerenza si dovrebbe dire che Chamberlain e Mosley erano pacifisti e Churchill e Attlee erano sporchi guerrafondai. Pétain era un pacifista, De Gaulle un guerrafondaio. Come si può definire pacifista chi accetta che l’aggressore l’abbia vinta e l’aggredito debba cedere? Questa è la legge del più forte, la legge della giungla, il contrario del pacifismo.

Marco Pallotta

Caro Pallotta, non si irriti. La questione è tremendamente complicata. È perfettamente vero che c’è un pacifismo “peloso” e calcolatore, per il quale la guerra è una scocciatura, al massimo una faccenda interna di russi e ucraini e dunque gli ucraini si arrangino, visto che si sono messi nei pasticci. Ed è vero, per giunta, che parecchi di questi pacifisti non hanno l’onestà di dire che sono schierati: preferiscono Putin e disprezzano le democrazie europee.

Ma il pacifismo ha una storia molto più lunga e più rispettabile, con un fondamento non tanto umanitario quanto proprio umanistico. Bisogna fare la fatica di ascoltare le voci generose e quasi sempre isolate dell’antimilitarismo e del pacifismo storico per quanto parlanti “nel deserto”, come quella del Papa. Non sembrano avere e forse non hanno alcuna “utilità” immediata, vedi anche la carneficina di Gaza, ultimo anello di una catena che nessuno sembra capace di spezzare.

Ma provi a pensare a un mondo nel quale nessuno mettesse più in discussione la liceità della guerra, e tutti parlassero di bombe e missili come di cose normali. Beh, sarebbe un mondo perfino peggiore di questo.

Meno male che andavo a trenta all’ora

Salve Michele, abito a Casalecchio di Reno. Stavo tornando a casa, per mia fortuna situata da anni in una zona con il limite dei 30, quando, in una semicurva cieca a destra, mi sono trovato davanti tre ragazzini in bici contromano.

Sono riuscito a frenare a pochi centimetri dalle loro ruote: se non fossi stato ormai abituato a rispettare i limiti avrei fatto filotto e adesso sarei rovinato dal rimorso avendo probabilmente rovinato la vita a tre famiglie.

Grazie al mio sindaco e ai sindaci che hanno adottato tale provvidenziale misura di sicurezza.

Sergio Luigi Cerioli

Sottoscrivo. La campagna contro i 30 all’ora è sciocca e superficiale. I velocisti alla Salvini mi sembrano Gassman nel Sorpasso, con l’aggravante che non sono Gassman.

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