Massimo Giannini: Liguria da bere
di Massimo Giannini“Volevi solo soldi, soldi”, cantava Mahmood a Sanremo nel 2019. Vogliamo solo soldi, soldi, cantano i mazzettari di oggi, travolti dalle miserabili Tangentopoli di provincia che squassano una politica popolata da cacicchi e capibastone e infestata da “briganti, papponi, cornuti e lacchè” (come cantava invece l’immenso De Andrè). Ai tempi della vera Tangentopoli della Prima Repubblica, c’era una certa titanica grandezza persino nel malaffare. La maxi-tangente Enimont valeva la bellezza di 90 miliardi di vecchie lire, fluite nelle casse di Dc e Psi, certo per ingrassare anche i leader, ma soprattutto per finanziare partiti che furono di massa. Oggi tutti rubano solo per sé. Certo non “ruba per il partito” chi si mette in tasca due profumi, ma neanche quella folta schiera di rubagalline coevi che si mettono in berta montagnole di cash giusto per far vedere ai famigli e ai vicini di casa che «c’hanno la crana», come dice il memorabile Razzi imitato da Crozza. Prendete l’ultimo scandalo in…
“Volevi solo soldi, soldi”, cantava Mahmood a Sanremo nel 2019. Vogliamo solo soldi, soldi, cantano i mazzettari di oggi, travolti dalle miserabili Tangentopoli di provincia che squassano una politica popolata da cacicchi e capibastone e infestata da “briganti, papponi, cornuti e lacchè” (come cantava invece l’immenso De Andrè). Ai tempi della vera Tangentopoli della Prima Repubblica, c’era una certa titanica grandezza persino nel malaffare. La maxi-tangente Enimont valeva la bellezza di 90 miliardi di vecchie lire, fluite nelle casse di Dc e Psi, certo per ingrassare anche i leader, ma soprattutto per finanziare partiti che furono di massa. Oggi tutti rubano solo per sé. Certo non “ruba per il partito” chi si mette in tasca due profumi, ma neanche quella folta schiera di rubagalline coevi che si mettono in berta montagnole di cash giusto per far vedere ai famigli e ai vicini di casa che «c’hanno la crana», come dice il memorabile Razzi imitato da Crozza. Prendete l’ultimo scandalo in Liguria, che ha travolto “il governatorissimo” Giovanni Toti con il suo fido scudiero Matteo Cozzani, e poi l’immarcescibile industriale di banchine&panchine Aldo Spinelli e l’incontentabile ex capo dell’Autorità portuale Paolo Emilio Signorini.
Nelle intercettazioni, a parte il traffico di favori e influenze, colpisce il continuo ammiccare ai luoghi e ai simboli del lusso cafone di chi ce l’ha fatta: «Guarda che abbiamo risolto il problema a tuo figlio sul piano casa di Celle, ora facciamo la pratica, si può costruire… Quando mi inviti in barca?». Più avanti: «Quando mi fai vedere la barca..,. quando ti posso venire a trovare…». E ancora: «Ora ci vediamo a festeggiare, dai, porta un po’ di caviale da Monaco, che la settimana prossima veniamo a mangiare in barca…». Non solo euro sonanti per le campagne elettorali in cambio di concessioni e promozioni. Gli yacht, il caviale, lo champagne. La Liguria da bere, come ci fu la Milano ai tempi di Craxi. Ma peggio di quella, se si può dire, per truculenza e arroganza. Basta vedere tutto il resto della crapula spicciola dei nouveaux riches sbocciati sotto la Lanterna. I 22 soggiorni di lusso presso l’Hotel de Paris del Principato di Monaco, con tanto di pacchetto per l’estetica e i massaggi nella Spa a sei stelle. La finale del torneo di tennis “Rolex Monte Carlo Masters”. Le borse di Chanel. I bracciali d’oro di Cartier. Gli Apple Watch a volontà. Le carte di credito per i viaggi e per le escort, insieme alle fiches per i casinò a Las Vegas.
È tutto così, grosso modo, man mano che la diffusa e mai conclusa Mani Pulite scopre l’altarino dei potenti della Terra di Mezzo, uguali ma in fondo anche diversi da quelli che caddero sotto i colpi del pool di Milano, proprio perché più volgari e magliari anche nella caduta. Come dice Piercamillo Davigo: non hanno mai smesso di rubare, hanno smesso solo di vergognarsene.