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Altro che gatti neri, siamo noi a portare sfortuna a loro...

Il gatto nero era associato ai riti delle streghe (Getty images) 
Non solo gatti neri e civette, ma anche pipistrelli, formichieri e molti altri sono ritenuti di malaugurio e spesso perseguitati. Oggi, venerdì 17, Cicap e Wwf dedicano una giornata anti-superstizione a sfatare queste ingiuste credenze
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Incontrare un formichiere gigante (Myrmecophaga tridactyla) in Brasile equivale, per quel 40 per cento dei brasiliani che si ritengono superstiziosi, al farsi attraversare la strada da un gatto nero. Cosa che, purtroppo, porta uno su quattro di loro a prendere a bastonate il povero animale che, se menomato da fratture al muso, quand’anche sopravviva ai colpi è destinato a morire per l’impossibilità di nutrirsi. Lo denuncia uno studio recente dell’università di San Paolo, ed è solo un esempio di come tante credenze popolari irrazionali e infondate oggi minaccino la biodiversità e la salute degli ecosistemi. Per fare luce su questo trend preoccupante, oggi, venerdì 17, si celebra la Giornata anti superstizione, organizzata dal Cicap (che la celebra ogni venerdì 17 dal 2009) insieme al Wwf. Il titolo è “La sfortuna è farli estinguere”, e sarà tema di un convegno a Roma (al Bioparco, ore 15) e iniziative dislocate per tutta Italia nella settimana prossima (come il percorso naturalistico “…

Incontrare un formichiere gigante (Myrmecophaga tridactyla) in Brasile equivale, per quel 40 per cento dei brasiliani che si ritengono superstiziosi, al farsi attraversare la strada da un gatto nero. Cosa che, purtroppo, porta uno su quattro di loro a prendere a bastonate il povero animale che, se menomato da fratture al muso, quand’anche sopravviva ai colpi è destinato a morire per l’impossibilità di nutrirsi. Lo denuncia uno studio recente dell’università di San Paolo, ed è solo un esempio di come tante credenze popolari irrazionali e infondate oggi minaccino la biodiversità e la salute degli ecosistemi. Per fare luce su questo trend preoccupante, oggi, venerdì 17, si celebra la Giornata anti superstizione, organizzata dal Cicap (che la celebra ogni venerdì 17 dal 2009) insieme al Wwf. Il titolo è “La sfortuna è farli estinguere”, e sarà tema di un convegno a Roma (al Bioparco, ore 15) e iniziative dislocate per tutta Italia nella settimana prossima (come il percorso naturalistico “Viva il gufo” nell’Oasi Wwf di Monte Arcosu, Cagliari). «Un esempio classico da noi è la civetta, che è stata perseguitata a lungo in Europa perché il suo verso veniva ritenuto un presagio di morte, nonostante sia preziosa in campagna in funzione anti-topi» spiega Elisa Tealdi, coordinatrice del Cicap Piemonte. «L’avversione per i rapaci notturni, non solo la civetta ma anche il barbagianni, l’allocco e il gufo può derivare, oltre che dai loro versi cupi, anche dal fatto che quando li sentiamo, essendo notte, non li vediamo: questo crea uno stato di inquietudine che ha portato fin dall’antichità a scambiarli per spiriti. I gatti neri invece sono vittime di un’antica credenza che li vedeva come animali in cui le streghe amavano trasformarsi per compiere i loro malefici. Anche i pipistrelli sono osteggiati ingiustamente: si dice che si attaccherebbero ai capelli delle persone. Non è vero, e invece sono preziosi come anti-zanzare».A volte le credenze si originano da alcuni particolari fisici particolarmente evidenti. «È il caso, in Madagascar, dello aye-aye, un lemure notturno che ha dita lunghe e scheletriche: per i malgasci essere indicati da un aye-aye significa essere destinati a una morte precoce, cosa che spinge molte persone a ucciderli a vista» dice Tealdi. Alcuni ricercatori sostengono che il nome deriva dalla traduzione malgascia di “non lo so” perché si avrebbe paura anche solo di nominare quel lemure. «Per questa sua fama immeritata, oggi l’aye-aye è tra le 25 specie di primati più minacciati. Ed è triste che ai fattori oggettivi che già minano la biodiversità, come la distruzione degli habitat e il cambiamento climatico, si aggiunga la superstizione».Un altro impressionante caso di dettaglio fisico che accende la fantasia degli scaramantici, con conseguenze nefaste per l’animale, è quello del fandrefiala, ovvero il serpente Ithycyphus miniatus, endemico del Madagascar: la metà superiore del corpo ha un colore giallastro, ma quella inferiore è di un rosso scuro che ricorda il sangue essiccato. Questa stranezza ha creato il mito che il fandrefiala possa trasformarsi in una spada e piombare giù dagli alberi per trafiggere mortalmente uomini e bestiame. Ma perché un animale sia marcato come menagramo, e quindi perseguitato, non è necessario che abbia un aspetto inquietante: il kodkod, il più piccolo felino delle Americhe, è un bellissimo gatto maculato come un ghepardo, ma in Cile si ritiene che una sua razzia nel pollaio sia non solo un danno economico, ma addirittura un presagio funesto.Per la biodiversità globale, ancora più dannose delle credenze sulla malasorte sono quelle, parimenti antiscientifiche, della medicina tradizionale cinese: «Ogni anno scompaiono diverse centinaia di rinoceronti e tigri, per citare due delle specie più iconiche» spiega Marco Antonelli, esperto del Wwf in conservazione della fauna selvatica. «Le tigri, oggi presenti in meno di 5mila individui, sono uccise per tritarne le ossa e macerarle nell’alcol per produrre il “vino di tigre”, rimedio tradizionale contro artrite e reumatismi. I rinoceronti sono massacrati per il corno, che in Paesi come il Vietnam è venduto come rimedio antitumorale sul mercato nero a quasi 100mila dollari al chilo. Particolarmente atroce è poi la sorte degli orsi tibetani, imprigionati in gabbie e torturati con cannule metalliche inserite nella cistifellea per estrarre la bile, che secondo la medicina tradizionale cinese propizierebbe la digestione umana. Ma sono molte altre le specie perseguitate per farne farmaci improbabili, ad esempio i cavallucci marini, che ridotti in polvere sono considerati un afrodisiaco». In diversi casi superstizione e consumo alimentare si uniscono nel decretare la condanna di una specie: capita al pangolino del Borneo (Manis javanica), che è oggi – con 2,7 milioni di individui coinvolti ogni anno – la specie più trafficata del pianeta, nonostante il suo commercio sia stato proibito nel 2016 dalla Cites (Convenzione di Washington sul commercio internazionale di specie selvatiche). Secondo la medicina cinese le scaglie del pangolino, ricche di cheratina (la proteina che irrobustisce unghie e capelli umani, nonché il corno del rinoceronte), lenirebbero infatti le malattie della pelle.Ancora più sfortunate – si potrebbe dire se solo questo non fosse un articolo contro la superstizione – sono le specie vittime collaterali delle credenze che riguardano altri animali: è il caso nel golfo del Messico della vaquita (Phocoena sinus), il più piccolo cetaceo in natura, che oggi è sull’orlo dell’estinzione per via della pesca a strascico al totoaba, pesce la cui vescica essiccata è venduta in Oriente come presunto afrodisiaco e anti-emorragico.

Sul Venerdì del 17 maggio 2024

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