L’invasione delle ultra-zanzare. Ecco i metodi giusti (pochi) per difendersi
dal nostro inviato Riccardo StaglianòCrevalcore (Bologna). Zanzare ad aprile, fameliche come d’agosto. È questo il mondo al contrario, altro che quello di Vannacci. Così, per una serie di motivi personali che svelerò nel finale, su Amazon scovo una lampada che dovrebbe attirarle con i raggi ultravioletti e poi friggerle su una griglia elettrificata, versione mignon di quelle trappolacce violacee dei bar di provincia.Ben 10.189 persone le hanno dato lo stratosferico punteggio di 4,8 stellette su 5. Per venticinque euro la ordino. Senonché al termine di una settimana di uso continuativo, mentre gli insetti volanti continuano indisturbati il loro fiero pasto, non ne ha beccata nemmeno una.
Perché, allora, tutte quelle entusiastiche recensioni?…
Crevalcore (Bologna). Zanzare ad aprile, fameliche come d’agosto. È questo il mondo al contrario, altro che quello di Vannacci. Così, per una serie di motivi personali che svelerò nel finale, su Amazon scovo una lampada che dovrebbe attirarle con i raggi ultravioletti e poi friggerle su una griglia elettrificata, versione mignon di quelle trappolacce violacee dei bar di provincia.Ben 10.189 persone le hanno dato lo stratosferico punteggio di 4,8 stellette su 5. Per venticinque euro la ordino. Senonché al termine di una settimana di uso continuativo, mentre gli insetti volanti continuano indisturbati il loro fiero pasto, non ne ha beccata nemmeno una.
Perché, allora, tutte quelle entusiastiche recensioni? E che valore potevano avere i commenti in estasi per le macchinette a ultrasuoni, i braccialetti repellenti o per il diluvio di rimedi naturali che la scienza irrimediabilmente boccia nel contrasto a questi animali dell’ordine dei ditteri, famiglia Culicidae, genere Culex, specie pipiens, in altre parole le zanzare comuni? In redazione eravamo in tanti ad averle in casa già agli inizi di primavera. L’anno scorso l’istituto zooprofilattico delle Venezie le dava per triplicate rispetto al 2022. La Vape, sinonimo di fornelletti e altri emanatori, ha aumentato di un terzo la produzione tra 2019 e 2022. L’Economist dedica un editoriale allarmatissimo al raddoppio in vent’anni di casi di Dengue nel mondo. Titolo: “Una malattia portata dalle zanzare si sta diffondendo col riscaldamento del pianeta”. In Puglia, dopo oltre cinquant’anni, viene addirittura ritrovata l’Anopheles sacharovi, tra gli storici vettori della malaria nel Paese.
Sulla base di questi indizi mi sono messo sulle tracce di un autorevole zanzarologo per capire se era possibile, e come, assicurarci un’estate indenne da punture. Risposta breve: soluzioni miracolose non ne esistono. Strategie migliori di altre però sì. E diserbare il dibattito da tante inutili erbacce che lo infestano è comunque un passo avanti. Cominciamo.Il nostro uomo è l’entomologo Romeo Bellini, fino a pochi mesi fa direttore dell’entomologia medica del Centro Agricoltura Ambiente (CAA), ospitato nel bel Castello dei Ronchi di Crevalcore, un’oretta a nord di Bologna. Pianura padana, paradiso dello zzzzzzzzz. Un uomo alto, a prima vista severo, che nelle sue varie missioni in giro per il mondo ha raccattato anche una malaria niente male ma resta così amico degli insetti che è professionalmente tenuto a lottare, che a casa sua si limita a conviverci serenamente.
La conta con le ovitrappole
Partiamo dal dato macro, il triplicamento dell’anno scorso: colpa della crisi climatica? «Non dubito che ci sia stato, ma va detto che oscillazioni fortissime nei censimenti sono normali. Di certo, però, l’allungamento della stagione calda favorisce la schiusa delle uova e rende verosimile un aumento, che peggiorerà con l’aumento della temperatura. Perché a 15 gradi ci vuole un mese per passare da uovo ad adulta, mentre a 30 gradi basta una settimana». Calcolarne la popolazione tuttavia non è banale. Il primo strumento è l’ovitrappola, un vasetto di plastica nera con dell’acqua sul fondo dove le zanzare, soprattutto le più pericolose tigre, depongono le uova che poi i ricercatori contano. «Qui in regione ne abbiamo po- sizionate 755. Danno una stima indiretta. Se troviamo più di cento uova alla settimana, valore che nelle ultime estati sforiamo sempre, diamo l’allerta per il rischio di epidemia». L’anno scorso i casi di Dengue in Italia sono stati 82. Trecento quelli di Chikungunya nel 2007, «primi in Europa», dalle parti di Ravenna.
A scanso di equivoci, non sono le zanzare a “produrre” il virus. Si limitano a trasportarlo, succhiando il sangue infetto del signor X, per metabolizzarlo e re-iniettarlo nella signora Y.Questa trafila si chiama “ciclo estrinseco” e la maggiore umidità, dovuta alla tropicalizzazione del clima, la velocizza. Solo le femmine pungono, perché hanno bisogno delle proteine del sangue per completare lo sviluppo delle uova e perché i maschi non hanno la proboscide che contiene l’ago multiuso che, tra le altre cose, buca la pelle e inietta la sostanza anticoagulante in assenza della quale sarebbe impossibile succhiare il sangue.
Dai tombini il 90 per cento
Sul fronte pubblico, i Comuni sono tenuti a occuparsene. Dovrebbero procedere regolarmente con le disinfestazioni, affidate generalmente con appalti al massimo ribasso, senza un’autorità indipendente che verifichi che il lavoro delle aziende sia stato fatto a regola d’arte. Ogni ristagno d’acqua è un potenziale incubatore di larve, che poi diventano pupe e quindi zanzare adulte («Il 90 per cento delle tigre si sviluppa nei tombini»). Le altre trappole sono quelle a CO2, come quel centinaio disseminato in Emilia Romagna, incluso sul Delta del Po. Le zanzare ci vedono poco (riconoscono le sagome scure, di qui il consiglio a vestirsi di chiaro) ma hanno un olfatto finissimo. Riconoscono la preda attraverso l’anidride carbonica che emettiamo respirando e un mix di odori della pelle, tra cui acido lattico e acidi urici (per questo le persone grasse o sudate sono bersagli più facili). Le trappole, in sostanza, fingono di essere animali a sangue caldo emettendo anidride carbonica per poi risucchiare le zanzare con una ventola. Quelle che mi mostrano sono grandi come un mini bidone della spazzatura e vengono collegate a una batteria tipo quella dei motorini. Tutta tecnologia vecchiotta, che impallidisce quanto a design con la panoplia disponibile in rete, ma efficace.La vita media della zanzara d’inverno è di sei mesi, mentre in estate di 3-4 settimane.
«L’allarme più recente riguarda la Aedes aegypti, che porta Febbre gialla e Dengue. Non fa parte delle 60 specie (sulle 3.500 globali) rilevate in Italia e sarebbe bene che non arrivasse. Sbagliammo negli anni 90 a sottovalutare la colonizzazione della tigre, le cui larve si annidavano negli pneumatici usati arrivati da chissà dove, e non dovremmo fare due volte lo stesso errore» fa autocritica, a nome del Paese, l’entomologo. Tornando alle dimensioni del fenomeno, Bellini si limita a ciò che può dimostrare di prima mano: «Le trappole le usiamo da una ventina d’anni. La tigre la monitoriamo dal 2008 e, da allora, la sua popolazione è cresciuta del 10-30 per cento. Quanto alla Culex pipiens, la zanzara di gran lunga più diffusa, non ci sono evidenze statistiche forti. L’unica altra certezza è che la Dengue è in aumento».
I (pochi) metodi utili
Ma in attesa che il sindaco o l’amministratore di condominio facciano il loro dovere con le disinfestazioni del caso, noi come possiamo difenderci? Sfogliando l’infinito catalogo web c’è molto da sfrondare. Gli ultrasuoni che, simulando il sonar dei pipistrelli, loro famigerati predatori, dovrebbero tenerle lontane? «Zero evidenze» li liquidano in coro Bellini e Arianna Puggioli, che sta prendendo il suo posto al CAA. Le trappole a bombole di propano, che emettono CO2? «Funzionano, ma non per le migliaia di metri quadri per cui vengono pubblicizzate, ma in un’area di 10-15 metri». Lo zampirone? «Come tutti i rimedi a base di piretro, al chiuso funziona, ma a dosaggio alto ottieni una camera a gas». I vari emanatori a piastrina o a liquido? «Funzionano ma tocca arieggiare prima di entrare in stanza perché le piretrine o i piretroidi sono neurotossici». Le elettrogriglie, tipo quella che ho comprato io? «Friggono le mosche, le farfalle notturne, ma non le zanzare. Quindi fanno un danno all’ambiente senza risolvere il problema. Idem le trappole luminose, a led. Su 100 insetti catturati, 90 o più non sono nocivi». Ovviamente funzionano le racchette elettriche con cui seccarle una a una, ma non è proprio il passatempo più divertente per una bella serata di coppia. Quando lavorava nel Vercellese, sulle risaie, e la concentrazione era eccessiva anche per lui, Bellini aveva montato zanzariere meccaniche alle finestre che, se ti ricordi di chiuderle sempre, vanno alla grande.L’ultima linea di difesa è quella dei repellenti da applicare sul corpo. La grande dicotomia è tra chimici e “naturali”. «Nella prima categoria il gran classico è il dietiltoluamide (Deet), inventato dall’esercito statunitense nel ‘46, che sta nell’Autan e in altri prodotti molto efficaci. Un’altra molecola che si trova in vari prodotti è l’icaridina, che ha il vantaggio di non entrare in profondità nella pelle, ma la cui efficacia è variabile. Così come per l’Ir3535». Sul versante naturale non salvano quasi niente: «Lavanda? Poco efficace. Citronella? Protegge per 30 minuti. Olio di Neem? Di moda ma poco efficace. Il migliore, secondo i nostri test, è il citrodiol che deriva dall’eucalipto». Eppure, da un loro studio in via di pubblicazione, le famiglie emiliane spendono tra i 30 e i 40 euro all’anno nella loro guerra fai-da-te alle zanzare, verosimilmente anche in prodotti inutili.
Il coniglio che infine Bellini estrae dal cilindro è un’altra umile tecnologia, con zero controindicazioni: i comuni ventilatori. «Sia sul soffitto che posizionati per coprire col flusso la zona letto creano turbini che rendono difficilissima la vita alle zanzare, cattive volatrici».
Genetica ma con giudizio
Poi, però, essendo uno scienziato e non il tipo di praticone che manda in sollucchero i giornalisti, mi porta a vedere il loro progetto più ambizioso. Accasato in un prefabbricato nel giardino del castello dove, da oltre dieci anni, producono maschi sterili con l’obiettivo di ridurre alla fonte la loro popolazione. C’è una stanzetta dove mettono a bagno maria, per così dire, le larve. Un’altra dove ricoverano le pupe che vengono bombardate di raggi X per danneggiare il loro apparato spermatico. Potranno accoppiarsi, le femmine faranno uova che però non si trasformeranno mai in esemplari adulti. Solo mentre lo scrivo mi rendo conto della dimensione un po’ horror della procedura, salvo ripetermi un attimo dopo che morire di meningite da West Nile è peggio. Ci sono vari progetti di sterilizzazione anche via modificazione genetica ma, su quelli, il pur laicissimo Bellini raccomanda prudenza: «Il nostro metodo non lascia effetti permanenti. Solo gli insetti trattati sono sterili. Mentre la mutazione si trasmette e potrebbe cambiare durevolmente l’ecosistema. Le zanzare, con tutti i loro fastidi, sono pur sempre cibo per i pesci e altri animali, oltre che essere agenti impollinatori e purificatrici delle acque. Pensiamoci bene».Sulle riserve morali se ucciderle equivalga a una forma di omicidio, in un momento storico lastricato da innumerevoli sensibilità, mi affiderei alle parole definitive del filosofo Peter Singer, guida suprema del movimento dei diritti degli animali, in risposta, sul Guardian, al quesito di un ragazzino di sette anni: «Penso di no. Dubito che gli insetti abbiano una coscienza, nel senso di sentire il dolore o godere della propria vita. Ma se anche così fosse un termine così forte sarebbe giustificato solo nel caso in cui l’ucciso volesse continuare a vivere, capendo che ha un futuro». Siamo tutti assolti.
Dedicato ai più piccoli
La mandante morale di questo articolo, a questo punto lo posso dire, ha quattro anni e mezzo. Si tratta della bambina che, dopo aver dormito a casa mia agli inizi di aprile, si è risvegliata con sei ponfi di zanzara in faccia così vistosi che la maestra per un attimo ha temuto la malattia esantematica. Se anche per gli adulti molti dei rimedi che abbiamo visto sono da prendere con cautela, l’avvertenza vale a maggior ragione per i piccoli. Alcuni sono tossici, altri sconsigliati per le pelli delicate. Così ho fatto il reso su Amazon dell’inutilissimo bug zapper e col buono mi son comprato un Autan Junior, che ha una concentrazione più bassa di principio attivo. Ma soprattutto ho messo in funzione le pale al soffitto e, d’incanto, il sibilo assassino di una zanzara sul piede di guerra è svanito. Chi non ha le pale, può comprare per poche decine di euro un ventilatore da terra possibilmente da posizionare contro la porta o finestra da cui è presumibile che entrino. Sembra un Tetris complicato, ma con qualche tentativo dovrebbe andare in buca. L’ultima volta, almeno, il combinato disposto ha salvato la pelle alla quattrenne e l’onore al cronista.
Sul Venerdì del 17 maggio 2024