Massimo Giannini: una fake per Matteotti
di Massimo GianniniCome Bellavista, che diceva che c’è sempre qualcuno più meridionale di qualcun altro, così oggi, guardando all’Italia e all’Europa, possiamo dire che c’è sempre qualcuno più fascista di qualcun altro. Leggo che nella Spagna progressista di Pedro Sánchez si è scatenata una polemica furibonda su una proposta di legge presentata dal Partido Popular e da Vox, il movimento di ultradestra neofranchista guidato da Santiago Abascal, amico e camerata della Meloni che prima delle elezioni del 2022 andò a rendergli omaggio a Madrid, dove tenne l’ormai iconico comizio «Yo soy Giorgia, soy una mujer, soy una madre, soy italiana, soy cristiana, no me lo pueden quitar...». Le nuove norme, già varate ad aprile dal Parlamento della Castiglia e León, introducono una deroga clamorosa e vergognosa alla “legge nazionale sulla memoria storica”. Quel testo del 2007 sancì nero su bianco la definitiva condanna politica della “dittatura franchista” al potere dal 1939 al 1975, e in più affermò il diritto dei di…
Come Bellavista, che diceva che c’è sempre qualcuno più meridionale di qualcun altro, così oggi, guardando all’Italia e all’Europa, possiamo dire che c’è sempre qualcuno più fascista di qualcun altro. Leggo che nella Spagna progressista di Pedro Sánchez si è scatenata una polemica furibonda su una proposta di legge presentata dal Partido Popular e da Vox, il movimento di ultradestra neofranchista guidato da Santiago Abascal, amico e camerata della Meloni che prima delle elezioni del 2022 andò a rendergli omaggio a Madrid, dove tenne l’ormai iconico comizio «Yo soy Giorgia, soy una mujer, soy una madre, soy italiana, soy cristiana, no me lo pueden quitar...». Le nuove norme, già varate ad aprile dal Parlamento della Castiglia e León, introducono una deroga clamorosa e vergognosa alla “legge nazionale sulla memoria storica”. Quel testo del 2007 sancì nero su bianco la definitiva condanna politica della “dittatura franchista” al potere dal 1939 al 1975, e in più affermò il diritto dei discendenti delle vittime del Caudillo di riesumare i familiari dalle fosse comuni e di assicurargli un “funerale degno” a spese dell’autorità politica.
Ora, quei simpatici buontemponi dei neofranchisti di Vox propongono di cancellare dalla legge la parola “dittatura” e di derubricare il golpe del generale Franco come “risultato inevitabile di grandi violenze” di cui la responsabilità maggiore sarebbe “dell’estrema sinistra”. Il tutto all’insegna di una grande “riconciliazione nazionale”. Vi ricorda qualcosa? A me sì, vagamente. I Fratelli d’Italia, nel Belpaese, non sono (ancora) arrivati a tanto. Ma le tentazioni revisioniste riaffiorano sempre. La piena equiparazione dei partigiani con “i ragazzi di Salò”. La totale rimozione del ruolo del regime fascista nelle leggi razziali o nell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Le fake news propalate dal giocoso La Russa su via Rasella, dove a essere uccisa dalla bomba del Gap non sarebbe stata una truppa di efferati aguzzini nazisti, ma una goliardica banda di musicisti in pensione. Fino ad arrivare alla rievocazione a senso unico degli anni di piombo fatta dalla stessa Sorella d’Italia, che in piazza e in Parlamento ricorda sempre e soltanto i giovani missini uccisi, da Sergio Ramelli ai fratelli Mattei, ma non parla mai delle stragi fasciste, da piazza Fontana alla stazione di Bologna, e dei “rossi” a loro volta caduti sotto i colpi dei “neri”.
Ora si avvicina un anniversario importante per la Repubblica: il 10 giugno saranno cento anni dall’assassinio di Matteotti, rapito e massacrato dalla banda Dumini per ordine del Duce. Vedremo come lo celebreranno, i nostri fieri “patrioti”. Ma sono in grado di fornire alcune anticipazioni. La tesi di Sangiuliano è che Giacomo non fu ammazzato dalle camicie nere ma fuggì a Londra, dove abita tuttora in un loft di Times Square. Quella di Lollobrigida, invece, è che si suicidò, stremato dall’assenza di formaggio nel menu dei ristoranti.