Natalia Aspesi: chi non vota vota Giorgia
di Natalia AspesiPer scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Cara signora Aspesi, nel leggere la sua rubrica sul Venerdì del 3 maggio sono stato colpito dal titolo “Sognando una premier di sinistra” che, se mi consente, vorrei commentare: nonostante tutti i miei sforzi non vedo né ora né all’orizzonte nessun leader di sinistra sia donna che uomo... e la Meloni potrà dormire sonni tranquilli ancora per molto tempo. Purtroppo morti Tina Anselmi, Nilde Iotti, De Gasperi, Berlinguer, Moro, Spadolini, La Malfa c’è il vuoto assoluto. Io sono uomo di sinistra, ma la sinistra di oggi, e da tempo oramai, non ha nulla a che fare, come diceva Montanelli parlando della destra, con quella patacca che la rappresenta. Da anni non voto più perché come diceva sempre Montanelli di cui (come avrà certamente capito) sono un estimatore, «Io sono per l’eutanasia» e il modo più indolore di praticarla a un sistema politico in sfacelo e alla classe che lo rappresent…
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Cara signora Aspesi, nel leggere la sua rubrica sul Venerdì del 3 maggio sono stato colpito dal titolo “Sognando una premier di sinistra” che, se mi consente, vorrei commentare: nonostante tutti i miei sforzi non vedo né ora né all’orizzonte nessun leader di sinistra sia donna che uomo... e la Meloni potrà dormire sonni tranquilli ancora per molto tempo. Purtroppo morti Tina Anselmi, Nilde Iotti, De Gasperi, Berlinguer, Moro, Spadolini, La Malfa c’è il vuoto assoluto. Io sono uomo di sinistra, ma la sinistra di oggi, e da tempo oramai, non ha nulla a che fare, come diceva Montanelli parlando della destra, con quella patacca che la rappresenta. Da anni non voto più perché come diceva sempre Montanelli di cui (come avrà certamente capito) sono un estimatore, «Io sono per l’eutanasia» e il modo più indolore di praticarla a un sistema politico in sfacelo e alla classe che lo rappresenta è di toglierle quello che la legittima: il voto. Grazie per l’attenzione e cordiali saluti,
Guglielmo Le Rose - Paderno d’Adda (LC)
Lei mi scuserà se da sempre detesto chi non va a votare, e temo che tra un po’ sarò la sola che arrivi a farlo. Ai miei tempi, e intendo dire da almeno ottant’anni, chi non andava a votare veniva segnalato come un malfattore; credo, se non mi sbaglio, che da qualche parte fosse scritto “non è andato a votare”, fino a quando questa dicitura scomparve. Lei da anni avrà le sue ragioni e mi chiedo che cosa posso ribatterle sul “sistema politico in sfacelo”. Indro Montanelli veniva spesso a cenare da me al mare, ed era persona molto piacevole, diventato di colpo di apparente sinistra dopo che Berlusconi aveva comprato la maggioranza del Giornale da lui stesso fondato. Lei rimpiange gente che fu meravigliosa ma non avrebbe sopportato il cambiamento dei tempi. Non votando, lei ha molto favorito la vittoria di Meloni e di quella destra che all’inizio della Repubblica, ricordando il tragico e recente passato, raccoglieva solo qualche nostalgico. Poi il tempo è passato, anche il mondo della guerra si è capovolto e noi ce ne siamo dimenticati. Anche io, pur piena di dubbi e scontenta della sinistra, ho comunque votato per la sinistra, sperando senza successo di non dover sentire il battito di un cuore nascente prima di ottenere, per le altre donne, il permesso di abortire.
Le armi nucleari nelle mani dei pazzi
Gentile Signora Aspesi, la ringrazio per aver pubblicato la mia lettera, condivido i suoi commenti e purtroppo lo scenario mondiale che Lei ipotizza lo ritengo possibile e mi preoccupa non poco. Chi decide e mette in atto le guerre di certo non si lascia impressionare da libri come quello che ho citato (Ogni mattina a Jenin della scrittrice palestinese Susan Abulhawa, ndr) sanno perfettamente di essere gli autori di quegli orrori e non ho la più pallida idea di cosa potrà fermare le loro follie. Un tempo ci facevano credere che gli armamenti nucleari servivano come deterrente per una possibile Terza guerra mondiale, erano solo gli Usa e l’ex Unione sovietica a possederli sempre in numero crescente, oggi non c’è angolo della terra senza quel tipo di armi. Ottant’anni fa dei pazzi criminali sono riusciti a sterminare milioni di persone nell’arco di qualche anno, oggi a dei pazzi altrettanto criminali basterebbe qualche secondoper attivare una distruzione mondiale.E di pazzi ce ne sono ancora oggi.
A.S.
Sì, di pazzi ce ne sono una gran quantità, anzi sono di più. Oggi il bottino di armi nucleari ce l’hanno probabilmente tutti e sarebbe comunque un bello spettacolo provocare e assistere alla fine del mondo. L’altro giorno a Metropolis, il bel podcast online di Repubblica, due bravi giornalisti si chiedevano se poi queste armi dell’apocalisse potrebbero essere usate (e se guardando in faccia Putin già ci tremano le gambe) e si sono detti che forse una possibilità c’è, è passato troppo tempo per ricordarsi di Hiroshima e Nagasaki, con i loro 210 mila morti e i 150 mila feriti. E non mi ricordo, io c’ero, che la cosa, così lontana, ci impressionò granché, in fondo eravamo affamati e distrutti da cinque anni di guerra. E anche loro, i giornalisti di oggi, possono averlo dimenticato e pensare che sì,una bombetta qua e una là,con qualche milione di morti,potrebbe anche capitare.
Quando riconosceremo i giusti meriti di Totò?
Cara dottoressa Aspesi, avevo sei anni nel 1970, con un ciclo di sei film iniziava la scoperta del principe De Curtis, al secolo Totò, da parte della critica. Qualche settimana fa, dopo tre anni di silenzio assordante, sempre “Mamma Rai” si è degnata di dedicare uno speciale a Milva, una delle nostre più grandi cantanti nel mondo, ostracizzata perché comunista. Mi domando, ma quand’è che Totò, osannato dal pubblico, sarà approvato anche dai critici indipendentemente dalle sue idee politiche e dal fatto che “castigat ridendo mores” come nel caso del principe delle risate?
Mauro Maiali
Io ero a Sanremo a fare il mio mestiere quando apparve una creatura vestita d’oro, che portava con sé un nome popolare, “la pantera di Goro” per l’eccezionale voce. Era una creatura rustica e noi la prendevamo un po’ in giro (allora si faceva e nessuno si offendeva), divenne la più impetuosa e divina nostra cantante internazionale, Milva. Nel 1961, poco più che ventenne sposò Maurizio Corgnati, un intellettuale torinese ultraquarantenne che la inventò: capelli rossi sino a metà schiena, magra e perfetta, le fece imparare inglese, tedesco,e francese, e diventò una donna sofisticata, che, cantando in giro per il mondo nei grandi teatri compresa la Scala, ha venduto 80 milioni di dischi. La sua vita è stata avventurosa e forse fragile, ha avuto una figlia, Martina Corgnati, che l’ha molto amata,ha scritto un bel libro su di lei e insegna arte all’università. Dal suo libro hanno tratto un documentario importante dato su Rai 3 poco tempo fa. Di questa bella donna non conosciamo il lungo, silenzioso, crudele periodo della sua malattia degenerativa che la tolse al mondo per 12 anni. Quanto a Lei gentile signore, posso dirle che non so se Milva fosse comunista, né fu mai “ostracizzata” per questa scelta politica (tra l’altro esserlo era anche di moda). Quanto a Totò è vero, scoprimmo la sua grandezza anni dopo, e da allora è sempre stato il più amato. Questo per dirle che non deve trovare il cattivo umore degli italiani anche quando si parla di spettacolo.
Sul Venerdì del 24 maggio 2024