Lo sapevate che gatti e pappagalli sono campioni di videogame?
di Alex SaragosaChloe agita il ciuffo ritto sul capo, cercando di inquadrare il bersaglio sullo schermo, poi scatta, e lo centra in pieno provocando un sonoro “pop”. Soddisfatta attende il prossimo, che colpisce con precisione da cecchino: un motivetto annuncia che ha raggiunto il punteggio di vittoria. Un adolescente punk che si diverte con Call of Duty? No, stiamo parlando di una cacatua australiana impegnata in un videogame pensato per i pennuti, opera del gruppo di ricerca di Rébecca Kleinberger della Northeastern University, che da tempo studia come estendere l’uso di dispositivi elettronici agli animali.
Non immaginate però uccelli che muovono joystick per freddare con raggi laser falchi virtuali. «Il nostro videogame è molto semplice: appare un punto colorato su un touchscreen, e l’uccello deve toccarlo con la lingua. Se ce la fa ne appare un altro in un punto diverso e così via», spiega Kleinberger. «Può sembrare elementare, ma non è semplice per un pappagallo inquadrare un oggetto così vicin…
Chloe agita il ciuffo ritto sul capo, cercando di inquadrare il bersaglio sullo schermo, poi scatta, e lo centra in pieno provocando un sonoro “pop”. Soddisfatta attende il prossimo, che colpisce con precisione da cecchino: un motivetto annuncia che ha raggiunto il punteggio di vittoria. Un adolescente punk che si diverte con Call of Duty? No, stiamo parlando di una cacatua australiana impegnata in un videogame pensato per i pennuti, opera del gruppo di ricerca di Rébecca Kleinberger della Northeastern University, che da tempo studia come estendere l’uso di dispositivi elettronici agli animali.
Non immaginate però uccelli che muovono joystick per freddare con raggi laser falchi virtuali. «Il nostro videogame è molto semplice: appare un punto colorato su un touchscreen, e l’uccello deve toccarlo con la lingua. Se ce la fa ne appare un altro in un punto diverso e così via», spiega Kleinberger. «Può sembrare elementare, ma non è semplice per un pappagallo inquadrare un oggetto così vicino con i suoi occhi laterali e con il grosso becco in mezzo a ostacolarlo. Per fortuna hanno un controllo eccezionale della lingua, che usano per sbucciare i semi, e questo li aiuta molto».
Soltanto mezz’ora al giorno
I game tester erano venti pappagalli di una quindicina di specie diverse, dai piccoli parrocchetti del Senegal fino alle grandi ara giacinto, passando per gli intelligentissimi cacatua e pappagalli grigi africani. «Tutti sono stati addestrati al gioco dai loro proprietari a casa per non più di mezz’ora al giorno, così da non stressarli. E il loro feedback ci ha permesso di ottimizzare il software, per esempio aggiungendo suoni per il colpo riuscito o mancato e anche un pulsante Exit, che il pappagallo può toccare se si stanca di giocare».
Il videogame sembra essere piaciuto, solo tre partecipanti non si sono mostrati interessati, tutti gli altri invece hanno continuato a usarlo ogni giorno per tre mesi. Ma lo facevano per divertimento? «Il gioco in effetti prevedeva dei premi, come pezzetti di frutta, dati più frequentemente nel periodo di training. Ma anche quando i premi sono stati via via più dilazionati, fino ad essere dati solo al raggiungimento del punteggio di vittoria, nessuno dei pappagalli ha perso interesse, mostrando di apprezzare il passatempo».
E l’intrattenimento non è la sola preoccupazione di Kleinberger: a fine 2023 il suo gruppo presentò un’altra ricerca in cui dimostrava come questi uccelli amino anche telefonarsi. «Abbiamo addestrato 18 pappagalli a usare dei touchscreen per effettuare videochiamate verso loro simili, toccando con la lingua la loro immagine. E abbiamo scoperto che quindici di loro lo facevano più che volentieri, totalizzando in tutto 147 chiamate per mille ore di connessione in due mesi».I pappagalli hanno subito afferrato che quello che appariva sullo schermo era un loro simile “dal vivo” e non una registrazione, e passavano il tempo a osservarsi e a imitare a vicenda suoni e comportamenti. «Si è anche notato come alcuni facessero più chiamate e a più soggetti della media, finendo anche per riceverne di più, diventando così dei “nodi” della rete sociale, come accade anche a noi. Per altri invece le videochiamate servivano per creare relazioni speciali, come quelle fra due anziani pappagalli che amavano vedersi di tanto in tanto, come vecchi amici». Ok, quindi è assodato che i pappagalli apprezzano i dispositivi digitali. Ma a che serve proporglieli?«Questi intelligenti uccelli in natura vivono in folti stormi con una grande varietà di interazioni sociali e modalità di comunicazione. Per loro stare chiusi in casa da soli è una sofferenza: giochi e videochiamate, potrebbero, almeno un poco, alleviare il loro innaturale isolamento».L’idea di dare un compagno di giochi digitale agli animali domestici, in realtà, è in circolazione da diversi anni, almeno per quanto riguarda cani e gatti. Per loro esistono già app per telefonini e tablet (da Cat alone ai giochi di Friskies, entrambi gratuiti), spesso basati sull’idea di “prendere” con la zampa o con il muso un oggetto in movimento, che riappare poi da un’altra parte dello schermo. Nelle versioni gratuite il bersaglio è un punto luminoso, o una piuma, ma si possono fare upgrade a pagamento, per farlo diventare una preda più realistica, come uno squittente topo.
Premi in croccantini
Versioni più complesse, oltre al tablet, comprendono anche un distributore di croccantini, per premiare i giocatori, quando raggiungono certi punteggi. La motivazione principale per vendere questi prodotti è appunto quella di distrarre e stimolare la mente di animali lasciati in casa da soli, evitando così anche che, per la noia, facciano disastri. A conferma di questo effetto si cita spesso uno studio del 2017, condotto da Lisa Wallis dell’Università Veterinaria di Vienna, che, dopo aver osservato cani anziani giocare a videogame, ha notato come questo avesse migliorato il loro umore, la voglia di fare cose e la relazione con il proprietario. Secondo Wallis i videogame potrebbero essere utili per mantenere attiva la mente di cani anziani, rallentandone la decadenza. L’addestratore di cani Leigh Siegfried ricorda però che un videogioco è solo un pallido surrogato dei giochi all’aperto, con il proprietario o altri animali.«Il punto è che cani e gatti hanno un mondo sensoriale diverso dal nostro: giochi basati solo sulla vista, e non anche sull’odorato e sulla gioia fisica di muoversi, dubito siano veramente stimolanti e salutari per loro. Se poi si associa ad essi anche un premio in cibo si rischia pure di favorire l’obesità, specialmente nei cani, che sono soggetti a sviluppare comportamenti ripetitivi ossessivi».Insomma, bene i videogiochi, a patto che non diventino un modo per salvarci la coscienza, di fronte alla forzata solitudine e inattività a cui spesso costringiamo i nostri pets.
Sul Venerdì del 24 maggio