La birra è la bevanda più antica e, secondo alcune fonti, sembra siano stati i popoli mesopotamici, 5.000 anni fa, a far fermentare per la prima volta i cereali e a trasformarli in una bevanda. Un successo così longevo, quello della produzione della birra che, come ci insegna il birrificio Baladin e il suo fondatore Teo Musso, non può non essere sostenibile.
Con un fatturato di 16 milioni di euro, Baladin produce attualmente 26.000 ettolitri all’anno di birra. Utilizzando materie prime italiane, perlopiù autoprodotte e coltivate seguendo il disciplinare di agricoltura integrata, la rotazione delle colture e il residuo zero. Per il fabbisogno elettrico si utilizza solo energia, autoprodotta o certificata, proveniente da fonti rinnovabili. Mentre per riscaldare gli uffici e la struttura si utilizza l’energia termica di processo. Gli scarti di produzione vengono invece riutilizzati e le trebbie trasformate in mangime animale o biomasse, così come il lievito.
In Baladin si cerca di non disperdere neanche la CO2 generata in fase di fermentazione, ed ora allo studio anche un sistema per riuscire a recuperarla e a reimmetterla nel ciclo durante il confezionamento. Ultima, ma non ultima, l’acqua. In Baladin quella di scarto viene recuperata e quella usata per il lavaggio degli impianti depurata e riutilizzata per irrigare. Per colmare il fabbisogno del birrificio, inoltre, si sta progettando un pozzo, finanziato tramite Equity crowdfunding, che attingerà a una fonte di profondità che renderà autonomo il birrificio.
Teo Musso e i suoi 61 collaboratori sono gli eroi verdi di questa settimana e noi, con una birra Baladin, brindiamo al loro ingresso tra i #GreenHeroes.