Michele Serra: il Dio dei fanatici
di Michele SerraEgregio Serra, nella sua risposta al lettore che si interrogava sulla possibilità che Dio ascolti sia Putin che Zelensky (Venerdì del 16 maggio), ho creduto di intravedere un connotato che, in qualche modo, la accomuna ai disprezzati fanatici: la inclinazione a costruirsi Dio (se esiste) a propria immagine e somiglianza. Lei azzarda una interpretazione del pensiero del Dio creatore e risolve, sicuro, che, se Dio esiste, la pensa come lei. E, così, non sa dire se Dio (o, se preferisce, lei stesso) disprezzi o commiseri i fanatici religiosi. Si può senz’altro concordare con i suoi sentimenti, ma – mi chiedo – si possono attribuire a Dio? Oppure: si può escludere che Dio ci abbia dotati di coscienza, di inventiva e di libero arbitrio per distrarre il suo tempo infinito assistendo allo spettacolo vario delle vicende umane, alimentato dalle più diverse pulsioni, anche da quelle estreme, che a noi appaiono irragionevoli o deprecabili? In questo quadro, non ci sarebbe spazio per i giudizi di…
Egregio Serra, nella sua risposta al lettore che si interrogava sulla possibilità che Dio ascolti sia Putin che Zelensky (Venerdì del 16 maggio), ho creduto di intravedere un connotato che, in qualche modo, la accomuna ai disprezzati fanatici: la inclinazione a costruirsi Dio (se esiste) a propria immagine e somiglianza. Lei azzarda una interpretazione del pensiero del Dio creatore e risolve, sicuro, che, se Dio esiste, la pensa come lei. E, così, non sa dire se Dio (o, se preferisce, lei stesso) disprezzi o commiseri i fanatici religiosi. Si può senz’altro concordare con i suoi sentimenti, ma – mi chiedo – si possono attribuire a Dio? Oppure: si può escludere che Dio ci abbia dotati di coscienza, di inventiva e di libero arbitrio per distrarre il suo tempo infinito assistendo allo spettacolo vario delle vicende umane, alimentato dalle più diverse pulsioni, anche da quelle estreme, che a noi appaiono irragionevoli o deprecabili? In questo quadro, non ci sarebbe spazio per i giudizi di valore che nutrono la sua visione universalistica del Dio che disprezza o commisera e, anzi, avrebbe necessariamente il suo posto la differenziazione dei comportamenti, che solleva lo spettatore dalla monotonia della storia. Insomma, sarebbe apprezzata ogni deviazione e, con essa, anche il fanatismo. Pensi che noia se tutti gli umani agissero, lontani da misere pulsioni, con freddo raziocinio, osservando la regola del corretto disinteresse. Si ridurrebbero, fino a scomparire, anche gli spazi per i suoi saggi commenti.
Mario Fontana
Gentile Fontana, io non ho alcuna idea di Dio: men che meno lo penso o lo spero a me simile. Se gli ho attribuito disprezzo o dileggio per i fanatici religiosi non era certo per invocarlo come super testimone a mio favore (anche se un Dio illuminista e razionalista mi farebbe molto comodo); ma per mettere i suddetti fanatici di fronte al vertiginoso stacco tra la loro idea di Dio, molto domestica, molto local, molto opportunistica, e l’universalità connessa al concetto stesso di Dio. Sono loro, non io, a parlare di Dio a ogni passo: dunque facciano i conti con la sproporzione (proterva e comica) tra la loro politica, che si misura in piccoli collegi terrestri, e la politica di Dio, che si estende fino in fondo alle galassie. A che servirebbe un Dio che non fosse universale? A piantare una bandierina sul proprio attendamento, tribù contro tribù, proprio come accade adesso? Per carità… Quanto all’ipotesi di un Dio che ci abbia inventati solo per distrarsi, calcolando ogni nostra miseria, compreso il fanatismo, e ci abbia concesso il libero arbitrio per rendere più divertente lo spettacolo, coincide abbastanza, questa idea, con l’ateismo, che vede l’uomo alle prese solamente con se stesso e la propria solitudine. Un Dio-spettatore e non giudicante sarebbe ininfluente: dunque, perché tenerne conto?
Chi ferma le guerre in nome della legge
Caro Michele, la decisione della Corte dell’Aja di spiccare un mandato di arresto per il leader di Hamas e per il premier israeliano è un passo significativo e simbolico per il ripristino del diritto internazionale. È uno stimolo alla politica. Spiace che la politica non lo legga così. Onu, Nato, Ue e la Corte penale internazionale sono nate per questo. Dagli orrori e dagli insegnamenti delle guerre mondiali. Sono nate istituzioni politiche, diplomatiche e giudiziarie per far sì che la pace si costruisse attraverso il potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Perché così fossero risolte le controversie internazionali. E non più con le armi. Perché nell’era in cui sono molte le superpotenze in possesso dell’arma nucleare, il diritto deve essere la strada maestra. Seguito dalla Realpolitik. Certo Israele, Russia e Usa non hanno ratificato lo Statuto di Roma che istituì la Cpi, e la Cina non vi ha aderito. Ma 124 Paesi (molti alleati delle nazioni sopraddette), sì. E che allora facciano una ferma moral suasion ad aderire alla Corte. Come dice il procuratore Kahn, “nessuno può agire impunemente”. Nessuno può sentirsi al di sopra, lo cantava già De André: “Per quanto voi vi crediate assolti. Siete per sempre coinvolti”. Non era una canzone di maggio?
Daniele Piccinini
Caro Serra, il procuratore capo della Corte penale internazionale ha fatto del suo meglio per mostrarsi imparziale: cos’altro avrebbe dovuto fare, e perché Putin (che è un capo di Stato) sì e Netanyahu no? Si cerca di confondere le acque parlando, come fa Biden, di accusa infondata di genocidio (art. 6), quando le accuse riguardano crimini contro l’umanità (art. 7) e crimini di guerra (art. 8). È manifesto che Hamas è una organizzazione terroristica responsabile di crimini contro l’umanità, ma è anche difficile evitare l’impressione che la reazione di Israele vada oltre quanto è legittimo e sia volta ad infliggere una punizione collettiva al popolo palestinese. Che in Israele prevalga ormai una cultura di disprezzo del diritto internazionale è stato mostrato simbolicamente dal suo ambasciatore all’Onu (le cui risoluzioni non rispetta da tempo), quando ha fatto a pezzi la Carta di quell’organizzazione. Finché ci sono popoli che pretendono di essere al di sopra delle leggi, per quanto imperfette, che gli uomini si sono dati per regolare i rapporti internazionali, e non si mostra rispetto per gli uomini che in buona fede cercano di metterle in atto, le speranze, non dico di pace, ma di evitare l’autodistruzione dell’umanità, sono tenui.
Walter Leszl
Il mio giudizio coincide con quello dei due lettori: la Corte ha fatto quanto doveva e poteva fare, e che il suo pronunciamento abbia un valore sostanzialmente solo simbolico non cambia di una virgola la situazione. Tutte le istituzioni internazionali (a partire dall’Onu) nate con l’intenzione, o nell’illusione, di costruire una rete di diritti e doveri per evitare o limitare l’uso delle armi, possono poco di fronte allo strapotere di singole nazioni che, o per supremazia economica o per presunzione ideologica, si considerano, come scrive il lettore Leszl, “al di sopra delle leggi”. Ma è importante che la fatica improba e rispettabile di persone come il procuratore Kahn abbia credito morale, politico e mediatico. È il tenue lume comunitario che si oppone al “tutti contro tutti” che contraddistingue l’epoca. Parole al vento? Forse, ma possono ascoltarle in tanti.
Il caso Chico Forti un “esempio” per tutti
Caro Michele, lei ha vissuto troppo poco a Roma per capire la storia di Chico Forti. Nella testa di Meloni & company, quasi tutti romani, Forti è stato il pretesto per “faje ‘no sfregio, per fa’ vede’chi comanna e che i nostri nun se toccheno”, mentre tutti gli altri sono comunisti da rinchiudere in cella insieme alle cimici. La Meloni ha dato l’ennesimo segnale del “o con noi o contro noi”, e chi non si allinea è fuori dai giochi.
Franco Izzi - Roma
Temo che lei abbia ragione. Ma è così triste, detta così, che preferisco fare finta di non avere capito.
Sul Venerdì del 31 maggio 2024