✕

Natalia Aspesi: la vita è bella anche quando è brutta

QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE: Ogni settimana le risposte alle lettere dei lettori
4 minuti di lettura

Cara Natalia,mi permetto di chiamarla per nome perché seguo la Sua rubrica sul Venerdì da circa trent’anni, forse qualcuno di più. Ero una giovane donna quando ho iniziato a leggerLa, ora sono una donna di 70 anni e posso dire di essere cresciuta con Lei. Mi ha accompagnato durante la mia vita e le Sue risposte mi hanno spesso aiutato a fare chiarezza nelle mie vicende personali e a vedere le cose da un altro punto di vista. Per questo La considero una presenza preziosa e insostituibile. Questa settimana (il 10 maggio, ndr), con amara sorpresa, non ho trovato la Sua rubrica, come già era accaduto recentemente. Spero non sia nulla di grave, spero si riprenda e torni ad accompagnarci con le Sue parole sagge, con quel pizzico di ironia che sdrammatizza le cose, con la Sua partecipazione mai scontata e la Sua visione chiara, obiettiva, spesso anche coraggiosa. E mi permetto di inviarLe un abbraccio di “cuore”, come la Sua rubrica.

Alida

Cara Alida, ha visto che sono già tornata? Magari un…

Cara Natalia,mi permetto di chiamarla per nome perché seguo la Sua rubrica sul Venerdì da circa trent’anni, forse qualcuno di più. Ero una giovane donna quando ho iniziato a leggerLa, ora sono una donna di 70 anni e posso dire di essere cresciuta con Lei. Mi ha accompagnato durante la mia vita e le Sue risposte mi hanno spesso aiutato a fare chiarezza nelle mie vicende personali e a vedere le cose da un altro punto di vista. Per questo La considero una presenza preziosa e insostituibile. Questa settimana (il 10 maggio, ndr), con amara sorpresa, non ho trovato la Sua rubrica, come già era accaduto recentemente. Spero non sia nulla di grave, spero si riprenda e torni ad accompagnarci con le Sue parole sagge, con quel pizzico di ironia che sdrammatizza le cose, con la Sua partecipazione mai scontata e la Sua visione chiara, obiettiva, spesso anche coraggiosa. E mi permetto di inviarLe un abbraccio di “cuore”, come la Sua rubrica.

Alida

Cara Alida, ha visto che sono già tornata? Magari un po’ confusa, forse anche un po’ frastornata,ma sempre contenta di affrontare quel che il tempo ci riserva. La sua dolcezza mi ha davvero conquistato, quella sua sincerità, quel ritenermi “preziosa e insostituibile”. Insomma, mi sono sentita felice. Io non sono cambiata, sono rimasta la ragazza che ha sempre visto il mondo con occhi sereni, spesso anche divertiti. Che ha avuto una vita non facile ma bellissima, nel mio incontro con la scrittura e la voglia, davvero,di parlarvi di me parlando di voi, di dividere con voi i vostri problemi, degli uomini, delle donne, le vostre angosce d’amore, le cadute, le sconfitte che prima o poi tutte incontriamo, e che io, essendola più vecchia, o se preferisce, la più antica, ho avuto il tempo prima di voi per rifletterci su. Ho vissuto con voi mille vite e in ogni problema, è strano, mi sono ritrovata come se davvero capitasse a me. Per questo forse ho pensato a ciò che ci salva, a ciò che davvero ci aiuta. Sono stata femminista in un modo felice, vedendoci sempre il lato positivo. la soluzione gentile. Adesso eccomi qui, sono tornata e, questo lo capirete, non so per quanto.Il mondo è stato bello anche quando non lo era.

Al seggio per cambiare un Paese in gabbia

Cara Aspesi, ieri pensavo a quella frase di Amleto, “la Danimarca è una prigione”, perché così vedo l’Italia: una vasta e unica gabbia dove siamo condannati a vivere, almeno per chi non ha mezzi per fuggire via. Se vivessi a Milano e avessi abbastanza soldi, mi farei tutti i prossimi weekend a Vienna, Zurigo o Francoforte (per non parlare di Londra e Parigi). Purtroppo vivo qua, “povero” me, tra il Vesuvio e il mar Tirreno, e posso solo immaginarmi come siano belli e sani gli altri Paesi europei. La sensazione che siamo tutti finiti in una prigione deriva da un fatto. Gli italiani non provano nemmeno a uscire dai confini per comodità economico-lavorativa, perché il mondo visto in tivù sembra davvero spaventoso mentre in Italia c’è ancora un po’ di gioia di vivere. Invece è proprio il contrario, poiché gli italiani sono il popolo più depresso dell’universo, ma si accontentano con poco e quindi brevi viaggi, vacanze minime, niente figli e la casetta abusiva che ti aspetta fedele, nonostante i ladri, i fiumi antipatici che esondano e le migliaia di scosse telluriche ogni anno, dovunque e comunque. Tutto questo per dire agli italiani: leggete più giornali e andate a votare contro quelli che vogliono chiuderci in una prigione fatta di casa (chiesa) e ufficio (fabbrica) e tanta, tantissima incertezza sul futuro dei vostri figli e nipoti. Insomma, vorrei che anche lei gridasse con dolore che un voto giusto può cambiare questo Paese paralizzato da mezzo secolo e che merita, in Europa e dunque nel mondo, un posto importante non solo per le sue “bellezze”, ma anche per il suo potere d’influire sulle future, ma immediate scelte politico-economico-ecologiche che l’umanità deve assolutamente risolvere. Perciò, abbracciamoci e cambiamo il mondo noi milioni di europei, contro la fame, le guerre e le carestie che ostacolano il vero Progresso. Grazie (e mi scusi per l’enfasi).
Lettera firmata

Attualmente stanno accadendo tali orrori che anche la mia casetta al mare (non abusiva) mi appare luogo di fuga in cui nascondermi e starmene quieta fin che la tempesta passi. Lei dice che gli italiani sono il popolo più depresso del mondo, io semmai lo ritengo stravagante: è bastato che il governatore Toti fosse messo agli arresti domiciliari e subito la destra al potere quella settimana ha avuto più voti. Per il resto, restando ferma la mia passione per l’Italia tutta, per la sua inimitabile bellezza, per tutta la storia che ancora sa esprimere, mi perdoni, penso che lei stia sbagliando. Io non me ne andrei all’estero nel fine settimana ma piuttosto mi rifugerei in un nostro paesino cercando la sua antica grazia. Non è andando all’estero nel fine settimana che lei troverà la pace. Certo, a me fanno impressione i ministri poco informati che promettono cene ottime al posto di guerre (e d’altra parte ce n’è uno, di ministro, che ogni giorno ne inventa una sempre più stupidella e nessuno pensa a mandarlo a casa). Può anche darsi che gli italiani non sappiano più ridere, ma io immagino che, se la sinistra riesce a liberarsi dai noiosi, a salvarsi dall’atomica, a tenersi lontane le guerre, ad “accontentarsi” di terremoti e siccità, forse ce la faremo.

Votate lei (ma eleggerete lui)

Sono una delle tante che tu ignori ma che da moltissimissimi anni ti conoscono da quello che scrivi. Hai notato questo risultato? Quando al potere e all’opposizione comandano le donne “inavvertitamente” può succedere che – nel rispetto della legge che vuole l’alternanza di genere nelle liste elettorali – GIORGIA, dove è capolista, non andrà a Bruxelles, mentre il secondo eletto che andrà a Bruxelles si chiama CARLO, SERGIO, NICOLA, NICOLA, SALVATORE... Anche ELLY non andrà a Bruxelles: il secondo eletto (che andrà a Bruxelles) si chiama NICOLA, ANTONIO, ANTONIO... Sosteniamo il patriarcato? Mi permetto di salutarti con amicizia.
Giancarla C.

Cara signora, ecco che non l’ignoro più, addirittura rispondo a una sua lettera un po’ piccata, anche se, e le chiedo scusa, può darsi che abbia ricevuto una sua lettera a cui non ho dato, mannaggia, una risposta. Mi accorgo solo adesso quanto sia importante la sua lettera che mi farà correre (con molta lentezza e calma) a votare per le Europee. Ho cercato di capire se il suo elenco fosse davvero giusto o “cattivamente” inventato per me, perché anche io mi rendessi conto come il patriarcato si è ripreso l’Italia, con tutti quei nomi maschili (quelli che poi andranno ai posti delle due signore, della premier e di Elly). Così a destra non ci sarà che Lei, Lei e nessun altra, come da sempre preferiscono le donne che preferiscono non avere rivali. Lei, Lei, Lei, Giorgia, che può fare a meno del cognome, Lei che è Giorgia, Giorgia e basta. L’idea purtroppo è buona, almeno vista dalI’Italia.

Sul Venerdì del 31 maggio 2024

Leggi i commenti