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Michele Serra: quello stile inattuale e bellissimo

Enrico Berlinguer 
Rimpiangiamo Enrico Berlinguer perché incarna ciò che la nostra comunità ha perduto per sempre: la compostezza
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La stima e la reverenza che ancora circondano, quarant’anni dopo la sua morte, la figura di Enrico Berlinguer non sono di natura direttamente politica. Non direi che discendano dalle sue idee più forti e memorabili (l’austerità; la questione morale) e nemmeno dal suo indirizzo strategico (il compromesso storico). Quest’ultimo è morto con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, ed era, da molti punti di vista, il contrario esatto del bipolarismo destra/sinistra che ha poi dominato la scena politica italiana. Quanto a questione morale e austerità, entrambe sono state spazzate via dallo spensierato edonismo che già negli anni Ottanta le travolse, bollando Berlinguer di moralismo quasi patetico, fuori dal tempo.

La “modernità” dinamica e un po’ ribalda ostentata dal suo avversario più rappresentat…

La stima e la reverenza che ancora circondano, quarant’anni dopo la sua morte, la figura di Enrico Berlinguer non sono di natura direttamente politica. Non direi che discendano dalle sue idee più forti e memorabili (l’austerità; la questione morale) e nemmeno dal suo indirizzo strategico (il compromesso storico). Quest’ultimo è morto con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, ed era, da molti punti di vista, il contrario esatto del bipolarismo destra/sinistra che ha poi dominato la scena politica italiana. Quanto a questione morale e austerità, entrambe sono state spazzate via dallo spensierato edonismo che già negli anni Ottanta le travolse, bollando Berlinguer di moralismo quasi patetico, fuori dal tempo.

La “modernità” dinamica e un po’ ribalda ostentata dal suo avversario più rappresentativo, Bettino Craxi, e dai socialisti arrembanti di quell’epoca, mostrò di avere una dose invincibile di adrenalina, e dischiuse le porte della Repubblica al lungo evo di Berlusconi. Il primato del Pubblico, decisivo nei primi decenni della Repubblica e negli anni della ricostruzione, cedeva definitivamente il passo al trionfo del Privato: e ancora lì, tutto sommato, siamo. Stiamo parlando, dunque, di uno sconfitto. Perché allora quasi tutti, nel campo larghissimo dei vincitori e dei sopravvissuti (destre, populisti, sinistre successive al Pci), ne parlano con un rispetto così tangibile e profondo? Azzardo un’ipotesi, assai più psicologica e culturale che politica. Berlinguer viene rimpianto perché incarna, con un’esattezza impressionante, ciò che temiamo la nostra comunità nazionale abbia perduto per sempre: la compostezza. La capacità di mantenere uno stile pubblico e una rispettabilità privata non scalfibili dagli eventi, come se tra i doveri di un leader ci fosse, non ultimo, quello di dimostrare, anche nel mezzo delle tempeste politiche più aspre e drammatiche, uno “stile”.

Lo stile non è un orpello estetico: è una “grafia” (viene da stilus), è il segno che si lascia nel mondo. Tutt’altro che un dettaglio, una cosa importante. Lo stile di Berlinguer si manifestava in una misura umana, in un ritegno personale, in un autocontrollo retorico, in una mancanza di ruffianeria che già mezzo secolo fa faceva spicco. Oggi che il linguaggio e i modi della politica hanno preso una piega molto più spiccia e aggressiva, più informale e sgomitante, meno solenne ma anche meno dignitosa, e anche le infime scaramucce quotidiane vengono servite a urla e sganassoni come in un cartoon, uno come Berlinguer sembra una figura irreale, quasi un’invenzione narrativa. Era un signore. In termini ideologici, a cominciare dal borghese Marx e dal borghesissimo Engels, uno dei tanti “traditori di classe” che hanno non solamente partecipato alla lunga storia del movimento socialista e comunista, ma spesso l’hanno condotta. In termini umani, un uomo non disposto a scendere nemmeno di mezzo gradino dalla condotta di vita che si era imposto: e ce ne sono, di questi signori e di queste signore, in ogni ceto sociale. La signorilità non è questione di censo, ma di quanto si pretende da se stessi.

Questo suo tratto signorile, comune anche ad altri protagonisti, di ogni parte politica, della storia repubblicana (Einaudi, Malagodi, Spadolini, Merzagora, Segni, Rognoni, elenco improvvisato e incompleto che i lettori dalla memoria più lunga sapranno allungare) è stato certamente facilitato dalla non inflazione della presenza politica nell’evo pre social e anche pre mediatico. I politici parlavano raramente e i leader solo in momenti di particolare solennità. Avevano poche occasioni di dimostrarsi sciatti o petulanti, di parlare a vanvera e di sembrare una presenza inflattiva e ossessiva; e questa rarefazione dell’immagine e delle parole ne rinforzava il carisma. Ma di quel carisma dovuto al ruolo (il segretario del Pci era, all’epoca, ancora una figura quasi papale) poi bisognava essere degni: era come una cornice che ognuno doveva riempire del suo. Dentro quella vecchia cornice la figura di Berlinguer, il suo viso, il suo bellissimo sorriso e il suo sguardo intelligente sono rimasti intatti: come una foto che, contrariamente a quanto accade di solito, sopravvive alla sua cornice.

Sul Venerdì del 31 maggio 2024

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