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Michele Serra: votiamo per chi vuole più Europa

PER POSTA: le risposte ai lettori del Venerdì. L’Unione è quanto di decente e di presentabile ci resta
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Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Michele, a tutti gli euroscettici che parlano dell’Europa delle banche e della finanza (come se altrove non ci fossero banche e finanzieri), riporto quanto detto da Paolo Rumiz in una intervista al Venerdì (24 maggio): «Non ci rendiamo conto che, con i suoi limiti, vivere qui è un paradiso e tutt’intorno – America compresa – sono disastri. Siamo l’ultima isola di garanzia che si oppone al saccheggio finale del mondo, dove i poteri economici non possono farla interamente franca». Nulla da aggiungere.
Corrado Badile

Caro Badile, l’Europa si porta addosso la cicatrice tremenda della predazione coloniale, dell’oppressione religiosa e della violenza militare con la quale ha sottomesso, per secoli, il mondo quasi per intero. E il peso delle carneficine interne, una catena spaventosa di massacri religiosi, guerre civili, guerre di successione, nazionalismi, assolutismi, dittatur…

Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90, 00147 Roma

Caro Michele, a tutti gli euroscettici che parlano dell’Europa delle banche e della finanza (come se altrove non ci fossero banche e finanzieri), riporto quanto detto da Paolo Rumiz in una intervista al Venerdì (24 maggio): «Non ci rendiamo conto che, con i suoi limiti, vivere qui è un paradiso e tutt’intorno – America compresa – sono disastri. Siamo l’ultima isola di garanzia che si oppone al saccheggio finale del mondo, dove i poteri economici non possono farla interamente franca». Nulla da aggiungere.
Corrado Badile

Caro Badile, l’Europa si porta addosso la cicatrice tremenda della predazione coloniale, dell’oppressione religiosa e della violenza militare con la quale ha sottomesso, per secoli, il mondo quasi per intero. E il peso delle carneficine interne, una catena spaventosa di massacri religiosi, guerre civili, guerre di successione, nazionalismi, assolutismi, dittature. Prima e Seconda guerra mondiale hanno inzuppato con il sangue della povera gente (la fanteria, la carne da cannone) gli stessi campi che già traboccavano del sangue delle generazioni precedenti, a ritroso nei secoli. L’aratura, in qualche parte d’Europa, può riportare ancora a galla la baionetta, il bossolo, la punta di freccia, la bomba, il frammento di gladio: i detriti di un paio di millenni di battaglie.Perché ho fatto questo pistolotto introduttivo? Perché penso che proprio alla luce della sua storia, della sua esperienza e delle sue cicatrici, ovvero proprio per avere toccato e superato il culmine della violenza e della distruzione, dalla seconda metà del Novecento, diciamo, per capirci, da Auschwitz in poi, l’Europa ha cominciato a pensarsi differente. Di più: si è sentita costretta a pensarsi differente. E dunque: sovra-nazionale; democratica; laica; tollerante; solidale. Ci è riuscita? Un po’ sì e un po’ no. Ma ottant’anni di pace non si erano mai visti, prima, nella casa madre del bellicoso uomo bianco. E un welfare così esteso, così attento, neppure si sarebbe potuto immaginare.

Tutto questo è a repentaglio, è precario,è intaccato. Welfare in primo luogo. Ma ha perfettamente ragione Rumiz: tutto questo è da difendere con tutte le nostre forze. Tanto o poco che sia, l’Europa è quanto di decente e di presentabile ci resta. E anche il suo punto più evidente di debolezza (la dipendenza estrema dagli interessi dell’America, e dalla sua forza militare) può trovare rimedio solo se l’Europa diventa più forte, dunque più Europa. Santo cielo, andate a votare, tutti quanti,e votate per i partiti europeisti. Quelli che dicono “più Italia, meno Europa”, sono nemici giurati della sola patria che potremmo e dovremmo consegnare ai nostri figli: l’Europa unita.

Scalarini, il vignettista che sognava la pace

Caro Serra, sul Venerdì del 24 maggio ci sono diversi servizi sui primi passi dell’idea di Europa unita, e si citano in particolare gli autori del Manifesto di Ventotene. Sembrerebbe giusto ricordare anche Giuseppe Scalarini, famoso disegnatore che pubblicò sull’Avanti! tra il 1911 e il 1926 (il quotidiano del Partito Socialista fu chiuso come tutti gli altri giornali d’opposizione) più di tremila vignette a commento delle vicende politiche italiane e internazionali. Nel 1946 Scalarini ne pubblicò una il cui testo dice: gli Stati Uniti d’Europa spazzeranno via i confini, focolai di guerra.
Giovanni Galli

Nella vignetta si vede una cartina d’Europa, irta di confini, e una grande scopa di saggina che li spazza via. Scalarini fu un grande vignettista, dal disegno fine eppure potente, espressivo. Bello e giusto ricordarlo tra i tanti padri del sogno europeista. Il cui contrario è la meschinità sovranista.

La costituzione a rischio e il deficit culturale

Carissimo Serra, seguo con attenzione il dibattito sulle riforme istituzionali dall’evidente sbocco verso una cosiddetta “democratura”. Gli italiani, in generale, non sanno nemmeno scegliere la custodia per il proprio smartphone; immaginarsi un/una premier, un capo che governi con sapienza ed esperienza adeguate lo Stato. Tale riforma cadrebbe nel luogo/Paese meno adatto in assoluto ad una qualsiasi forma di governo “del capo” eletto da un popolo largamente disinformato e per niente obiettivo nel giudizio delle competenze. Accade da molto tempo. Per deficit culturale,a cui, per spicciolo consenso, certo hanno contribuito le classi politiche degli ultimi trent’anni.Non esiste una selezione adeguata delle rappresentanze per merito, cultura, intelligenza.Forse i sondaggisti non formulano la domanda corretta: quando i titoli urlano che il tot per cento vorrebbe l’uomo/donna “forte”, non è che si intende autorevole, preparato, capace, competente delle mille questioni che i tempi esigono?
Andrea Calestani

Non ne farei una questione solo italiana – anche se negli ultimi anni sembriamo, in Europa, una retroguardia pigra e diffidente. In generale, le scelte del popolo (meglio dire: dei cittadini) devono avere contrappesi istituzionali che preservino l’equilibrio dei poteri e la salute della democrazia. Il popolo è sovrano nella scelta delle maggioranze politiche,ed è stato un grave errore, per molti anni, dare l’impressione di temere le elezioni come se fossero una malattia. Ma proprio perché gli orientamenti popolari mutano di legislatura in legislatura,la Repubblica è costruita per rimanere se stessa con qualunque governo. Proprio per questo la populista Meloni vuole scardinare quei contrappesi.Non accetta e non ammette che la Costituzione antifascista (il cui garante è il capo dello Stato) sia al di sopra di qualunque capopopolo. E ne contenga le velleità.

Il decreto salva-casa è un pericolo per tutti

Caro Serra, il decreto salva-casa combina ignoranza, illiceità e incoscienza. Un esempio? Liberalizzare la realizzazione dei soppalchi accresce la superficie dell’immobile e sovraccaricale strutture calcolate, prescindendo da Salvini e dalle sue mire elettorali. Ciò crea seri pericoli per la pubblica incolumità e genera un grave vulnus rispetto al diritto urbanistico, edilizio e tributario oltre a scombinare il riparto degli oneri condominiali.
Architetto Gianfranco Pignatelli

Caro architetto, lei sottovaluta il godimento sconfinato che molti italiani provano nell’aggirare le leggi, e pazienza se tra queste leggi c’è anche quella di gravità.

Centrosinistra diviso? L’eccezione Pavia

Caro Serra, miracolo a Pavia. Michele Lissia (Pd, 42 anni) è candidato unico di tutto, proprio tutto il centrosinistra, partiti e liste civiche comprese: Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Azione, Pavia a colori, Cittadini per Pavia, Facciamo Centro. Non un cartello elettorale: è il risultato di un anno di incontri e tavoli di confronto tra le varie forze di opposizione al Centrodestra. Il suggello l’ha messo Bersani, chiudendo con Patuanelli una affollatissima assemblea: «Qui bisogna avere un gran risultato, e poi dire: poche palle, bisogna fare come Pavia!».
Daniela Bonanni

Per la serie: non riesco a crederci.

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