India, un tempio boomerang per Modi
di Michele Gravino
Ogni tanto dal mondo arriva una buona notizia; o almeno, una notizia che sembra smentire un copione già scritto, che sembra frenare una deriva che tutti davano, evidentemente a torto, per inarrestabile. Quello che vedete nell'immagine satellitare è il cantiere del gigantesco tempio induista in costruzione ad Ayodhya, Stato dell'Uttar Pradesh, nord-est dell'India. È una delle sette città sacre dell'induismo; secondo la tradizione qui nacque il dio Ram, o Rama, una delle incarnazioni di Vishnu. Nel luogo natale del dio sorgeva appunto un tempio, sostituito nel 1528, all'epoca degli imperatori musulmani Moghul, da una moschea. Che è rimasta in piedi fino al 1992, quando una folla di 150 mila militanti indù la assaltò e distrusse, uccidendo negli scontri almeno 2.000 cittadini musulmani.
Ad aizzare la protesta era stato anche il Bjp, il partito nazionalista dell'attuale primo ministro Narendra Modi. E proprio Modi, nel gennaio scorso, ha inaugurato il tempio – che pure non è ancora completato – con una sfarzosa cerimonia alla presenza di religiosi, miliardari e star di Bollywood. Così, facendo appello per l'ennesima volta al fondamentalismo etnico e religioso induista – a scapito del sogno laico dei fondatori della Repubblica indiana – Modi si preparava alle elezioni di primavera, che dovevano segnare il suo trionfo.
E invece il trionfo non c'è stato. Con ogni probabilità Modi resterà premier, ma dovrà governare in coalizione e con una maggioranza risicata. E tra i seggi persi dal suo partito spicca proprio quello di Ayodhya. Tra i motivi della sconfitta sembra ci siano anche gli scarsi risarcimenti ottenuti dai proprietari dei terreni espropriati per costruire il grande tempio: quando si dice il boomerang. Comunque si giudichi il regime di Modi, è una buona notizia per la democrazia indiana – la più grande del mondo, con ben 970 milioni di votanti – che ha dimostrato prima di tutto di funzionare, e poi di avere gli anticorpi per frenare le tendenze autoritarie del suo leader. Almeno per ora. Se poi qualcuno vuole vederci un auspicio anche per le elezioni europee del prossimo weekend, lo fa di sua iniziativa.
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