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Pennabilli, il piccolo borgo che lotta contro i vampiri

Pennabilli in Valmarecchia, provincia di Rimini (cortesia della pro loco di Pennabilli ) 
Una sedicente associazione di succhiatori di sangue ("Real Vampyres") vuole stabilirsi nel borgo romagnolo di Tonino Guerra. Ma la popolazione insorge: "peggio dei terrapiattisti"
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Pennabilli (Rimini). Lungo la Strada delle meridiane il tempo è scandito dal Sole. Ci sono i turisti, arrivati in questo antico borgo della Valmarecchia per vedere i luoghi dell’anima di Tonino Guerra, gli studenti in visita al Museo del Calcolo e a quello dell’Informatica, i cacciatori di paesaggi che cercano i laghi, i pendii delle montagne e i sinuosi letti dei fiumi dipinti da Leonardo da Vinci sullo sfondo della Gioconda. Pochi giorni fa c’era anche il generale Vannacci, in tour elettorale con il suo nuovo libro. Gli unici che non si vedono sono “i vampiri”. E pensare che da giorni dicono che arriveranno qui in massa, da ogni angolo della Romagna – e anche dall’America.

Pennabilli, paesino di tremila abitanti sulle pendici occidentali del Monte Carpegna, è infatti al centro di roboanti annunci che lo vorrebbero sede nazionale dell’associazione Darkblood Italy Vampyres. Non una roba da studiosi di miti e folklore, lettori di Bram Stoker o Anne Rice, ma persone che credono di avere…

Pennabilli (Rimini). Lungo la Strada delle meridiane il tempo è scandito dal Sole. Ci sono i turisti, arrivati in questo antico borgo della Valmarecchia per vedere i luoghi dell’anima di Tonino Guerra, gli studenti in visita al Museo del Calcolo e a quello dell’Informatica, i cacciatori di paesaggi che cercano i laghi, i pendii delle montagne e i sinuosi letti dei fiumi dipinti da Leonardo da Vinci sullo sfondo della Gioconda. Pochi giorni fa c’era anche il generale Vannacci, in tour elettorale con il suo nuovo libro. Gli unici che non si vedono sono “i vampiri”. E pensare che da giorni dicono che arriveranno qui in massa, da ogni angolo della Romagna – e anche dall’America.

Pennabilli, paesino di tremila abitanti sulle pendici occidentali del Monte Carpegna, è infatti al centro di roboanti annunci che lo vorrebbero sede nazionale dell’associazione Darkblood Italy Vampyres. Non una roba da studiosi di miti e folklore, lettori di Bram Stoker o Anne Rice, ma persone che credono di avere bisogno di sangue o “energia vitale”, che condividono le proprie esperienze in chat e forum online. Quanti siano è un mistero, uno dei tanti di questa storia.

A invocarli è un signore di 58 anni. Il suo nome d’arte è Horus Sat e sui social dichiara di essere il primo real vampyre italiano ad avere fatto coming out. Racconta di avere una temperatura basale di 34-35 gradi, un ritmo circadiano capovolto, svariate capacità extrasensoriali e il potere d’ipnotizzare con lo sguardo. Non dorme in una bara e non teme croci o aglio, ma dice che se accidentalmente si ferisce, per guarire impiega la metà del tempo di noi comuni mortali. Dichiara anche di avere un bisogno innato di sangue che succhia in piccole quantità da donatori consenzienti. Ripete tutto l’arsenale di credenze che circolano sul web e nelle comunità di vampiri americane, a cui dice di essere intimamente legato.

Di sicuro ha una gran fame di pubblicità. Lo ha dimostrato più volte, partecipando ad alcune trasmissioni televisive e radiofoniche, fondando nel 2013 la Lega italiana vampiri, annunciando libri sulla sua vita e film, performance dove beve sangue e serate «piene di trasgressione», comparendo come il prezzemolo nei siti più strampalati. Ogni volta con foto diverse, o mascherato. Oggi dice di chiamarsi Jacob Dimitri (o Demetri) e di avere una dimora a Pennabilli dove avrebbe insediato la sua nuova associazione, aperta a «tutti coloro che desiderano esplorare il tema del real vampirismo, così come della vera licantropia e della magia/stregoneria». Dichiarazioni che hanno fatto infuriare il paese.

Il primo a reagire è stato Renzo Baldoni, fondatore e direttore dei Musei del calcolo e dell’informatica. «Peggio dei terrapiattisti... È vero che viviamo in una società libera, dove anche il meno dotato può dire che gli asini volano, ma stare in silenzio di fronte a certe idiozie è veramente impossibile», dice prima di accompagnarci in un tour che ha lo scopo di mostrarci perché, dopo tanti sforzi per trasformare Pennabilli nella città della scienza e della poesia, questa storia non è andata giù a nessuno. Né a chi considera Horus Sat un ciarlatano intenzionato a vendere libri o canini di gomma a chi si è autoconvinto di essere un vampiro, né a chi teme che sia il leader di una specie di setta.

Renzo Baldoni, direttore dei musei del calcolo e dell'informatica di Pennabilli (Camilla Morandi/Agf) 

Matematica & informatica

La prima tappa è Mateureka, il Museo del Calcolo dove una scolaresca di Siena ripercorre la storia della matematica attraverso tavolette sumere, lapidi romane, iscrizioni etrusche, abachi e centinaia di oggetti che presentano idee e concetti di quello che per Galilei era il linguaggio base dell’universo. La seconda è il Museo dell’informatica, il primo in Europa, allestito nelle stanze della vecchia prigione dove, tra pareti scrostate con ancora visibili i disegni dei disgraziati che qui vennero rinchiusi, un pullman di studenti romani si aggira tra vecchi computer, robot e caschi per la realtà virtuale.

«I due musei hanno un solo pilastro: il pensiero scientifico. E con la scienza» insiste Baldoni «questi signori che si dichiarano vampiri non hanno nulla a che fare». Neppure con la poesia, che si respira nei tanti luoghi inventati da Tonino Guerra – il Santuario dei pensieri, il Giardino pietrificato, l’Orto dei frutti dimenticati... – e in quelli visitati per ben due volte dal quattordicesimo Dalai Lama e premio Nobel per la Pace Tenzin Gyatso.

Baldoni è un fiume in piena: «Capisce perché quando ho letto di questa fantomatica associazione non sono riuscito a stare zitto?».

Non è stato l’unico. Anche il sindaco, Mauro Giannini, ha detto chiaro e tondo che questa storia non gli piace per niente. Ex paracadutista, compagno d’armi del generale Vannacci, noto alle cronache nazionali per le sue dichiarazioni – «Sono nato e morirò con la camicia nera» – e le barricate contro i rifugiati, quando ha saputo dell’associazione Darkblood Italy Vampyres è saltato sulla sedia: «Pennabilli non ne ha nessun bisogno».

Lo incontriamo mentre taglia l’erba del cimitero: «Siamo un piccolo paese, per tenerlo come si deve c’è bisogno di rimboccarsi le maniche». Mentre parla delle tradizioni locali e «delle nostre radici cattoliche», sui social Horus Sat torna all’attacco: «Esiste il sacrosanto diritto di manifestare pubblicamente e sarebbe per il sindaco sconveniente, e anche per il partito che rappresenta, una grande manifestazione di real vampyres provenienti da ogni parte del mondo davanti al Comune di Pennabilli, per protestare contro le sue parole offensive e discriminatorie».

Il sindaco non sembra spaventato: «Non posso impedire a nessuno di riunirsi nella sua abitazione, ma se questo signore cerca sostegno per qualche iniziativa non l’avrà di certo».

Il sindaco di Pennabilli Mauro Giannini 

Già, ma quali iniziative? Horus Sat annuncia le riprese di un film – Il diario della bestia – che dovrebbe contribuire a trasformare la Romagna «in un grande polo di attrazione vampirica». Non è una novità: la storia, scritta e autopubblicata su Amazon, qualche anno fa sembrava sul punto di trasformarsi in una serie televisiva diretta dal regista romagnolo Davide Santandrea. Il set era a Meldola, dove Horus Sat aveva fissato la sede della sua Lega italiana dei vampiri. Stesso copione – i vampiri sono geneticamente diversi ma meritano rispetto, la loro missione è dare dignità a tutte le diversità – ma risultati non pervenuti: il Comune romagnolo non ha vissuto né una invasione di creature della notte, né di turisti in cerca di brividi. Così come nulla è successo a San Marino, altro luogo delle apparizioni del fantomatico vampiro.

Nelle maglie del web

«Non sappiamo cosa cerchi, ma visto quel che scrive, teniamo gli occhi aperti», conclude il sindaco. Già, perché se i numeri degli adepti di Horus Sat è incerto (i suoi profili social arrivano a qualche migliaio di follower), il web è popolato da persone che affermano di avere una condizione medica che richiede loro di bere sangue o di assorbire “energia vitale”. Individui che si scambiano informazioni sui “risvegli” (come chiamano il momento in cui prendono coscienza della loro natura) e cercano donatori di sangue. Horus Sat in alcuni suoi post si rivolge direttamente agli adolescenti consigliando prudenza: meglio che vivano la propria condizione in silenzio, e che per bere aspettino di diventare maggiorenni, s’incontrino con i donatori in case private o altri luoghi protetti, ad esempio nei locali dove lui organizza feste a tema. Un po’ quello che accade da anni in diverse città americane.

John Edgar Browning, uno studioso noto per i suoi lavori di saggistica sui vampiri nel cinema, nella letteratura e nella cultura, ha trascorso cinque anni di studio tra i real vampyre di New Orleans. Intervistato dal Washington Post, ha spiegato di avere conosciuto persone «amichevoli» e che, in qualche caso, prendevano in considerazione l’idea che il sangue lenisse i loro malanni solo per effetto placebo.

Un sociologo dell’università dell’Idaho, DJ Williams, ha spiegato alla Bbc come la pratica di berlo a scopo curativo, diffusa prima dell’Illuminismo, sia sopravvissuta tra piccoli gruppi di persone: «Fino agli anni Duemila chi si auto-identificava con i vampiri viveva isolato, ma poi, attraverso pagine web dedicate, sono state forgiate fiorenti reti sotterranee. La maggior parte delle principali città del mondo sembra avere una comunità di vampiri». L’idea che la minuscola Pennabilli sia tra queste non piace né al sindaco né a Baldoni, che conclude lapidario: «È avvilente che qualcuno pensi di associare il nome del nostro paese a simili farneticazioni».

Sul Venerdì del 7 giugno 2024

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