Massimo Giannini: Nordio, Lollobrigida e Vannacci, ovvero law and order all’amatriciana
di Massimo GianniniLe curiosità più divertenti e inquietanti della livorosa, sguaiata, divisiva campagna elettorale destrorsa sono state le tentazioni alcoliche, le suggestioni lisergiche e le ossessioni sessuali di ministri e candidati.
Alla prima categoria appartiene il capriccio improvviso del ministro della Giustizia Nordio, che nel primissimo pomeriggio del 2 giugno, al comiziaccio meloniano di piazza del Popolo – in evidente crisi di astinenza vinicola e in deficit di continenza woke – chiede alla giornalista di Piazza Pulita Roberta Benvenuto «mi piacerebbe uno spritz, ma lei non me lo può portare?».
Alla seconda categoria si iscrive la confessione imprevista del ministro dell’Agricoltura Lollobrigida, che nello stesso luogo e alla stessa ora, a un altro giornalista – Giuseppe Ferrante, stavolta dell’Aria che tira, curioso di sapere se ha mai avuto voglia di cannabis light – risponde «no, light no, se te devi fa ‘na canna fattela bene…».
Alla terza categoria vanno assegnate le confessioni di Robe…
Le curiosità più divertenti e inquietanti della livorosa, sguaiata, divisiva campagna elettorale destrorsa sono state le tentazioni alcoliche, le suggestioni lisergiche e le ossessioni sessuali di ministri e candidati.
Alla prima categoria appartiene il capriccio improvviso del ministro della Giustizia Nordio, che nel primissimo pomeriggio del 2 giugno, al comiziaccio meloniano di piazza del Popolo – in evidente crisi di astinenza vinicola e in deficit di continenza woke – chiede alla giornalista di Piazza Pulita Roberta Benvenuto «mi piacerebbe uno spritz, ma lei non me lo può portare?».
Alla seconda categoria si iscrive la confessione imprevista del ministro dell’Agricoltura Lollobrigida, che nello stesso luogo e alla stessa ora, a un altro giornalista – Giuseppe Ferrante, stavolta dell’Aria che tira, curioso di sapere se ha mai avuto voglia di cannabis light – risponde «no, light no, se te devi fa ‘na canna fattela bene…».
Alla terza categoria vanno assegnate le confessioni di Roberto Vannacci, il generalissimo leghista che prima ha scritto nel suo libro che “gli omosessuali sono anormali”, poi ha raccontato a Un giorno da pecora di aver avuto una fidanzata, Valentina, che poi gli ha riservato «una sorpresa», perché «donna non era» e di aver frequentato un locale gay a Roma, dove ha ricevuto «qualche avance», e infine ha giurato «conosco quel mondo, ho diversi amici che non sono etero, i gay voteranno per me».
I tre aneddoti, al di là del lato comico, attingono alla psiche più nascosta di queste destre intrise di apparente rigore etico, repressivo e legalitario. Ci ricordiamo tutti, nell’agosto di due anni fa, il video della Sorella d’Italia che fa l’elenco delle “devianze”, come “disobbedire o mentire”, usare o abusare di alcolici e di sostanze stupefacenti. Paccottiglia ideologica, da law and order all’amatriciana, di un ceto politico severo con le devianze altrui, indulgente con le proprie.
Ci danno col fiasco, ma nel dicembre 2022 varano il surreale decreto contro i rave party, dove i giovani “si ubriacano e occupano suolo pubblico senza autorizzazione”. Gli piacciono le canne, ma nel settembre 2023 varano il decreto Caivano e il daspo urbano per i minori di 14 anni che fumano o spacciano. Disprezzano i gay, ma poi… Qui ci vorrebbero Freud e Jung: si odiano con più foga i presunti “vizi” ai quali si teme di cedere, o ai quali, segretamente, si cede.
Vannacci, da questo punto di vista, è un caso di scuola. Il Gladiatore de ‘noantri, simbolo del patriarcato e dell’adorazione che gli uomini hanno per gli altri uomini, dopo aver partecipato al tuffo di Capodanno a Viareggio si fa fotografare con una vestaglietta frou frou, molto femminile e assai poco marziale: una perfetta allegoria di “omoerotismo omofobico”, come la chiama la filosofa Rosi Braidotti. Anche questa, evidentemente, è “nuova egemonia culturale”. Vabbè, beviamoci sopra. Offre Bruno Vespa, produttore dell’unico vino patriottico ammesso a Palazzo.
Sul Venerdì del 14 giugno 2024