✕

Ricette. Freekeh, ovvero, come farne di cotte e di crude

O, come dicono a Parigi, farne “delle verdi e delle non mature”. Lo canta anche la francese Clio nel nuovo brano. Dedicato a uomini mitomani
2 minuti di lettura

Clio è una cantautrice e interprete francese che si è fatta notare, nei primi anni, scrivendo testi che sembrano quasi una leggerissima parodia di ciò che ci si aspetterebbe da una giovane cantante francese: uno dei suoi primi singoli, per esempio, s’intitola Eric Rohmer est mort. Scritta cinque anni dopo la morte del regista, fa più o meno così: «Eric Rohmer è morto e io ne voglio ancora: gli alberi di plastica, le discussioni matematiche, tutte quelle ragazze che piangono, il fumo delle sigarette, la ragazza in motorino, e i giovani che parlano troppo forte al museo Picasso».

Naturalmente l’originale fa più ridere, perché ci sono le rime, ma penso si capisca che la canzone è al tempo stesso una ballata nostalgica dedicata al cinema di Rohmer ma anche un g…

Clio è una cantautrice e interprete francese che si è fatta notare, nei primi anni, scrivendo testi che sembrano quasi una leggerissima parodia di ciò che ci si aspetterebbe da una giovane cantante francese: uno dei suoi primi singoli, per esempio, s’intitola Eric Rohmer est mort. Scritta cinque anni dopo la morte del regista, fa più o meno così: «Eric Rohmer è morto e io ne voglio ancora: gli alberi di plastica, le discussioni matematiche, tutte quelle ragazze che piangono, il fumo delle sigarette, la ragazza in motorino, e i giovani che parlano troppo forte al museo Picasso».

Naturalmente l’originale fa più ridere, perché ci sono le rime, ma penso si capisca che la canzone è al tempo stesso una ballata nostalgica dedicata al cinema di Rohmer ma anche un gioco che elenca i luoghi comuni dello stesso. Nell’ultimo album di Clio (che si chiama Carambolages, vuol dire “tamponamento a catena”) c’è un singolo che s’intitola Dormir debout, “dormire in piedi”.

È una canzone molto strana, che racconta di una giovane donna invaghita di un uomo probabilmente un po’ mitomane, uno che in modo anche piuttosto noioso narra di avventure palesemente inventate. La voce narrante femminile è perfettamente consapevole di tutte queste fesserie, ma non riesce a smettere di ascoltarlo.«Mais j’adore ses histoires à dormir debout, d’accord il est fou, mais quand il me parle, le reste j’avoue, le reste je m’en fous». In italiano suona più o meno così: “Ma adoro le sue storie da alzare gli occhi in su, d’accordo è pazzo, ma quando mi parla, il resto, confesso, non mi importa più”.

Nella prima strofa appariva l’equivalente francese di un’espressione italiana che rende bene l’idea: “Je sais qu’il affabule, qu’il invente à mesure des vertes et des pas mûres”: “Lo so che sta affabulando, che ne inventa spudoratamente di cotte e di crude”. In francese “di cotte e di crude” si dice “delle verdi e delle non mature” e chiaramente una cosa verde e una non matura sono la stessa cosa.

In Libano e in Egitto esiste da secoli il freekeh, un grano duro che – si suppone per fame – veniva raccolto acerbo, in aprile, quindi tostato per renderlo commestibile. Si chiama freekeh, e anche da secco resta piacevolmente vegetale, con quel sapore di una cosa verde e non matura.

Ricetta. Freekeh

Ingredienti per 2 persone:
150 g di freekeh
aneto
finocchietto selvatico
prezzemolo e menta freschi in quantità
il succo di mezzo limone
olio, sale e pepe

Come procedere
Lavate accuratamente il freekeh sotto acqua corrente e lasciatelo a mollo per 2 ore. Scolatelo e bollitelo per 30 minuti in acqua salata. Scolate e raffreddate di nuovo. Condite con molto olio, altro sale se serve, succo di limone se piace, e le erbe sminuzzate. Servite con verdure cotte a piacere e magari un pezzo di formaggio fresco, ricotta, primo sale, rimanendo libanesi, dell’halloumi grigliato.

Leggi i commenti