House of the Dragon. La rabbia delle regine che si vogliono prendere tutto. E, senza spoiler, ci dicono come
di Roberto CrociLos Angeles. «270 giorni di riprese, 2.500 membri del team, 9.000 comparse, otto compagnie di effetti speciali in sette Paesi, 2.000 paia di stivali, 114 parrucche, 2.600 frecce e 125 litri di sangue finto. Sono questi i numeri della seconda stagione di House of the Dragon, non me li sto inventando. Westeros sull’orlo della guerra civile, battaglie epiche, sfide volanti fra draghi, lotte fraterne e sangue a fiumi».
Lo showrunner Ryan Condal sciorina con orgoglio i dati. Ispirato a Fuoco e sangue di George R. R. Martin, il prequel è ambientato 190 anni prima delle Cronache del ghiaccio e del fuoco che sono state adattate sul piccolo schermo nella fortunatissima serie tv Il Trono di Spade. «È una guerra devastante, all’ultimo sangue», spiega con entusiasmo Condal a proposito della nuova stagione, dal domani su Sky e in streaming su Now, in contemporanea con gli Stati Uniti, «perché ogni fazione cerca di conquistare il trono cercando però di evitare l’uso dei draghi. È lotta intestina, d…
Los Angeles. «270 giorni di riprese, 2.500 membri del team, 9.000 comparse, otto compagnie di effetti speciali in sette Paesi, 2.000 paia di stivali, 114 parrucche, 2.600 frecce e 125 litri di sangue finto. Sono questi i numeri della seconda stagione di House of the Dragon, non me li sto inventando. Westeros sull’orlo della guerra civile, battaglie epiche, sfide volanti fra draghi, lotte fraterne e sangue a fiumi».
Lo showrunner Ryan Condal sciorina con orgoglio i dati. Ispirato a Fuoco e sangue di George R. R. Martin, il prequel è ambientato 190 anni prima delle Cronache del ghiaccio e del fuoco che sono state adattate sul piccolo schermo nella fortunatissima serie tv Il Trono di Spade. «È una guerra devastante, all’ultimo sangue», spiega con entusiasmo Condal a proposito della nuova stagione, dal domani su Sky e in streaming su Now, in contemporanea con gli Stati Uniti, «perché ogni fazione cerca di conquistare il trono cercando però di evitare l’uso dei draghi. È lotta intestina, di complotti, pugnalate alle spalle, assassinii e doppi giochi, insomma tutto ciò che si vedrebbe in un grande thriller di spionaggio. L’universo creato da George è ben studiato e così articolato da sembrare reale. Per lui Fuoco e sangue è un po’ come un libro di storia, basato a grandi linee sui conflitti del periodo dell’Anarchia, un’epoca particolarmente sanguinosa della storia medievale inglese. Nella seconda stagione siamo a un punto di non ritorno. Le due fazioni sono ai ferri corti. La nera sostiene le rivendicazioni di Rhaenyra Targaryen (Emma D’Arcy), la verde invece aiuta Alicent Hightower (Olivia Cooke) e Re Aegon. Un odio che non fa che peggiorare». A rappresentanza dei due team abbiamo parlato con le protagoniste assolute.
Nella prima stagione siete amiche, ora il rapporto cambia drasticamente.
Emma D’Arcy: «È proprio perché quel rapporto di amicizia profonda arriva dall’infanzia che ora i sentimenti che entrambe provano – tradimento, risentimento, competizione, perdita e gelosia – sono così esasperati. Questa stagione esplora la rabbia, in particolare quella femminile».
Olivia Cooke: «Questa è la storia di due donne forti che proprio a causa della loro amicizia finiscono in guerra tra di loro. Lo show è costruito intorno a questo rapporto condiviso da due donne incredibilmente intelligenti che purtroppo sono manipolate da una situazione patriarcale. Per continuare a controllare le donne il modo più semplice in un mondo patriarcale è creare separazione tra loro e metterle l’una contro l’altra. Nel corso della serie, i nostri personaggi cercano di trovare una sorta di ricongiungimento nonostante cerchino di dividerle».
Leggendo la sceneggiatura avete colto punti di contatto con l’attualità?
D’Arcy: «Siamo rimaste sorprese perché è ancora più moderna di quando l’abbiamo letta per la prima volta. Un tema molto importante sono i diritti delle donne, compreso quello di decidere del proprio corpo. Una domanda che Ryan ha voluto porre allo spettatore è stata: se sei una donna che vuole governare, come fai a convincere gli elettori o i sudditi di sesso maschile che non sei diversa da loro? Una domanda incredibilmente pertinente».
Cooke: «E si parla anche del problema delle donne costrette a portare a termine una gravidanza da bambine. Lavorando al progetto non avevamo intuito quanto fosse ancora tristemente attuale in alcuni Paesi».
Quali sono state le nuove sfide di questa stagione?
Cooke: «Per me è stata come interpretare diversi tipi di dolore e di trauma. La mia Alicent Hightower viene messa a dura prova, è costretta a fare i conti con il fatto che la cosa per cui è stata preparata dal padre fin dall’età di 14 anni, cioè sostenere il proprio casato, è cambiata. Ora suo figlio, il figlio del re, prendendo possesso del trono, ha ridotto il suo potere, perché nel momento in cui Aegon indossa la corona Alicent non è più la regina dei Sette Regni, ma la regina vedova, la ex regina. In questa stagione cerca di capire quanto sia cambiato il suo potere e di fare i conti con l’eredità culturale che le è stata imposta per tutta la vita».
D’Arcy: «Come attrice credo che gran parte del mio lavoro consista in quello che non vedete in televisione, nella ricerca che faccio per amore di questo mestiere. È stato bello lavorare con un mucchio di giovani attori. Senza dimenticare i draghi! Che sono di più, più grandi, più feroci, potenti e sanguinari. Come avete visto anche nel Trono di Spade, possono cambiare le sorti di una battaglia».
Molte donne si rivelano più cattive degli uomini.
Cooke: «La gente pensa che Alicent sia debole, ma non è vero. Per me non è cattiva. Penso che spesso debba manipolare chi le sta intorno per far capire il suo punto di vista, per allontanare l’attenzione degli uomini dal caos e dal fallimento totale. Nella prima stagione l’abbiamo vista come una ragazza ingenua, l’indottrinamento da parte del padre è stato totale, ma all’inizio della seconda stagione si sente libera di poter controllare il suo potere usando la sua astuzia».
D’Arcy: «Interpreto un personaggio che in apparenza è molto tranquillo, eppure è capace di esercitare un grande potere su tutti. È stato molto interessante creare questa evoluzione, modificare un personaggio che non si aspetta di trovarsi in una posizione di potere. Nella prima stagione nessuno si aspetta nulla da lei, è cresciuta in una famiglia privilegiata, ma ha molta libertà perché non ha responsabilità. Cercare di immaginare questa sua evoluzione verso il potere è stata una sfida interpretativa molto interessante. E poi stavolta c’è molto dolore per le perdite. Quel dolore che può separarci dalla nostra famiglia, dai nostri amici, dai nostri alleati… Deve combattere per restare nel mondo dei vivi, deve lottare per la propria eredità. Credo che Rhaenyra sia stanca di usare metodi morbidi per convincere gli altri, per lei è arrivato il momento di imporsi, di far sentire la propria voce, soprattutto contro tutti quelli che le cospirano contro».
Questa serie può contare su un pubblico affezionato e fedele, che spesso però ha anche reazioni molto forti. Quanto influisce sul modo di interpretare un personaggio?
Cooke: «Premesso che non posso rivelare nulla della trama, cerco di non lasciare che questo successo influisca sulla mia interpretazione. Non è facile perché la storia è molto avvincente, ma abbiamo dei copioni bellissimi da seguire e quindi per me è importante rimanere fedele al testo in modo austero, quasi monacale».
D’Arcy: «Rhaenyra è una persona devastata, rigida nella gestione del dolore. È fin troppo facile per i suoi sostenitori rivoltarsi contro di lei...».