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A che punto è la guerra in Ucraina

Negli ultimi mesi l’offensiva russa sta mettendo in difficoltà l’Ucraina, che chiede agli alleati più armi per rispondere: l’avanzata è concentrata nella zona di Kharkiv. In foto, combattimenti a Chasiv Yar (Tyler Hicks/The New York Times) 
Mentre in Svizzera si chiude la conferenza per la pace, sul campo i combattimenti sono sempre più accesi. E i soldati di Mosca e Kiev si affrontano vicinissimi: è la linea zero. Reportage
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Kharkiv (Ucraina). «Con la fortuna che ho mi mandano a Chasiv Yar». Chasiv Yar è il luogo che oggi in Ucraina indica dove si combatte con più ferocia. Nel 2022 era la resistenza a oltranza dentro la Azovstal a Mariupol, nel 2023 era l’assedio di Bakhmut e oggi è la battaglia urbana – se si può usare l’aggettivo “urbana” per le poche file ordinate di caseggiati in cima a una collina che in tempo di pace ospitano diciassettemila abitanti – di Chasiv Yar.Il ragazzo che pronuncia queste parole è in un bar di Krivy Rih e gli daremo un nome convenzionale, Dmitry, perché non dovrebbe essere qui a dire quello che dice.

È preoccupato per la mobilitazione:a partire dal 18 maggio l’Ucraina ha cominciato a chiamare alle armi i cittadini che hanno almeno venticinque anni. Dmitry non è contro la guerra in modo netto, capisce il senso della resistenza all’invasione di Vladimir Putin, ma si consuma per la preoccupazione. Vede il conflitto come un buco nero che pian piano tenta di inghiottire l’Est d…

Kharkiv (Ucraina). «Con la fortuna che ho mi mandano a Chasiv Yar». Chasiv Yar è il luogo che oggi in Ucraina indica dove si combatte con più ferocia. Nel 2022 era la resistenza a oltranza dentro la Azovstal a Mariupol, nel 2023 era l’assedio di Bakhmut e oggi è la battaglia urbana – se si può usare l’aggettivo “urbana” per le poche file ordinate di caseggiati in cima a una collina che in tempo di pace ospitano diciassettemila abitanti – di Chasiv Yar.Il ragazzo che pronuncia queste parole è in un bar di Krivy Rih e gli daremo un nome convenzionale, Dmitry, perché non dovrebbe essere qui a dire quello che dice.

È preoccupato per la mobilitazione:a partire dal 18 maggio l’Ucraina ha cominciato a chiamare alle armi i cittadini che hanno almeno venticinque anni. Dmitry non è contro la guerra in modo netto, capisce il senso della resistenza all’invasione di Vladimir Putin, ma si consuma per la preoccupazione. Vede il conflitto come un buco nero che pian piano tenta di inghiottire l’Est del suo Paese, alla velocità di un ghiacciaio, pochi chilometri l’anno. Ma quei pochi chilometri sono pagati carissimi, sia dai russi sia dagli ucraini.la lotteriaLa procedura di mobilitazione non toccherà tutti, anzi, spiega Dmitry, alcuni saranno chiamati e molti altri no: si dice che si fermerà a cinquantamila reclute – in un Paese da quaranta milioni di persone – e questa incertezza è uno dei fattori che alimenta la sua ansia. Dei chiamati poi non tutti andranno in prima linea – e di nuovo c’è un effetto lotteria. Sorvegliare un checkpoint a Leopoli, nell’Ovest vicino ai confini con la Polonia, è un dovere patriottico, ma è meno pericoloso che farsi spedire verso Est. Ma qualcuno alla fine ci dovrà andare laggiù.

Addestramento rapido

Trincee del Donbass oppure fronte del Dnipro oppure confine settentrionale. Ci sono mille chilometri di prima linea con i russi. Battaglie che vanno avanti da anni. Congedo previsto? Si parla di 36 mesi, ma per ora è in vigore la legge marziale e quindi finché dura la guerra i soldati restano soldati.«Sono sicuro che io sarò uno dei prossimi a essere chiamati». Ha un tono pessimista, Dmitry. «La procedura comincia con l’aggiornamento via app dei dati, come età e indirizzo corrente. Poi se ti va male ti arriva un avviso e devi presentarti. Oppure anche se non ti arriva un avviso ti ferma una pattuglia di poliziotti per strada e ti chiede se hai aggiornato i tuoi dati sul registro: ci sono giovani per questo che non escono più di casa», racconta al Venerdì. Il problema è che se non segui la procedura ti possono prelevare e mandarti a un centro di addestramento. E a quel centro arrivano i comandanti delle unità che combattono in prima linea e hanno bisogno di riempire i vuoti. Invece se segui la procedura finisci in una filiera diversa, altri centri d’addestramento, e magari ti va bene e finisci dove non si combatte».Funziona come per l’evasione fiscale, insomma: se non segui la procedura magari nessuno se ne accorge e non appari sul radar. Ma se ti beccano sono guai grossi.

Slogan e sondaggi

Oggi in Ucraina lo spettro delle opinioni possibili è ampio. Dmitry e quelli come lui che vogliono tenersi il più lontano possibile dalla guerra – ma vorrebbero che fosse vinta – sono a un’estremità dello spettro. All’estremo opposto ci sono gli ucraini che ancora considerano possibile una vittoria, come se fossimo nel settembre 2022. Allora tutte le speranze erano realistiche: riconquistare i confini del 1991, quindi il Donbass per intero e la penisola di Crimea, e nel mentre infliggere a Putin una sconfitta così dura che tutto il suo sistema avrebbe cominciato a traballare e sarebbe venuto giù, come quei palazzoni obsoleti ai quali vengono tagliate le fondamenta con esplosioni controllate.

Al centro di questo spettro c’è il gruppo più numeroso: quello di chi incassa le cattive notizie e tira avanti lo stesso perché la resistenza è questo, andare avanti oltre il limite di tolleranza. Non si cambia idea soltanto perché le cose vanno male, è lo slogan non detto di questa fazione: nei sondaggi la maggioranza degli ucraini sostiene che anche se gli alleati occidentali smettessero di mandare aiuti militari, la guerra contro la Russia dovrebbe andare avanti lo stesso. È una cupa testardaggine che non si capisce facilmente fuori dall’Ucraina, ma che è la cifra di tutto questo conflitto.occhi negli occhiIl gruppo militare da ricognizione della 42esima brigata che parla con il Venerdì, durante una pausa tra una missione e l’altra a nord di Kharkiv, è l’incarnazione di questo spirito. Quattro soldati, mimetica e fucili kalashnikov in braccio, in forma ma senza le esagerazioni che si vedono nei film. Si sono messi a semicerchio, accettano di farsi intervistare.

A uno trema lievemente un labbro. Un altro ha la cicatrice di una scheggia sopra la fronte abbronzata. Vengono proprio da Chasiv Yar, perché i generali hanno dovuto spostare qui alcuni reparti speciali per far fronte all’onda d’urto dei russi dal confine Nord. Il loro compito, spiegano, è avvicinarsi il più possibile alle linee dei nemici senza farsi scoprire e osservare da vicino. Ma non ci sono droni e satelliti per queste cose? Indicano le fronde degli alberi tutto attorno: «Le ricognizioni dal cielo non bastano, ci vogliono gli osservatori a terra. A volte i russi sono dentro a uno scantinato e i droni non li vedono». Quando dite «il più vicino possibile» che cosa volete dire? «Cinquanta metri. Ci avviciniamo in silenzio e ce ne andiamo in silenzio. In realtà non esiste una riga continua del fronte, ma un insieme di posizioni e non sono disposte in linea retta. A volte andiamo oltre le posizioni dei russi». In gergo il luogo dove i soldati ucraini e i soldati russi entrano in contatto si chiama Linea Zero – perché la distanza tra nemici è zero. Questo gruppetto di ricognitori va a “Meno uno”, il chilometro di territorio che sta dopo la Zero.

E se vi scoprono che succede? «Dipende, i russi non sono tutti uguali. Se sono reparti senza esperienza, poco selezionati, si mettono a gridare gli ordini, si urlano l’un l’altro e li sentiamo anche noi. Se invece sono soldati che sanno già che cosa fare in questo genere di situazioni, reagiscono in automatico e in silenzio, si coprono e cominciano a spararci. A quel punto dipende: quanti sono loro? Se sono molti più di noi, a partire dal triplo, ci copriamo a vicenda nella squadra e cominciamo a ritirarci in maniera ordinata». Qual è la missione che vi ha lasciato più soddisfatti? «Siamo soddisfatti quando le nostre perdite sono minime. Nella maggior parte delle nostre missioni qualcuno di noi viene ferito. Ferite minime, da schegge oppure contusioni». Eccola la cupa testardaggine. Che cosa pensate vogliano i russi? «Vogliono prendersi tutto. Se vedono dei risultati, non si fermeranno. Non sono nemmeno sicuro che gli basterà l’Ucraina».

Sul Venerdì del 14 giugno 2024

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