Massimo Giannini, i 3 euro dei braccianti fantasma e i 3.336 miliardi di Nvidia
di Massimo GianniniRivendico il diritto ai miei dieci minuti di populismo. Populismo, poi: indignarsi per l’ingiustizia che dilaga e per il privilegio che aumenta è davvero prerogativa dei populisti? Sporgersi sull’abisso che separa una sparuta e cazzuta élite di pluri-miliardari e una massa informe e abnorme di poveri cristi, è davvero il frutto marcio dell’odio di classe di chi non ce l’ha fatta o dell’invidia sociale di chi non ci ha neanche provato? Non ne sono così sicuro. La settimana scorsa ho preso due schiaffi nella stessa giornata. Il primo schiaffo è una storia orribile di schiavitù moderna, che ha destato la solita mezza giornata di cordoglio ufficiale e unanime, e poi è finita subito nella discarica dei cervelli: l’omicidio di Satnam Singh.
Lo chiamo omicidio, perché questo giovane indiano di trentun anni i suoi …
Rivendico il diritto ai miei dieci minuti di populismo. Populismo, poi: indignarsi per l’ingiustizia che dilaga e per il privilegio che aumenta è davvero prerogativa dei populisti? Sporgersi sull’abisso che separa una sparuta e cazzuta élite di pluri-miliardari e una massa informe e abnorme di poveri cristi, è davvero il frutto marcio dell’odio di classe di chi non ce l’ha fatta o dell’invidia sociale di chi non ci ha neanche provato? Non ne sono così sicuro. La settimana scorsa ho preso due schiaffi nella stessa giornata. Il primo schiaffo è una storia orribile di schiavitù moderna, che ha destato la solita mezza giornata di cordoglio ufficiale e unanime, e poi è finita subito nella discarica dei cervelli: l’omicidio di Satnam Singh.
Lo chiamo omicidio, perché questo giovane indiano di trentun anni i suoi “caporali” assassini l’hanno lasciato crepare, usandolo, sfruttandolo e poi buttandolo come un rifiuto umano o un giocattolo rotto davanti al suo tugurio, dopo che un avvolgitore di plastica gli aveva tranciato un braccio mentre lavorava nei campi del Basso Lazio.
Era venuto in Italia da tre anni. Inseguiva una speranza. Sputava l’anima raccogliendo pomodori per quindici ore al giorno, in nero, per una paga miserabile da 3 euro all’ora. Pare ce ne siano almeno 20 mila, di questi braccianti-fantasma che si spaccano la schiena per un tozzo di pane, e per garantire ogni giorno a noi benestanti la tavola imbandita di verdura fresca e di frutta succosa. Non solo sikh e bangladini: anche italiani, donne e pensionati, che arrotondano così il niente garantito da un welfare allo stremo.
Il secondo schiaffo l’ho preso dal Financial Times. A Wall Street è avvenuto il sorpasso che i mercati aspettavano. La Nvidia Corporation è diventato il titolo con il più alto valore di Borsa di tutti i tempi. Con una capitalizzazione di 3.336 miliardi di dollari, ha sbriciolato i record di Microsoft (che guidava la classifica con 3.325 miliardi) e Apple (che vale “solo” 3.278 miliardi). L’hanno pensato bene il nome della “ditta”, i tre fondatori Jen-Hsun Huang, Chris Malachowsky e Curtis Priem, che dal lontanissimo 1993 in poi riversarono tutto il loro genio nella produzione dei componenti per Nintendo, Playstation, Xbox.
Nel gergo degli iniziati della Silicon Valley, Nvidia evoca schede video e processori digitali, ma nella lingua di noi comuni mortali sembra alludere davvero al disagio provocato dalla prosperità di pochi rispetto alla povertà di tanti. Pensateci: Nvidia vale 3.336 miliardi di dollari, Singh è morto per 3 euro l’ora. Non so, magari non c’entra niente. O forse c’entra moltissimo. Leggo che le azioni del colosso californiano sono esplose da quando si è specializzato nei microchip per l’IA. Eccola, l’ennesima conferma: l’intelligenza artificiale fa passi da giganti. È di quella “normale”, purtroppo, che si stanno perdendo le tracce.
Sul Venerdì del 28 giugno 2024