Pascoli, poco sesso ma morboso
di Daria GalateriaLe cavalline storne, nella storia patria, sono due, rivela Bruno Nacci in un fine saggio esegetico sulla poesia del Pascoli preceduto da una briosa biografia. Due sicari dunque,il 10 agosto 1867, avevano tirato una schioppettata al padre del poeta, Ruggero, già delegato di polizia della Repubblica romana, passato al partito monarchico: mandante, non uno degli “accoltellatori”, accesi repubblicani, ma un rivale alla carica di amministratore di una tenuta dei Torlonia: Pietro Cacciaguerra.
Orbene, quasi ottant’anni dopo,nel 1944, alle cinque della sera, a due chilometri dal luogo in cui hanno sparato a Ruggero, viene abbattuto a fucilate sul suo calesse e trascinato da un’altra cavallina storna un nipote di Cacciaguerra.Il “delicato poeta” del fanciullino («si è messo a rifare il verso ai polli», biasimava Croce – erano le onomatopee; quei toni bucolici in Francia saranno definiti “moderne Georgiche”) era una testa calda; nei primi studi, e soprattutto a Bologna, frequentò nelle osterie…
Le cavalline storne, nella storia patria, sono due, rivela Bruno Nacci in un fine saggio esegetico sulla poesia del Pascoli preceduto da una briosa biografia. Due sicari dunque,il 10 agosto 1867, avevano tirato una schioppettata al padre del poeta, Ruggero, già delegato di polizia della Repubblica romana, passato al partito monarchico: mandante, non uno degli “accoltellatori”, accesi repubblicani, ma un rivale alla carica di amministratore di una tenuta dei Torlonia: Pietro Cacciaguerra.
Orbene, quasi ottant’anni dopo,nel 1944, alle cinque della sera, a due chilometri dal luogo in cui hanno sparato a Ruggero, viene abbattuto a fucilate sul suo calesse e trascinato da un’altra cavallina storna un nipote di Cacciaguerra.Il “delicato poeta” del fanciullino («si è messo a rifare il verso ai polli», biasimava Croce – erano le onomatopee; quei toni bucolici in Francia saranno definiti “moderne Georgiche”) era una testa calda; nei primi studi, e soprattutto a Bologna, frequentò nelle osterie insurrezionalistie anarcosocialisti, “ribaldie tagliacantoni (rompicolli)”, annotava la polizia; e più avanti “terroristi”.
Pascoli seguiva le lezioni di Carducci con l’amico Andrea Costa, fondatore del Partito socialista Rivoluzionario, che nel 1882 si dirà disposto all’azione politica “anche tramite le vie legali” (fu deputato), per ora è processato, e Pascoli lo aiuta a fuggire all’estero. “Minchione”, lo definisce Carducci, perché gli procura supplenze che Giovanni diserta, passando le giornate a letto e le serate in bottiglieria, in estrema povertà – a volte chiedendo l’elemosina (le monete d’oro – tredici – vinte con le poesie in latino correrà a impegnarle). Nella misera vita da insegnante di provincia,tra le cifre per i più elementari bisogni della vita, compare la voce “necessità” (il bordello).
Le lettere recentemente pubblicate al fratello Raffaele confondono la morbosa leggenda del Pascoli legato patologicamente alle sorelle: lo supplica di trovar marito all’”insopportabile Ida” – «ma che cosa diresti e faresti tu, sei io prendessi moglie», scrive a lei però, nell’anno “nero” in cui la bella Ida si sposa. Resta, per le sincere – ma ribadite e non richieste – professioni di castità, il racconto della notte del trasloco da una villa a Castelvecchio, con l’altra sorella, Mariù: «Liberammo una branda,e, vestiti come eravamo, ci ponemmo su quella con in mezzo Gulì (il cane), ma non chiudemmo gli occhi e parlammo quasi sempre». «Mariù! Prendi subito quei due quadri e buttali nel cesso», le ingiungeva, quandogli conferivano cavalierati che lei devotamente esponeva.