Il Venerdì

Natalia Aspesi: compleanno con sorprese

Disegno di Mojmir Jezek
Disegno di Mojmir Jezek 

QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE. Ogni settimana le risposte alle lettere dei lettori

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Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.

Carissima signora, Le scrivo solo e unicamente per ringraziarLa e siccome leggo che attualmente La infastidiscono più che mai le chiacchiere inutili sarò breve: sono d’accordissimo con Lei su Berlusconi (non si diventa simpatici eroi solo perché defunti), sull’astensione dal voto e anche su Clooney (il meglio, sempre!) e spero che il Suo film preferito sia ancora Barry Lindon. Ma se così non fosse la potrei “perdonare” per tutto quello che ci da in termini di intelligenza, acume e humor! Con – mi perdoni la confidenza – tanto affetto.
Stefania Mancini

Questa è una delle tante lettere che ho ricevuto per il mio pesante o pesantissimo compleanno. Molte, e nessuna tanto cattiva da darmi un dispiacere. Vecchia, troppo vecchia, eppure questo compleanno me lo ricorderò. È stata quasi una commovente sorpresa capire quanta gente mi legge (o fa finta di leggermi) nella solitudine vera in cui da un po’ di tempo viviamo, separati dagli altri, dai fantasmi in apparenza amichevoli della rete. E poi, sì, il mio film indimenticabile resta Barry Lyndon (1975, di Kubrick), Berlusconi con sua approvazione mi resta antipatico, l’astensione dal voto una pericolosa furbata. Insomma ci troviamo d’accordo.

Nell’era dei social regna la solitudine

Gentile Natalia, nell’era della rete e dei social c’è ormai poco da aggiungere: le persone sono sempre più lontane le une dalle altre. La distanza, che sembra ormai irrecuperabile, in effetti segna in modo inequivocabile una separazione netta tra la gente. L’umanità, l’empatia umana è quasi finita. C’è in giro una ricerca di solitudine che, in un momento storico di massima interconnessione della società, appare un paradosso. Non si è più portati al confronto di persona, sia sul piano professionale che, addirittura, a volte anche amicale. Un disastro. C’è in atto una irrecuperabile lacerazione dei rapporti umani. La vita è sterilizzata dalla presenza dell’altro. Una strada su cui camminano gran parte delle persone. Il contraddittorio di persona si evita. Prendiamo atto, ahimè, di una modalità sterile di rapportarsi alle persone. Sarebbe ora di ritornare ai tempi passati, dove le piccole e grandi questioni si risolvevano più che altro parlandosi. Al contrario, più contatti diretti trovando soluzioni e meditazioni, grazie a un confronto sano nel rispetto di ciascuna posizione. Ciò rappresenterebbe una sensibilità importante ritrovando lo spirito e il senso della comunità. Questo è l’impegno comune che occorre svolgere e sviluppare, senza aver paura. Riprendiamo il bandolo. Mi rivolgo soprattutto ai ragazzi, nelle cui mani è il futuro del nostro Paese, perché abbiano la volontà, costantemente, di esprimere la propria personalità insieme agli altri, in maniera solidale e non con rapporti solo formali.
Nicola Campoli, Napoli

Io non so se certe forme di crudeltà nascano proprio dal vivere più vite, una in rete e l’altra vera, quella vera talvolta spietata. Mi riferisco alla sua bella lettera (in parte per forza tagliata) e penso ormai a ciò che ci sta distruggendo. Lei scrive: «l’umanità, l’empatia umana è quasi finita». Io sono di quelle anziane che si arrabattano male (malissimo) sulla rete, e ancora mi indigno per la morte del giovane Satnam Singh, che con un braccio distrutto è morto per la perdita di sangue, e pochi giorni dopo mi chiedo quale sia la gelida follia che a Pescara ha reso del tutto normale andare al mare dopo aver ammazzato con 25 coltellate l’amico minorenne che doveva pagare un debito di 300 euro. Per pagare l’hashish. Negli stessi giorni, lo stesso disprezzo per i poveri che sono spazzatura da buttare, la stessa disumana ferocia su un amico. Tutti minorenni. Un atto di una «irrecuperabile lacerazione dei rapporti umani». Io le chiedo: come si fa a lasciare ciò che è comunque una rivoluzione necessaria, forse mal diretta, che ha tolto a chi ne fa uso la meravigliosa opportunità di servirsene in modo giusto? Le sue parole sono oneste, la solitudine della rete colpisce molti, ma non vedo, mi perdoni, un modo per tornare al passato. O per lo meno non lo vedo io. Poi, e le chiedo scusa, non è solo la rete staccata dal tempo in cui viviamo, noi, in tutto il mondo, viviamo un momento di luce crudele, la politica sta lontano e non è interessata, e persino la Salis intende infastidirci: vuole infatti trovare la casa per i senzatetto. Insomma, non vedo migliorie.

Per fare un figlio non serve un “cantiere”

Gentile signora, sotto casa mia c’è stata l’ennesima manifestazione e i partecipanti, non poi tanti, erano lì a fare la solita cosa contro l’aborto. Ma che barba! È la solita agenzia un po’ noiosa, composta anche da vecchi. Ma cosa ci fanno i vecchi a queste adunate? Loro cosa c’entrano? Avranno anche loro messo incinte delle ragazze? O saranno semplicemente dei peccatori pentiti di aver fatto finta di niente quando una fanciulla li accusava? Ho visto che anche i cartelli che chiedevano allo Stato di mettere in cantiere una vera rivoluzione socioeconomica. E di “mettere in cantiere”, come fosse un apparecchio, la voglia di un figlio. Se ci verrà la voglia, non ci vorrà un cantiere, basterà il nostro desiderio.
L.B.

Questa associazione è sempre contro: contro l’aborto, contro i maschi che amano i maschi (delle donne non si parla), dei maschi che diventano femmine o al contrario, di maschi che ricordandosi del grido anni 70, “l’utero è mio e lo gestisco io”, fanno un figlio fregandosene di commettere un reato. Insomma questa cupa associazione in pratica si comporta, lietamente, da vera inquisizione.

Sul Venerdì del 5 luglio 2024

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