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Michele Serra: tutta la solidarietà a due popoli

PER POSTA: ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. In attesa di una manifestazione che preveda entrambe le bandiere, ribadisco che la campagna contro l’antisemitismo e quella in difesa dei palestinesi non sono contrapponibili
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Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90 00147 Roma

Caro Michele, sono stato in Israele e Terra Santa pochi anni fa e da allora mi batto per aiutare il popolo palestinese: topi in gabbia, senza diritti e possibilità di un futuro migliore, reietti che scontano il potere di Israele e Usa. Sono quindi perplesso da questa campagna contro l’antisemitismo rilanciata da Fanpage e da Repubblica, perché ad essa nessuno accosta una uguale campagna contro il genocidio di Israele in Palestina. Perché non lo fai, perché non lo fate? Se Putin o Orbán uccidessero bambini e ragazze ogni giorno, tutto il mondo inorridirebbe e le tv manderebbero da mattina a sera le immagini delle torture. Il tuo e nostro senso di colpa nei confronti di Israele deve terminare: mi urlavano di non comprare nulla dai “terroristi” quando ero in Terra Santa. I terroristi erano vecchi e donne che vendevano pochi, semplici oggetti. Perché non urliamo ogni giorno “NO a…

Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90 00147 Roma

Caro Michele, sono stato in Israele e Terra Santa pochi anni fa e da allora mi batto per aiutare il popolo palestinese: topi in gabbia, senza diritti e possibilità di un futuro migliore, reietti che scontano il potere di Israele e Usa. Sono quindi perplesso da questa campagna contro l’antisemitismo rilanciata da Fanpage e da Repubblica, perché ad essa nessuno accosta una uguale campagna contro il genocidio di Israele in Palestina. Perché non lo fai, perché non lo fate? Se Putin o Orbán uccidessero bambini e ragazze ogni giorno, tutto il mondo inorridirebbe e le tv manderebbero da mattina a sera le immagini delle torture. Il tuo e nostro senso di colpa nei confronti di Israele deve terminare: mi urlavano di non comprare nulla dai “terroristi” quando ero in Terra Santa. I terroristi erano vecchi e donne che vendevano pochi, semplici oggetti. Perché non urliamo ogni giorno “NO all’antisemitismo e NO al genocidio dei palestinesi?”

Walter Caporale (presidente Animalisti italiani)

Caro Caporale, la campagna contro l’antisemitismo e la campagna di solidarietà con i palestinesi non sono da nessun punto di vista (ideologico, culturale, perfino “tecnico”) contrapponibili. Sono la stessa cosa: ribellione contro i soprusi, la disumanità, la discriminazione etnica. I soprusi non si cancellano l’uno con l’altro. Si sommano. O li si affronta per ciò che sono (una catena senza fine di odio, di negazione dell’altro, di rappresaglie) o si rischia di sembrare più sensibili a questo sopruso, meno sensibili a quello, a seconda di chi lo abbia commesso. Purtroppo, per la disgraziata incapacità di tenere insieme le cose, il NO all’antisemitismo e il NO alla distruzione di Gaza trovano casa solo in sedi separate. Non è mai la stessa voce, che grida quel NO. Laddove si denuncia la disumana rappresaglia di Netanhyau, difficilmente si metterà in guardia contro l’odio per gli ebrei in quanto ebrei (l’antisemitismo questo è). E laddove si paventa il rigurgito di antisemitismo, difficilmente si prenderanno le parti dei palestinesi bombardati, affamati e cacciati di casa. Detto questo, non mi sembra che il NO contro la distruzione di Gaza sia più flebile rispetto al NO all’antisemitismo. Il colpo d’occhio sulle manifestazioni e sulle mobilitazioni di tutto il mondo dice il contrario. Israele ha perduto, negli ultimi mesi, gran parte delle simpatie politiche internazionali. La responsabilità è solamente del suo governo, certo non dell’antisemitismo. Ma nelle persone meno dotate di senso critico, e di senso storico, questo ha portato a fare una grave confusione tra ebrei e Israele, e tra l’antisemitismo (che è cosa orribile) e la giusta opposizione al nazionalismo cieco e sordo del governo Netanhyau e degli oltranzisti religiosi che impugnano la Bibbia come Hamas il Corano. La grottesca auto-esclusione dal Pride, in diverse parti del mondo, degli ebrei gay, perché non si sentivano sicuri, la dice lunga sull’atroce confusione tra persone e Stati, tra esseri umani e Religioni. Ho già scritto mesi fa che non parteciperò a nessuna manifestazione che non preveda la presenza di entrambe le bandiere, in segno di solidarietà non per due Nazioni, ma per due Popoli. Difatti: non ho partecipato ad alcuna manifestazione, né prevedo che mi sarà mai possibile farlo.

Quanto sangue dalle religioni

Egregio Serra, ho sempre apprezzato le sue laiche risposte, ancor più in questi tempi che vedono tre religioni monoteiste in guerra tra loro. Anni fa andai a Gerusalemme per vedere di persona le pietre contese da queste religioni e mi convinsi che si fondano su fatti e dogmi antiscientifici. La prima, quella ebraica, crede che un’improbabile coppia (Adamo ed Eva) sia stata la progenitrice della specie umana, mentre l’antropologia ha dimostrato quale sia stata l’evoluzione fino all’Homo Sapiens. La seconda, quella cristiana-cattolica, crede in un impossibile parto verginale, da cui nacque un bambino che diventato adulto fu crocefisso, morì e fu sepolto, per poi resuscitare in carne e ossa e ascendere chissà dove. La terza, quella islamica, crede che Maometto ascese al cielo per ricevere istruzioni da Allah, con un cavallo alato, da un masso conservato all’interno della Moschea al-Aqsa di Gerusalemme. Queste credenze saranno pure alla base di dispute teologiche, ma ancor più sono state e sono all’origine di sanguinosi conflitti armati.
Walter Merzagora - Milano

Quando gli uomini saranno in grado di distinguere la spiritualità, il desiderio di sentirsi parte dell’Universo, dai dogmi religiosi, allora forse comincerà per davvero la civiltà. Mi scuso per la frase un po’ pomposa e un po’ drastica, passibile di infinite confutazioni e rimostranze. Ma la Verità Rivelata è una fola. Il solo fatto che questa Verità sia differente da tribù a tribù la relativizza, le toglie ogni presunzione assolutista. La liberazione da questa fola appare, comunque, molto distante nel tempo. Ci è possibile solo privatamente. Affidarsi alla maestà della natura, accettare il grande ciclo della vita e della morte, senza farlo nel nome del Libro e della Tradizione, non è cosa utile alle Nazioni, alle Chiese e al Potere. È utile solo a chi sceglie di farlo.

Perché la destra non fa mai autocritica

Caro Serra, in ogni occasione pubblica i parlamentari della destra, soprattutto quelli di FdI, e i giornalisti delle testate vicine ai partiti di governo, difendono Giorgia Meloni sempre e comunque, anche se le dichiarazioni o l’operato della presidente del Consiglio si presterebbero a critiche. Mai a sinistra alcun leader ha goduto di tale privilegio perché chi appartiene a questa parte politica, a qualunque livello, mantiene in ogni circostanza la capacità critica anche nei confronti di figure di riferimento. Si tratta evidentemente nei due casi di un approccio diverso alla leadership.

Calogero Barranco

Caro Barranco, per noi di sinistra la capacità critica è croce e delizia. Strumento utile, al tempo stesso è una grave soma. È vero: la destra non critica quasi mai se stessa, la sinistra ha passato gran parte del suo tempo a confutare, criticare, discettare. O la destra è fatta di anime semplici, o fingono di esserlo perché è molto più comodo. Si fatica di meno.

Sono molti i vantaggi del doppio turno

Caro Serra, tutti contro il doppio turno, a destra… Sistema dei più democratici perché è un voto più consapevole: tornare alle urne conoscendo i risultati del primo turno concede agli elettori tempo per riflettere, neutralizzando in parte le reazioni di pancia che sono quelle su cui conta la destra. Merlo ha spiegato brillantemente perché la destra lo vede come la peste: col doppio turno si esprime la maggioranza assoluta che batterebbe quasi sempre la destra, che nel Paese è maggioranza relativa; spazzando via i partitini-distinguo che impediscono l’unità a sinistra, “obbligandola” a unirsi. Aumenterebbe l’astensionismo? Mi asterrei dall’arrampicarmi sugli specchi.

Angelo Maria Castellano

Manomettere le regole per vincere: non c’è sport o gioco al mondo che lo consenta. Nemmeno il poker nei peggiori saloon di frontiera.

Sul Venerdì del 12 luglio 2024

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