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Natalia Aspesi: un figlio si fa insieme

Illustrazione di Mojmir JeŽek. www.core-edizioni.it 
QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE: Ogni settimana le risposte alle lettere dei lettori
4 minuti di lettura

Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.

Gentile Signora Aspesi, ho provato un vero piacere nel leggere, sul Venerdì del 28 giugno, la lettera di una bella persona che si firma R.B. Mi sono sentita piacevolmente a mio agio come con una interlocutrice in perfetta lunghezza d’onda e cercherò di spiegarne le ragioni. In tempi di onnipotenza e di violente semplificazioni che aprono la porta al diniego, la lettrice rispetta una realtà problematica in quanto tale. Non si risolve il conflitto negandolo con l’eliminazione di un suo dato. Jung diceva che prova di salute mentale è reggere l’esistenza del conflitto. E, dopo il concepimento,i soggetti sono due. Noi siamo esseri carnali, il cui corpo si sviluppae si trasforma in continuazione, cominciando nel concepimentoe terminando con la morte. Esistono delle zone d’ombra nella vita in cui appare necessario anche sacrificare il più debole. Non tutte le scelte sono o volutamente mal…

Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.

Gentile Signora Aspesi, ho provato un vero piacere nel leggere, sul Venerdì del 28 giugno, la lettera di una bella persona che si firma R.B. Mi sono sentita piacevolmente a mio agio come con una interlocutrice in perfetta lunghezza d’onda e cercherò di spiegarne le ragioni. In tempi di onnipotenza e di violente semplificazioni che aprono la porta al diniego, la lettrice rispetta una realtà problematica in quanto tale. Non si risolve il conflitto negandolo con l’eliminazione di un suo dato. Jung diceva che prova di salute mentale è reggere l’esistenza del conflitto. E, dopo il concepimento,i soggetti sono due. Noi siamo esseri carnali, il cui corpo si sviluppae si trasforma in continuazione, cominciando nel concepimentoe terminando con la morte. Esistono delle zone d’ombra nella vita in cui appare necessario anche sacrificare il più debole. Non tutte le scelte sono o volutamente malvagie o adamantine. Ancora una volta, contro il diniego, propongo la necessità di accettare questa condizione umana. Il mito della libertà e dell’indipendenza senza limiti è l’esaltazione con un’ombra paranoica che i Greci chiamavano hybris e che condannavano, per cui bene fa la lettrice a nominare alcune delle tante realtà senza le quali non potremmo vivere. L’aborto è un atto violento e contro natura, scrisse il laico Umberto Veronesi con il realismo, oltre che dell’uomo, anche del medico.
Lettera firmata

Se ho capito bene la sua bella lettera, lei ci dice che secondo il laico professor Veronesi l’aborto è “un atto violento e contronatura”, io continuo a pensare che siccome si fa in due, non può essere solo imputabile alla donna. C’è sempre un lui che agisce e non ha responsabilità, mentre, mi scusi l’ovvietà, è lui il responsabile. O le donne fanno in modo di proteggersi, o il figlio che si forma è metà dell’uomo. Non può lavarsene le mani. Come fare? Io non lo so: ma i tremendi pro-famiglia, anziché colpevolizzare chi nella unione è innocente, la donna, trovino il modo di richiamare l’uomo ai suoi doveri. Non c’è anche un esame facile da fare? Credo di sì. Quando la signora è incinta, potrebbe chiedere ai pro-famiglia di obbligare con arti magiche l’uomo a sottoporsi all’esame. Vedo una gran fuga di maschi! Ma se fosse possibile, che disastro!! Si troverà un uomo per tutte?

Le scrivo subito, sparecchierò dopo…

Gentile signora Aspesi, o anche cara Natalia, le scrivo di getto, dopo aver letto nella sua rubrica una lettera in cui una lettrice le scriveva a proposito della sua assenza dal Venerdì per una settimana. Anche a me era molto mancata ed in effetti mi ero preoccupata della sua salute. La settimana seguente è ritornata a pubblicare ed allora mi sono quasi detta che forse non avevo scorso bene il settimanale, forse ero stata distratta, d’altronde sono un’insegnante ed in questo periodo siamo tutti stanchi. Poi ho letto questa lettera e ho capito che davvero era stata assente, davvero non era stata bene. Allora ho pensato,le scrivo subito, senza aspettare di sparecchiare, in questo disordine da venerdì sera. La volevo infatti ringraziare per avermi fatto sorridere in questi anni. Oggi ho quasi 48 anni e la leggo da quando sono adolescente. Mi ricordo che rubavo il giornale al mio babbo ed andavo a leggerlo fuori al sole, seduta per terra, in un angolo, appoggiata ad una porta e riparata dal vento. Mi ha fatto leggere Patrick Dennis, Zia Mame e poi Povera piccina, regalandomi momenti di assoluto divertimento. Mi ha portato con lei a vari festival del cinema, a Cannes, a Venezia. Soprattutto ho apprezzato la leggerezza e la voglia di ribaltare i consueti punti di vista, sempre utile per me, che sono fin troppo seria. A questo punto vado a sparecchiare, è giunta l’ora. Se però avesse qualche altro libro divertente da consigliarmi... Insomma altri Dennis, altri Wodehouse… un abbraccio cordiale e affettuoso
Claudia Sacchi

Cara signora, purtroppo Dennis non c’è più e da molto, si figuri,dal novembre 1976; quanto a P.G. Wodehouse, il gran signore, nato nel 1881, è morto nel 1975. Ma può scegliere tra una novantina di suoi libri, pensi lei, tipo Tanto di cappello a Jeeves, o Perfetto, Jeeves! e molti altri. Oggi i libri “da ridere” sono sempre meno, a scriverne uno pare quasi una vergogna. Perciò mi limiterei a indicarle i bei libri che ormai diciamo vecchi, come quelli di Evelyn Waugh, inglese, ammiratore, pazienza, di Mussolini, che odiando un po’ il mondo ci teneva molto a divertirci. Credo li trovi ancora in molte librerie. Lei è una donna ancora giovane, anzi giovanissima. E ha letto i miei articoli sui Festival di Venezia e Cannes e, le assicuro, ci siamo divertite insieme. Ormai per me sono luoghi impossibili, ci sono i giovani che ci vanno, spero con la stessa voglia e passione con cui ci andavo io, con la stessa voglia di capire e raccontare. È bello parlare con lei che pur essendo giovane, già da bambina mi seguiva. Spero per lei (oltre che per me) di ricevere sue belle notizie, oltre a sparecchiare il venerdì sera la tavola.

Una favola d’amore fatta solo di sguardi

Gentile Natalia, ho letto la sua bella intervista per il suo 95esimo compleanno sul Venerdì e l’ho trovata bella e profonda. Mi ha colpito un passo, quello in cui dice che sulla sua rubrica non si leggono più lettere d’amore, mentre io personalmente mi intrigo molto sul concetto di amore (divoro le serie di Bridgerton). Mi è venuta in mente una questione che ormai appartiene ad anni fa ma che tuttora mi sembra un caso irrisolto e che mi lascia sempre inquieta. In passato io, sposata e madre di due figli, ho conosciuto una persona molto importante nel campo della musica che durante qualche concerto da lui promosso e frequentato da allievi come me ha dimostrato il suo interesse per me non a parole ma con tanti sguardi penetranti. Io sono rimasta platonicamente attratta da questo personaggio che però i ben informati dicevano avere una sessualità molto varia. Uomini e forse donne. Si dirà: e come mai me lo viene a dire ora? Sebbene le uniche parole di questo personaggio sono state di allontanamento nei miei confronti gli sguardi parlavano di altro. Un narcisista in cerca di conferme? Cosa è stato quel breve intenso periodo in cui mi sono sentita catapultata in un mondo fiabesco?
Lettera firmata

Gentile signora, sì è vero, l’intervista di Marco Cicala era davvero bella e mi ha persino stupito di come fosse giusta per il mio modo di parlare un po’ confuso. Grazie ancora a Cicala per la sua capacità di darmi il mio vero volto. Quanto a lei, mi perdoni, non capisco esattamente cosa vuole dire. Un caso irrisolto, lei dice, che ancora la turba. Lei ha due figli, era sposata, si lasciò andare per un uomo “molto importante” che ha dimostrato “non a parole ma con tanti sguardi penetranti” il suo interesse. Lei attratta, anche se si diceva che lui avesse una sessualità molto varia. Lui l’ha allontanata ma i suoi sguardi parlavano d’altro. Signora, cosa vuole che le dica? Lei era sposata e con due figli eppure neppure allora le venne in mente. Cioè lei era sola, molto sola, tanto da non pensare minimamente a eventuali future corna. Eppure lei si è sentita catapultata in un mondo fiabesco, finito prima di realizzarsi. Forse vedere Bridgerton l’ha consolata?

Sul Venerdì del 12 luglio 2024

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