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Atene, una smart city sotto l’Acropoli

un rendering panoramico dell’Ellinikon, con la spiaggia, e, sullo sfondo, la Riviera Tower, primo grattacielo (verde) greco 
Si chiama Ellinikon il nuovo complesso eco-deluxe che sorgerà a sud della capitale greca. Per il governo è il simbolo della rinascita. A occhio potrebbe essere l’ennesima Dubai per ricchi. Reportage
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Atene. Nella culla della civiltà occidentale, in quell’avamposto terreno degli dèi che ha conosciuto tante discese agli inferi, prende (definitivamente) piede un progetto che suona come un contrappasso positivo, un sussulto di grandeur ritrovata dopo gli anni della Troika. I lavori avanzano, «tutte le carte sono state firmate» e il governo di centrodestra di Nuova Democrazia (presieduto da Kyriakos Mitsotakis), in carica da cinque anni e rieletto a furor di popolo l’anno scorso, non ha mai frapposto ostacoli. Tra il porto e le spiagge, nella periferia sud della capitale, a 25 minuti di metro dall’Acropoli, nella vasta area abbandonata dell’aeroporto dismesso nel 2001, sta nascendo un’Atene 2, anzi, una Europa 2 viste le ambizioni. Una città nella città, autosufficiente e di nuovissimo tipo, avanguardistica e con l’obiettivo delle emissioni zero. Una smart city ecologica, «dove puoi fare tutto in 15 minuti»: «il più grande progetto di rigenerazione urbana in Europa». Così si reclamizza…

Atene. Nella culla della civiltà occidentale, in quell’avamposto terreno degli dèi che ha conosciuto tante discese agli inferi, prende (definitivamente) piede un progetto che suona come un contrappasso positivo, un sussulto di grandeur ritrovata dopo gli anni della Troika. I lavori avanzano, «tutte le carte sono state firmate» e il governo di centrodestra di Nuova Democrazia (presieduto da Kyriakos Mitsotakis), in carica da cinque anni e rieletto a furor di popolo l’anno scorso, non ha mai frapposto ostacoli. Tra il porto e le spiagge, nella periferia sud della capitale, a 25 minuti di metro dall’Acropoli, nella vasta area abbandonata dell’aeroporto dismesso nel 2001, sta nascendo un’Atene 2, anzi, una Europa 2 viste le ambizioni. Una città nella città, autosufficiente e di nuovissimo tipo, avanguardistica e con l’obiettivo delle emissioni zero. Una smart city ecologica, «dove puoi fare tutto in 15 minuti»: «il più grande progetto di rigenerazione urbana in Europa». Così si reclamizza.

Otto miliardi di euro

Il nome del progetto, da 8 miliardi di euro, è Ellinikon: è firmato da un nugolo di archistar planetarie (come Foster& Partners, artefice anche del masterplan originario) ed è stato portato avanti dalla società immobiliare greca Lamda Development, controllata dal ricchissimo uomo d’affari Spyros Latsis. L’Ellinikon coprirà sei milioni di metri quadrati di vita urbana e includerà il Riviera Tower, il primo grattacielo della Grecia, scintillante e green; il parco costiero più ampio al mondo, con due milioni di metri quadrati e uno spazio verde superiore ad Hyde Park; il più colossale polo commerciale europeo, la Riviera Galleria, e un quartiere abitativo avveniristico denominato Little Athens; un centro commerciale con 280 negozi; 8 mila appartamenti, 50 km di piste ciclabili e pedonali e una spiaggia pubblica. E poi tre hotel, ristoranti di lusso, un casinò e l’allargamento del porto turistico a centinaia di superyacht, scuole, uffici e aree sportive, architettura bioclimatica, realtà aumentata e Internet of Things. Un Eden eco-deluxe in cui ogni materiale utilizzato sarebbe privo di impatto ambientale (compreso un «calcestruzzo speciale»), «un nuovo standard di vita sostenibile per chi desidera vivere, lavorare e divertirsi al mare». Quella che chiamano fase 1 si chiuderà intorno al 2026-2027.

i lavori in corso (oggi) del sottopasso Poseidonos Avenue 

In giro per i cantieri

Ci vuole tuttavia uno sforzo di immaginazione per provare a preconizzare quale sarà, nel prossimo decennio, l’aspetto finale di questa enclave residenziale e turistica non certo pensata per qualsiasi fascia di reddito (il prezzo degli alloggi arriva a 17 mila euro a metro quadro, da una base di 6 mila). Se dovessimo basarci sulla visita all’Ellinikon Experience Center, hub interattivo e vetrina dell’intera iniziativa, dove ci fanno rimirare plastici su scala 1:625 e fantasmagorici video esperienziali, l’effetto sarà un po’ quello di una Dubai in miniatura trapiantata nelle radici del Vecchio continente.

Giriamo in lungo e in largo l’enorme cantiere, in un’infuocata giornata di metà giugno: nelle stesse ore, per il troppo caldo, è stato chiuso il Partenone. Noi ci spostiamo in pullman, con l’aria condizionata: fuori scorgiamo diversi operai. La nostra guida ci garantisce che no, sono in pausa data la canicola asfissiante e comunque esistono sempre due turni: si inizia all’alba per sospendere in tarda mattinata e riprendere la sera, all night. Vediamo una gran profusione di ruspe, camion e gru, sbancamenti e scavi di fondamenta, spianate e distese a perdita d’occhio di terra e pietre, detriti, materiali inerti. E varie strutture derelitte sopravvissute alle Olimpiadi del 2004. Il paesaggio è lunare, ancora poco è stato tirato su. Del Riviera Tower, per esempio, dei 50 piani previsti, al momento ne sono stati elevati 5. Ma, ci assicurano, il grattacielo sarà completato entro un paio d’anni, così come 1.500 appartamenti e tanto altro. A proposito, il 65 per cento dei suddetti sarebbe stato già prenotato.

Fondi d’investimento fiduciosi

I lavori preliminari dell’Ellinikon sono cominciati nel 2021, ma il masterplan risale a una decina di anni fa, quando Lamda, a capo di un consorzio che comprendeva la cinese Fosun, una società di Abu Dhabi e altri investitori europei, chiese al governo di rilevare il terreno in disuso dell’ex aeroporto e altri spazi circostanti. «Alcuni dei più grandi fondi di investimento del mondo hanno deciso di investire nel nostro Paese, dimostrando la loro fiducia nelle prospettive dell’economia greca» dichiarò nel 2014 (come riporta un articolo della Reuters di quell’anno) l’amministratore delegato di Lamda Development, Odisseas Athanasiou, allora fresco di insediamento. Due anni dopo, i giornali scrissero dell’avvenuto accordo di vendita dell’area a una cordata greco-emiratina-cinese per 915 milioni di dollari. Nella cartella stampa che ci distribuiscono adesso, riassumono così la vicenda: «Lamda ha proceduto all’emissione delle due obbligazioni di maggior successo nella storia della Grecia, per un importo di 550 milioni di euro, di cui il 75 per cento è stato destinato a investitori privati. Una di queste è il green bond da 230 milioni di euro. I proventi finanzieranno progetti associati alla natura sostenibile dell’Ellinikon. Le prevendite rappresentano una parte significativa del finanziamento del progetto. A livello di sviluppo residenziale, ovvero la Riviera Tower, i condomini e le ville, ammontano a 1 miliardo di euro e se si aggiungono quelle dei terreni e le joint venture il valore raggiunge i 2,3 miliardi».

E Tsipras disse sì

Nel passato, però, la strada è stata spesso in salita e l’iter burocratico si è allungato tra il perdurare della crisi economica, i ritardi nell’ottenimento dei permessi, la pandemia e i vincoli archeologici del sito. Prima delle elezioni vinte nel 2015, Alexis Tsipras, al tempo leader di Syriza e dell’opposizione, si scagliò contro il progetto, impegnandosi a bloccare il preaccordo d’intesa per la cessione dell’area firmato dal precedente governo Samaras. Syriza temeva uno scempio ambientale, un sacco edilizio, e parlò di una «svendita senza precedenti». Ma una volta diventato premier (2015-2019), ha cambiato idea, dando il via libera: l’accelerazione delle privatizzazioni era una delle condizioni sine qua non dei creditori per sborsare le tranche di aiuti e scongiurare quel default che fino al 2018 ha aleggiato minacciosamente. E così la vendita dell’Ellinikon (insieme, ad esempio, a quella del nevralgico porto del Pireo, acquisito dalla compagnia cinese Cosco) è stata uno degli atout per far quadrare i conti.

i lavori in corso (oggi) del sottopasso Poseidonos Avenue 

«Per il masterplan c’era bisogno della ratifica del parlamento. La verità è che soprattutto negli ultimi anni il governo ci ha aiutato tantissimo» dice il ceo di Lamda Odisseas Athanasiou al Venerdì. E aggiunge: «È la prima volta che un evento di tale portata avviene nell’emisfero occidentale. Sarà un polo di attrazione per il resto del pianeta e rimetterà la Grecia sulla mappa geografica, influendo sul modo in cui la gente ci percepisce». Ma non si paventa il rischio della speculazione in una nazione dove già i gangli dell’energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni sono stati semi-colonizzati da Paesi stranieri? «Non posso immaginare che qualcuno compri una nostra casa per mero investimento, visto che questo sarà un posto fantastico dove vivere».

Un milione di turisti

Gli acquirenti sarebbero per lo più greci, seguiti dagli americani. Resta il fatto che Ellinikon sembra calibrato alla stregua delle aspirazioni esistenziali della upper class globale contemporanea, anche se si promette che si evolverà, a cascata, il benessere di tutti con «un milione di turisti in più l’anno» e «oltre 75 mila nuovi posti di lavoro». E che si «forniranno allo stato più di 14 miliardi di euro di entrate fiscali», contribuendo «al 2,5 per cento del Pil». Profezie autoavverantesi o ballon d’essai? La quotidianità in Grecia è migliorata. Quest’anno il prodotto interno lordo potrebbe crescere del 3 per cento (al di sopra dell’Eurozona) e il debito pubblico continua a scendere. La gente non fa più la fila davanti al bancomat, la disoccupazione si è attenuata (arrivò al 28 per cento) e i tempi del “salvataggio” lacrime e sangue appaiono lontani. L’Olimpo è tornato più benevolo. Ma in pochi potranno permettersi un nido divino all’Ellinikon.

(Sul Venerdì del 12 luglio 2024)

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