Michele Serra: la parabola del ciabattino
di Michele SerraPer scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90 00147 Roma
Caro Michele, le racconto come una grande lezione di vita mi sia arrivata in un attimo e in un luogo inaspettati. Passeggiavo in un suq di Marrakech, stupita e affascinata dai colori, suoni e profumi che mi avvolgevano. Avanzavo con dei sandali rotti – che mi ero ripromessa di buttare appena ritornata nell’ordinato mio mondo – quando un ciabattino, nell’angolo del suq dei ciabattini, comincia a chiamarmi e a gesticolare fino ad attirare la mia attenzione. In francese e in inglese, accompagnandosi con gesti eloquenti, mi dice che i miei sandali sono rotti e vuole aggiustarli. La mia immediata reazione, anche un po’ infastidita (tic tipico di noi occidentali), è stata quella di fargli capire educatamente (forse altezzosamente?), che non ne valeva la pena. Sbalordito dalla mia risposta, mi ha replicato che il sandalo era di buona fattura, era di pelle e poteva essere riparato e …
Per scrivere a Michele Serra: lapostadiserra@repubblica.it o Il Venerdì, via Cristoforo Colombo 90 00147 Roma
Caro Michele, le racconto come una grande lezione di vita mi sia arrivata in un attimo e in un luogo inaspettati. Passeggiavo in un suq di Marrakech, stupita e affascinata dai colori, suoni e profumi che mi avvolgevano. Avanzavo con dei sandali rotti – che mi ero ripromessa di buttare appena ritornata nell’ordinato mio mondo – quando un ciabattino, nell’angolo del suq dei ciabattini, comincia a chiamarmi e a gesticolare fino ad attirare la mia attenzione. In francese e in inglese, accompagnandosi con gesti eloquenti, mi dice che i miei sandali sono rotti e vuole aggiustarli. La mia immediata reazione, anche un po’ infastidita (tic tipico di noi occidentali), è stata quella di fargli capire educatamente (forse altezzosamente?), che non ne valeva la pena. Sbalordito dalla mia risposta, mi ha replicato che il sandalo era di buona fattura, era di pelle e poteva essere riparato e non andava buttato. In quel momento i nostri due mondi si sono messi a confronto: io, occidentale, avevo già pensato che il mio ciabattino di città, se gli avessi mostrato quei sandali, li avrebbe buttati nella grande pattumiera – quella che contiene tutti i nostri scarti occidentali – dicendo che non ci metteva né mani né tempo. Lui, il ciabattino marocchino, era pronto a metterci mani e tempo. Glieli ho quindi consegnati, ci ha lavorato per più di mezz’ora – lasciandomi scalza su dei cartoni, così non appoggiavo i piedi a terra – con un’abilità, una manualità e un mestiere incredibili, rimettendoli a nuovo per la cifra (rigorosamente contrattata) di euro 20. I sandali sono ancora vivi e vegeti nel mio armadio occidentale, pronti all’uso. Quanto ci dice questa storia di come siamo diventati, di quanta poca attenzione prestiamo al riuso e come siamo disattenti a limitare lo spreco. Nel mio piccolo stavo contribuendo a distruggere il pianeta. Sì, lo stavo facendo con quei due insignificanti sandali, per il principio della goccia nel mare, mentre scegliendo di dargli fiducia lui si è guadagnato 20 euro (200 dirham marocchini) ed io ho evitato di buttarli: che movimento virtuoso si è generato da un piccolissimo gesto. Dobbiamo correggerci ma non abbiamo ancora la forma mentis per farlo, imbevuti, come siamo, di una (falsa, peraltro) idea di benessere che ci rende distratti, maledettamente distratti… Fino a quando un ciabattino in un suq ci aprirà occhi, mente e cuore.
Maria Antonella Magnoni
Cara Maria Antonella, la piccola parabola del ciabattino marocchino e dei sandali occidentali è molto efficace. Ha anche una sua “stagionalità” perfetta: in vacanza molti di noi entrano a contatto con pezzi di mondo molto diversi dal nostro (o meglio: molto simili a come eravamo noi due o tre generazioni fa) e sarebbe bello provare a entrare in relazione con loro in maniera un poco meno “turistica”, ovvero da clienti che, portando soldi, si sentono al di sopra. C’è sempre modo di imparare qualcosa a patto che si sia in condizione di farlo: ovvero che si abbia voglia di imparare. Quanto ai sandali, ovviamente ognuno di noi ha i suoi, e sta per buttarli via. Che siano sandali o cibo o vestiti o altro, il riciclo è sempre, per ragioni così ovvie che non mi sembra il caso di spiegarle, la soluzione migliore per l’ambiente e anche per la nostra salute sociale. La sede più vicina della Caritas (nel mio caso) o di altre benemerite associazioni che si occupano di questo minuto eppure fondamentale traffico dovrebbe essere uno dei “negozi” più frequentati. Molti degli oggetti che portiamo in discarica possono trovare nuova vita in casa d’altri. Il riciclo dovrebbe essere una delle nostre attività quotidiane. Grazie per averci raccontato questa piccola grande storia. E buone vacanze a tutti.
Aeroporto Berlusconi, in fondo che male c’è…
Caro Serra, sinceramente non capisco perché tanti italiani trovino inopportuna, se non decisamente scandalosa, la decisione di intitolare a Silvio Berlusconi l’aeroporto della Malpensa. Forse che un grand’uomo come lui non può stare meritatamente al fianco di altri grandi a cui sono stati intitolati aeroporti? Mi riferisco a Leonardo da Vinci (Fiumicino), Guglielmo Marconi (Bologna), Amerigo Vespucci (Firenze), Cristoforo Colombo (Genova), Raffaello (Ancona), Giuseppe Verdi (Parma), Galileo Galilei (Pisa), Marco Polo (Venezia) o, per venire ai giorni nostri, Falcone e Borsellino (Palermo). Davvero qualcuno può in tutta onestà pensare che ci siano altri illustri milanesi del passato più meritevoli di lui di avere tale riconoscimento? Ovviamente no, e quindi non capisco proprio il motivo di tante polemiche, se non il solito tentativo di una certa area politica di gettare del fango su un benefattore del nostro Paese.
Michele Bonazzi (Bologna)
Caro Bonazzi, della valanga di lettere contro l’intitolazione di Malpensa a SB scelgo la sua perché ci fa divertire, seppure molto amaramente. (Fa il paio la mail del lettore Giorgio di Grazia, che propone di intitolare a SB un centro benessere…). Prevalgono – e lo capisco – i toni indignati, disgustati, esasperati. La speranza che qualcuno ci ripensi è molto flebile. Consegno questa rubrica della posta in largo anticipo sui tempi di pubblicazione. Come sarebbe bello se la proposta di collocare SB a fianco di Leonardo e Verdi apparisse, nel frattempo, per quello che è: una stupidaggine e in più una violenza contro almeno la metà del Paese.
Tanti auguri Michele, alla mia maniera
Caro Dottor Egregio Michele Serra,siamo nati in epoche diverse lo stesso giorno e la cosa mi fa piacere, tanto che desidero condividerla con una delle personalità che più ammiro. Mi permetto di formularle gli auguri alla maniera di noi Dr. Clauns: HAPPIBOILERTULU, HAPPIBOILER A COLUI CHE C’È PERCHÉ C’È, HAPPIBOILERA che servono le intelligenze se non sono solidali? Suo devoto.
Beppe, dr Claun Paiason (Brescia)
Egregio Illustre Spettabile Beppe Paiason, scelgo la sua mail di auguri per ringraziare, cumulativamente, di cuore e in ritardo, i tantissimi lettori che mi hanno fatto gli auguri per i miei settant’anni. Ne approfitto anche per ringraziare questo giornale, e Concetto Vecchio, che hanno ritenuto di celebrare l’evento come se fosse importante. Un grande abbraccio a tutti.
Sul Venerdì del 19 luglio 2024