Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Carissima Natalia,
lei che può mi aiuti a far conoscere la filmografia di Daniel Day-Lewis. È una fissazione? Forse, ma mi dispiace troppo che un vero genio dell’interpretazione, unico mi creda per talento e impegno, sia così poco conosciuto e riconosciuto. L’ho scoperto tanti anni fa guardando, con il mio amato fratello, ahimè scomparso troppo presto, Nel nome del padre, film che io amo tantissimo, e non l’ho più lasciato. La sua filmografia è ridottissima, 21 o 22 film in tutto contro le centinaia dei De Niro, Pacino ecc. Non sono tutti capolavori, certo, ma la sua sola presenza dà loro una qualità speciale. Tre Oscar con una così ristretta produzione, riconoscimenti di ogni genere in giro per il mondo, un titolo di Sir in patria mi sembrano non poca cosa. Il mio piede sinistro credo che sia un capolavoro assoluto, per non citare gli altri fantastici lavori. Ma quello che me lo re…
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Carissima Natalia,
lei che può mi aiuti a far conoscere la filmografia di Daniel Day-Lewis. È una fissazione? Forse, ma mi dispiace troppo che un vero genio dell’interpretazione, unico mi creda per talento e impegno, sia così poco conosciuto e riconosciuto. L’ho scoperto tanti anni fa guardando, con il mio amato fratello, ahimè scomparso troppo presto, Nel nome del padre, film che io amo tantissimo, e non l’ho più lasciato. La sua filmografia è ridottissima, 21 o 22 film in tutto contro le centinaia dei De Niro, Pacino ecc. Non sono tutti capolavori, certo, ma la sua sola presenza dà loro una qualità speciale. Tre Oscar con una così ristretta produzione, riconoscimenti di ogni genere in giro per il mondo, un titolo di Sir in patria mi sembrano non poca cosa. Il mio piede sinistro credo che sia un capolavoro assoluto, per non citare gli altri fantastici lavori. Ma quello che me lo rende davvero speciale è, in quel mondo spesso fatuo e superficiale, la grande umiltà, l’assoluta riservatezza, la serietà dell’impegno, il rispetto per il lavoro degli altri. Insomma nel mondo del cinema è una vera eccezione e, anche per questo, è un piacere godere del suo fantastico lavoro. Abbia pazienza, purtroppo per me, come per tanti certo, non sono anni facili, guardare Daniel quando possibile è puro piacere, forse solo lo stesso che provai, più di cinquantacinque anni fa quando mi trovai, “sola”alle Cappelle Medicee in San Lorenzo,a Firenze, di fronte alle statue di Michelangelo. Un’emozione che mi porto dentro da allora. Perdoni il mio sentimentalismo,deve essere l’età, grazie sempre per la pazienza, saluti carissimi.
Anna Saponaro
Mamma mia, questo è davvero grande amore per Daniel Day-Lewis! Lei sa che anche io sono innamorata di attori un po’ in là con gli anni (i giovani sono innocui, se permette non fanno sognare neppure me) e ho una predilezione per questo attore inglese con la doppia cittadinanza irlandese, tre Oscar, che si contende il mio innamoramento per George Clooney, 63 anni e una moglie di grandissima bellezza, Amal Ramzi Alamuddin, giurista libanese specializzata in diritto internazionale e diritti umani (mi manca il fiato): ma anche le mogli contano, e questa ha l’aria di rendere felice il marito. Adesso Day-Lewis ha 67 anni, ed è dal 2017 che ha detto basta, basta cinema, con il viso angelico e buono oppure cattivissimo nei film. Io non l’ho mai dimenticato in L’età dell’innocenza di Martin Scorsese, con l’infelice viso di un uomo elegantemente infelice per amore. Per il resto non so se perdonarle, ma forse sì, di aver paragonato la visione delle Cappelle Medicee di San Lorenzo, con le statue di Michelangelo, da lei viste da sola, più di 55 anni fa, al piacere di vedere questo uomo in altri film. Forse anche lui sa di non poterle dare altro.
Perché non trasmettere segnali positivi?
A parte la gioia estiva di mangiarla, l’anguria sollecita due reazioni profondamente diverse. Tomaso Montanari nell’Ora d’arte di venerdì 28 giugno pubblica e commenta un’opera appesa su un ponte e titola “Ci sono ponti che gridano”,con Netanyahu che divora una fettadi cocomero che gronda sangue, raffigurato come unico responsabile della guerra tra arabi palestinesie Israele. Mojmir Jezek nella sua bella e originale opera per la rubrica Questioni (non solo) di cuoredi Natalia Aspesi (venerdì 5 luglio)ci allarga il cuore con una anguriaa forma di cuore. L’odio è narratofin troppo dai media: penso che tutti noi dovremmo cercare di trasmettere soprattutto segnali positivi e d’amore e non di odio.
Scialom Bahbout
Lei ha ragione, caro professore (Scialom Bahbout è stato professore di Fisica all’università la Sapienza di Roma, ndr). Io non ho mai dimenticato quello che subito dopo la fine della guerra, abbiamo saputo della fine orrenda di sei milioni, dico sei milioni,di ebrei mandati al macello. Noi sempliciotti avevamo amici ebreie quando sparirono ci fu per noi un rifiuto istintivo a chi ci diceva che erano il male. Già su queste pagine ho detto quel che ne pensavo e qui lo ripeto: quando vedo i giovani italiani che protestano e fanno cortei in favore dei palestinesi mi chiedo come dice lei, perché non diano segnali «di amore e non di odio» verso le due parti. Penso alla paura dei palestinesi di Gaza che fuggono, penso alle fotografie che mostrano le loro case distruttee neppure una sola donna, in migliaia di fotografie, solo uomini. Se appaiono in altre sequenzeci sono solo loro, avvolte tutte nei fitti veli come altre palestinesi. Il mio è un discorso molto ignorante, ma è quello che ho. Se mai saremo in pace, combatteremo perché le donne gettino il velo come hanno tentato di fare le donne in Iran anche morendo, o saremo noia chiedere un velo per proteggerci dai fin troppo crudeli compagni assassini? Per me sono bastati i sei milioni di ebrei orrendamente straziati nel tempo di guerra, per non dimenticarli mai. Mai.Sì, lei ha ragione e i giornali di adesso vogliono piacere ai giovani, che hanno dimenticato l’infinita sequenza di morti e oggi preferiscono segnali di odio violento e senza sbocco a quelli d’amore. Sei milioni di mortinon vengono in mente a nessuno.
Beati i francesiche votano con la testa
Cara Aspesi, ieri mattina ho dettoa mia moglie: «In Francia vince ancora Macron». Non ci voleva una laurea in Scienze politiche (come la mia) né l’intelligenza artificialeper capire che i francesi, il popolopiù civile e intelligente della terra, avrebbero virato a sinistra nel pericolo che un Bardella qualsiasi si prendesse il loro Paese. Infatti, il voto francese è tutto di testa, lì dovenegli altri Paesi si vota piuttostocon la pancia e con gli occhiali delle ideologie. Votare a destra è sempreun voto contro, di protesta, mentrea sinistra si vota convinti. Quiin Italia siamo rimasti incastrati dalla protesta, ma soprattutto da una sinistra inesistente. Ciò che manca da noi è un voto libero e liberale, dove a prevalere non siano i propri interessi di parte o partito, ma quelli dell’intera nazione. Un Macron italiano è quasi una contraddizionein termini (solo un Renzi del tutto ripulito dalle scorie del Pd, mentre un Calenda appare del tutto fuori luogo) e non vedo all’orizzonte nessun pensiero liberale che sciolga l’Italia dai suoi legami cattolico-massonici-mafiosi. E non è un caso che oggi siamo governati da un partito anti italiano e antisistema, la Lega,da un altro reazionario, Fratelli d’Italia, e un terzo che è stato già tutto e il contrario di tutto,ma meno che mai liberale o liberistache dir si voglia. Stia sempre bene.
Luigi Lamberti
Sto sempre bene, signor, anzi dottor Lamberti, sperando nel futuro. Quando ho visto la foto francese dopo la fine delle elezioni, la massa felice di francesi che votavano NO contro la destra che pareva dovesse vincere, mi sono sentita sfinita. Molto brontolio, molta sinistra offesa, molti lacrimanti a piangere davanti un bel bicchiere di buon vino, e a discutere di quel che bisognerebbe fare e nessunoha fatto, dopo la vittoria ampia della destra. Ministri che nulla sanno del mondo con vecchie facce anni 30. Ministri che non sannoche dire e al posto finalmente avuto non saprebbero dire di no. Ministri che tacciono sempre. Sono quasi due anni che la destra è su, e l’unica cosa ottenuta dalla premier Meloni è la cacciata del suo bel convivente. Gran pasticcioni, uno solo al posto suo, e pare sia davvero il fascista islamico presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco che tutti hanno trovato molto intelligente. Qualcuno è stato sostituito per incapacità? Giusto per far sapere che dopo cinque o sei errori tremendi era meglio cambiare, neppure il povero Toti? Niente,si tratta oramai di posti fissi. E la Santanchè che ne ha fatto di tuttii colori? Nulla, va bene lo stesso.