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Volevo andare alle Olimpiadi. Non ce l’ho fatta ma non tutto è perduto

Il rugbista francese Varian Pasquet fotografato a Place Vendôme da Franck Fife (AFP via Getty Images) 
Ci siamo. Pardon: ci saranno gli altri. Riuscire ad andare da spettatori alle XXXIII Olimpiadi è un’impresa. Figuriamoci da atleti. Per il futuro non resta che puntare su una giovane sportiva. Di appena otto anni
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Parigi sarà mia. Ne sono convinta (povera illusa, ma questo lo scoprirò dopo). Dopotutto che sarà mai? Mi sono informata, la lotteria sarà solo una formalità. Lo dicono gli organizzatori. E io ci credo. Credo a tutti quelli che in qualche modo rendono possibile la magia a cinque cerchi, la più alta espressione dello sport mondiale, tutta concentrata in una sola città e in sole due settimane. E quindi credo anche agli organizzatori.

Dicembre 2022, mancano 19 mesi alle Olimpiadi, in programma dal 26 luglio all’11 agosto 2024. È finalmente giunto il momento che aspettavo da lunedì 9 agosto 2021, cioè dal giorno dopo la fine dei Giochi di Tokyo. Mi iscrivo al sito ufficiale di ticketing olimpico. Avrò quei biglietti. Dopo aver assistito a due emozionanti finali di pallavolo maschile e femminile a Londra 2012, respirerò di nuovo lo spirito olimpico. Perché, soprattutto quando i Giochi si tengono in Europa, considero peccato mortale non andarci. Invece, amara scoperta: quel click è solo l’i…

Parigi sarà mia. Ne sono convinta (povera illusa, ma questo lo scoprirò dopo). Dopotutto che sarà mai? Mi sono informata, la lotteria sarà solo una formalità. Lo dicono gli organizzatori. E io ci credo. Credo a tutti quelli che in qualche modo rendono possibile la magia a cinque cerchi, la più alta espressione dello sport mondiale, tutta concentrata in una sola città e in sole due settimane. E quindi credo anche agli organizzatori.

Dicembre 2022, mancano 19 mesi alle Olimpiadi, in programma dal 26 luglio all’11 agosto 2024. È finalmente giunto il momento che aspettavo da lunedì 9 agosto 2021, cioè dal giorno dopo la fine dei Giochi di Tokyo. Mi iscrivo al sito ufficiale di ticketing olimpico. Avrò quei biglietti. Dopo aver assistito a due emozionanti finali di pallavolo maschile e femminile a Londra 2012, respirerò di nuovo lo spirito olimpico. Perché, soprattutto quando i Giochi si tengono in Europa, considero peccato mortale non andarci. Invece, amara scoperta: quel click è solo l’inizio di una lunga procedura. “Sei correttamente registrato alla lotteria. Se sarai estratto ti verrà assegnata una fascia oraria per accedere all’acquisto dei biglietti che inizierà il 15 febbraio” dice l’email di conferma. Che prosegue. “Controlla la tua posta tra il 13 febbraio e il 15 marzo 2023. Se selezionato, riceverai un avviso: avrai 48 ore per acquistare i biglietti”. Tutto chiaro – quasi.

La cosa certa è che da quel momento nella mia mail inizia uno stillicidio con countdown vari e una suspense che Alfred Hitchcock scansati. Ma poi, quando tutto sembrava perso: eccola. La missiva che annuncia il mio prezioso slot arriva: dal 2 marzo 2023 alle ore 15 avrò accesso alla vendita. Però c’è un però: dovrò acquistare biglietti per almeno tre differenti sessioni. Che, noto con disappunto, tra quelle rimaste in vendita dopo il passaggio delle cavallette dei giorni precedenti, non mi interessano. E poi i biglietti delle finali misteriosamente non ci sono. Ma non tutto è perduto.

Lo schermidore francese Yannick Borel all'Opéera di Parigi 

Poiché questa procedura sembra sceneggiata da M. Night Shyamalan, ci sarà una nuova possibilità. Stavolta per i biglietti singoli. L’ennesima mail arriva a maggio 2023. Avviso tutti e prendo ferie con 14 mesi di anticipo. Inizio già a fantasticare. Poi mi collego al link – i biglietti ci sono, urrà! – e faccio un rapido calcolo. Totale per 4 tagliandi della stessa categoria (la migliore, per carità, ché se devo andare a vedere una partita dalla piccionaia allora me la guardo a casa in tv con replay e tutto): 1.680 euro, il doppio di quello che avevo pagato a Londra (là avevo speso “solo” 810 euro). Aggiungendo altri 840 euro per la figlia che paga intero, la cifra raggiunge quota 2.520. Tanto. Troppo.

Niente biglietti omaggio

Alla faccia di quelli che dovevano essere “i Giochi della gente”, quelli accessibili a tutti. Persino la pallanuotista australiana Matilda Kearns si è lamentata: «Non abbiamo avuto nemmeno un biglietto omaggio per le nostre famiglie. È la prima volta che succede in un’Olimpiade» ha denunciato online. In compenso i ricchi potranno fare meet&greet con gli atleti, entrare indisturbati al Villaggio Olimpico, avere un posto in prima fila al Trocadéro durante la Cerimonia di apertura. E persino una cena reale a Versailles. O almeno è quello che promette la società di eventi Gr8 Experience, di cui sono comproprietari il business manager di LeBron James e il Pr di Rafa Nadal. I prezzi variano da 25 mila euro, per la sola inaugurazione, ai modici 450 mila euro per il pacchetto luxury. Dopotutto chi non ha 450 mila euro che gli avanzano? Non io, ahimè, non io. E comunque – e non lo dico solo per fare la parte di quella volpe che aveva a che fare con l’uva nella nota favola di Esopo – pagare cifre astronomiche per un biglietto non si sposa con la mia personale interpretazione dello spirito olimpico.

Perché io quello spirito l’ho respirato. In metropolitana a Londra, mischiato all’acre sudore estivo dei cittadini e di turisti ignari della grande cerimonia dello sport che si stava celebrando in quella città. Là, nell’agosto del 2012 avevo condiviso tutta quell’emozione con il mio amico Stefano. Ci eravamo dati appuntamento sotto il Big Ben perché lui faceva parte dello staff tecnico della Nazionale di pallavolo bulgara. Dormiva persino al Villaggio Olimpico, tra gli atleti. Un sogno. «Vabbè ma è lontano dal palazzetto, poi non è che sia così una figata» mi aveva detto smorzando il mio entusiasmo. «Ma sei al seguito di una Nazionale, pure se non quella italiana!», lo avevo incalzato. «Mi sono rotto, mi sa che alla fine del torneo li saluto proprio». Un’ingratitudine che avrebbe dovuto scatenare l’ira di tutti gli dei di Olimpia. E invece il Big Ben aveva continuato a battere il tempo come se niente fosse. Mistero.

Sognando il podio

Dopo Londra ci sono state Rio 2016 e Tokyo 2020: trasferte troppo impegnative da affrontare, la prima con una bambina di 2 mesi (comodamente parcheggiata sul divano durante la semifinale Italia-Usa che avrebbe portato il volley azzurro a conquistare uno storico argento – grazie per quei tre ace Divino Ivan Zaytsev), la seconda in pieno Covid. E ora che erano di nuovo a portata di mano, a Parigi... sfumate.

È un altro capitolo della triste storia della mia rincorsa al podio, o almeno alle gradinate, iniziata circa quarant’anni fa. Perché io alle Olimpiadi ci volevo andare. Ma da protagonista. Avevo già deciso dove mi sarei tatuata i cinque cerchi olimpici. Un posto discreto: al centro della fronte. Tipo Charles Manson ma con il simbolo della più nobile competizione sportiva al posto della svastica. «Beh, se ti piacciono tanto puoi comunque tatuarteli» mi è stato detto. Mai frase più blasfema fu pronunciata da essere umano. Regola non scritta vuole che solo chi ha partecipato alle Olimpiadi ha il permesso di tatuarsi i cinque cerchi. Nessun altro. E io da atleta non ci sono andata. Non ancora. Fino a questo momento mi sono fermata al gradino 1, e purtroppo non è quello del podio. Eppure, a 47 anni, non dispero.

L'arrampicatrice Capucine Viglione alla basilica del Sacro Cuore di Parigi 

Purtroppo dalla mia parte non ha giocato né madre natura, né il dio del talento. E la disciplina alla Soldato Jane non è bastata a sopperire a quelle mancanze. Trent’anni di pallavolo, il primo amore. Superati i 40, la scelta di uno sport che mi accompagnasse alla pensione atletica (ovvero che si possa praticare fino a che reggono le ginocchia): il tennis. «Forse in Burundi non hanno una tennista donna da far competere a Parigi. Puoi sempre cambiare passaporto»: mi ha detto mio marito. Ho abbozzato. Subito dopo ho controllato su Google: in Burundi hanno già la 23enne Sada Nahimana che non sarà una top 100 ma con la racchetta, ci scommetto, se la cava meglio di me… È vero, avrei ancora tempo per il tiro a segno, il tiro a volo e il tiro con l’arco che, immagino, non richiedono giovinezza e grandissime doti fisiche tout court ma, in compenso, necessitano di una fermezza psicofisica e una vista eccezionali, due caratteristiche in cui non eccello. In ogni caso, mai dire mai. Al momento, però, ho deciso di incanalare il mio sogno olimpico su un’altra strada: mia figlia di otto anni.

La mia psicologa dice che è tutto sbagliato ma per farle cambiare idea, alla mia psicologa intendo, ho tutto il tempo del mondo. Devo invece sfruttare quello che mi rimane prima che Lucilla, chiamata così in onore della meglio piazzata beacher italiana ai Giochi (Lucilla Perrotta, quinta ad Atene 2004 in coppia con Daniela Gattelli), diventi un essere completamente senziente. Deve salire sul gradino del podio (che a questo punto può essere il primo, secondo o terzo, va bene tutto) e dire, come le ripeto ogni giorno: «È tutto merito di mamma. Grazie mamma». Un po’ come ha fatto Sinner dopo la vittoria agli Australian Open («Vorrei che tutti avessero dei genitori come i miei, mi hanno permesso di scegliere quello che volevo»), ma gradirei un tantino più di enfasi, magari una lacrimuccia.

Tutto su mia figlia

Purtroppo lei ama la ginnastica ritmica. Ha il fisico adatto ma non la grazia. Non sono una tecnica federale ma se il suo Passo del cervo ti ricorda la cavallina storna di Pascoli c’è qualcosa che non va. «Ma mamma, a me piace tanto la ritmica» mi ha detto quando le ho proposto di provare un altro sport. Da madre amorevole le ho taciuto l’amara verità. Fatto sta che questa sua testardaggine sulla ritmica si sta mettendo in mezzo al mio programma: dai sei ai 10/11 anni Lucilla deve provare più sport possibili per capire se in uno dimostra una particolare propensione.

Due anni fa sono riuscita a farle abbandonare la danza, disciplina non olimpica e quindi inutile ai miei fini, approfittando della gravidanza della sua insegnante e della conseguente chiusura del corso nella sua palestra. Maledetta ritmica, ora tocca a te.

Stacco: vacanza in Trentino 2023. Nell’hotel c’è una palestra di arrampicata. «Mamma mi fai provare?». Certo amore (l’arrampicata sportiva è disciplina olimpica da Tokyo 2020). «Da quanto tempo pratica vostra figlia?». Alla domanda dell’insegnante stupito dalla agilità della bambina sono già a Roma per iscriverla alla palestra migliore: tocca approfittarne. «Quando inizieranno a gareggiare?» ho chiesto alla responsabile del centro sportivo dopo aver accompagnato Luci alla prima lezione. Lei mi ha guardato indignata: «Signora, non prima dei nove anni». Bene, ho tutto il tempo di sistemare quella questioncina della ritmica...

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