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Cara acqua quanto mi costi! Eppure gli italiani non rinunciano alla minerale

Una fabbrica per l’imbottigliamento dell’acqua minerale: in Italia consumi record (Getty images) 
Siamo tra i Paesi europei che più amano l’acqua minerale. Così c’è chi accusa gli imbottigliatori di guadagnare troppo. Ma loro non ci stanno e attaccano: «Costi Ue elevati, abbassateci l’iva»
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Un popolo di santi, poeti, navigatori e bevitori di acqua minerale. Sempre in cerca di primati, noi italiani possiamo vantarne uno da veri ricchi, in tempi di cambiamento climatico e stress idrico: siamo ormai da diversi anni i primi al mondo per consumo pro capite di acqua imbottigliata, con una media a testa di 249 litri, cioè ben 159 litri in più della media europea. Lo certifica il Libro bianco sull’acqua di European House - Ambrosetti, che è un po’ la bibbia del settore. Beviamo moltissima acqua liscia (70 per cento), un po’ di effervescente naturale – quella che a Roma i camerieri chiamano di solito ”una leggermente” – e più o meno altrettanta frizzante, che è però è quella più esportata all’estero.Eppure, nonostante il primato, l’industria degli imbottigliatori denuncia di guadagnare troppo poco e di spendere invece molto per rendere il settore sostenibile, in linea con le richieste della Ue. Per questo, chiede al governo di abbassare l’Iva sull’acqua minerale: dall’attuale 22 …

Un popolo di santi, poeti, navigatori e bevitori di acqua minerale. Sempre in cerca di primati, noi italiani possiamo vantarne uno da veri ricchi, in tempi di cambiamento climatico e stress idrico: siamo ormai da diversi anni i primi al mondo per consumo pro capite di acqua imbottigliata, con una media a testa di 249 litri, cioè ben 159 litri in più della media europea. Lo certifica il Libro bianco sull’acqua di European House - Ambrosetti, che è un po’ la bibbia del settore. Beviamo moltissima acqua liscia (70 per cento), un po’ di effervescente naturale – quella che a Roma i camerieri chiamano di solito ”una leggermente” – e più o meno altrettanta frizzante, che è però è quella più esportata all’estero.Eppure, nonostante il primato, l’industria degli imbottigliatori denuncia di guadagnare troppo poco e di spendere invece molto per rendere il settore sostenibile, in linea con le richieste della Ue. Per questo, chiede al governo di abbassare l’Iva sull’acqua minerale: dall’attuale 22 per cento al 10 per cento (in Francia, grande esportatrice internazionale, l’Iva è appena al 5,5 per cento). «Lo chiediamo dalla ripresa dopo la pandemia, quando i consumi calarono per poi risalire: c’erano state reazioni positive, dal governo di allora, poi più niente», dice Ettore Fortuna, vice presidente di Mineracqua, il cartello che riunisce decine di aziende del settore. «Siamo un Paese ricchissimo di risorse di qualità, è vero, contiamo settecento sorgenti, trecento delle quali stanno sul mercato, 16 miliardi di litri d’acqua imbottigliati, 1,5 miliardi di litri destinati all’export. Ma vendiamo la nostra acqua a un prezzo bassissimo: 22 centesimi al litro in media, 17 centesimi nei discount», dice Fortuna, che se la prende con il potere della Grande distribuzione organizzata. «È chiaro che il consumatore beneficia della concorrenza e dei bassi prezzi, ma le imprese devono investire, e per farlo servono margini di guadagno giusti».

I nuovi tappi

Il numero due di Mineracqua cita come esempio la questione dei tappi, che da quest’anno, in base alla normativa Ue devono restare attaccati alle bottiglie di plastica per evitare di finire come rifiuti sulle spiagge e in mare: «Abbiamo dovuto cambiare tutte le tappatrici, ed è un costo. Come è un costo l’eco design, per ridurre la quantità di plastica: nel corso degli anni, ormai, le nostre bottiglie pesano il 40 per cento in meno».Gli imbottigliatori sono convinti che il polietilene tereftalato (Pet) sia il futuro. Secondo Fortuna, che cita studi dell’università di Pisa, questo tipo di plastica è superiore per sostenibilità rispetto al vetro e all’alluminio: poi però se la prende con «l’ordalia ambientalista» dell’Unione europea, perché ha approvato un nuovo regolamento sul packaging che impone nei prossimi anni percentuali crescenti di plastica riciclata negli imballaggi.Nel frattempo diverse aziende si sono lanciate su prodotti classici come il tè o le bevande alla frutta, o sulle cosiddette acque funzionali o aromatizzate, cioè bevande addizionate di vitamine e minerali, che vanno forte soprattutto negli ultimi anni, con aumenti delle vendite a doppia cifra. Oltre a consentire margini di guadagno più alti, i nuovi prodotti aiutano anche gli “imbottigliatori” a difendersi dalla concorrenza dei “gasatori”, tra cui SodaStream è il marchio più noto: i produttori di impianti di filtrazione che si collegano al rubinetto per farsi l’acqua con le bollicine direttamente a casa, oppure al ristorante. Secondo un calcolo di Il fatto alimentare – un quotidiano online che si occupa di sicurezza alimentare – un ristorante con 50 coperti, aperto 300 giorni l’anno, può arrivare a incassare tra i 13.000 e i 15.000 euro l’anno vendendo acqua filtrata.

Scuola di idrosommelier

Per le associazioni dei consumatori e quelle ambientaliste, però, le aziende concessionarie dell’acqua minerale – le fonti sono concentrate in circa 170 Comuni, per un totale di circa 300 concessioni, 43 delle quali solo in Piemonte, prima regione d’Italia – piangono miseria ma in realtà usufruiscono di canoni a prezzi stracciati: si va da 0,0010 euro al litro nel già citato Piemonte e in Valle d’Aosta a 0,0011 in Umbria, 0,0013 euro in Lombardia. In più, le acque minerali avrebbero subito negli ultimi anni aumenti addirittura superiori a quelli di altri prodotti: secondo Assoutenti, per esempio, tra il 2022 e il 2023 il prezzo è salito del 15 per cento.Ma perché si beve tanta acqua minerale, in Italia? Per Fortuna è una questione di «ricerca di purezza e costanza di minerali». Secondo l’Istat, quasi un terzo degli italiani, il 29,4 per cento, non si fida dell’acqua del rubinetto di casa (nel 2002 erano però molti di più: il 40,1 per cento). Ma se le prime cinque regioni per mancanza di fiducia nella “acqua del sindaco” sono Sicilia, Calabria, Sardegna, Toscana e Campania, se si va poi a guardare i consumi, le prime cinque risultano essere invece Umbria, Toscana, Marche, Emilia-Romagna e Lombardia.

I dati dell’ultima rendicontazione triennale sulla qualità delle acque che il nostro ministero della Salute ha trasmesso alla Commissione europea, comunque sono rassicuranti: i controlli sui parametri microbiologici hanno dato “ottimi valori di conformità” (98-99 per cento).Ma c’è chi della ricchezza di acque minerali italiane ha fatto un brand enogastronomico. È il caso dell’Associazione degustatori (Adam), presieduta dal romagnolo Mauro Celotti che da quasi trent’anni organizza corsi per “idrosommelier” anche all’estero e consiglia gli abbinamenti tra piatti e acque: dagli antipasti al dessert. Un ristoratore che si rispetti, raccomanda Celotti, deve disporre di almeno 3 o 4 marchi diversi, rigorosamente in bottiglia di vetro.

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