Planeat.eco, la startup milanese che ti porta il pranzo a casa grammo per grammo
dalla nostra inviata Brunella GiovaraCasarile (Milano). Sfreccia, questo furgoncino giallo, ma non è che andrà poi molto lontano. Tre province, Milano Pavia e Monza, niente rispetto ai big della grande ristorazione, che sfornano migliaia di pasti al giorno e li distribuiscono ovunque. «Noi siamo una pulce, al confronto», dice Nicola Lamberti, però la pulce ha avuto una buona idea. Lamberti è amministratore delegato di Alimentiamoci, l’idea è di una spesa senza spreco, sia che uno voglia pranzare in ufficio con un piatto già pronto, sia che voglia cucinare a casa. Tipo. Straccetti di pollo, ordinati sulla app o sul sito di Planeat.eco. Ed ecco arrivare a casa il kit, in vaschetta sigillata e astronautica. E negli scomparti, 100 grammi esatti di pollo, due grammi di rosmarino fresco, due di salvia, due di timo. La ricetta spiega il da farsi, mancano solo 1,5 millilitri di olio, si suppone che in ogni casa italiana ce ne sia una bottiglia. Seguono i valori nutrizionali, e non resta che cucinare. Costo, 2 euro e 31 centesimi…
Casarile (Milano). Sfreccia, questo furgoncino giallo, ma non è che andrà poi molto lontano. Tre province, Milano Pavia e Monza, niente rispetto ai big della grande ristorazione, che sfornano migliaia di pasti al giorno e li distribuiscono ovunque. «Noi siamo una pulce, al confronto», dice Nicola Lamberti, però la pulce ha avuto una buona idea. Lamberti è amministratore delegato di Alimentiamoci, l’idea è di una spesa senza spreco, sia che uno voglia pranzare in ufficio con un piatto già pronto, sia che voglia cucinare a casa. Tipo. Straccetti di pollo, ordinati sulla app o sul sito di Planeat.eco. Ed ecco arrivare a casa il kit, in vaschetta sigillata e astronautica. E negli scomparti, 100 grammi esatti di pollo, due grammi di rosmarino fresco, due di salvia, due di timo. La ricetta spiega il da farsi, mancano solo 1,5 millilitri di olio, si suppone che in ogni casa italiana ce ne sia una bottiglia. Seguono i valori nutrizionali, e non resta che cucinare. Costo, 2 euro e 31 centesimi. Non sappiamo se questo è il futuro, ma la società dei consumi va molto veloce e poi, 2 euro e 31 sono proprio pochi. «I nostri investitori, tra fondi, aziende e privati, ci contestano la politica dei prezzi bassi», dice Lamberti, alla guida di una società che rientra nella categoria benefit, «un concetto nuovo, cioè la sintesi tra una società profit, che guarda all’interesse degli azionisti, e l’interesse della società», intesa come noi, il mondo, l’ambiente, «con il fine di rendere più ricca la comunità su cui insiste, generando valore, e non assorbendolo. Infatti, tra gli obblighi, assieme al bilancio c’è anche quello del bilancio sociale».
Non solo i soldi, ma qualcosa di più nobile, quella «ricerca del bene comune» a cui Lamberti tiene parecchio. Poi, si entra nelle cucine. Il cuoco Rocco mostra con giusto orgoglio il mega bimby da 120 chili, e gli schermi del computer che qui tutto governa. Sa che per domani dovrà preparare 23 “unità” di pasta corta al pesto, e quindi dovrà pesare 4.680 grammi di pasta, 936 di pesto («che facciamo noi, con aglio o senza»), 11,70 millilitri di olio e 23,40 di sale grosso. «La ricetta è definita ed equilibrata. E avendo lavorato anni nei ristoranti, so che il cuoco fa sempre a occhio, non usa mai la bilancia. Noi invece usiamo la grammatura perfetta». Cottura della pasta a 100 gradi, poi condimento e suddivisione nelle vaschette, e il tutto viene abbattuto a zero gradi e messo in frigorifero, perché «bloccare la cottura significa creare le migliori condizioni per la non proliferazione dei batteri». Spiega anche che la cottura viene interrotta 30 secondi prima della perfezione, perché poi quel piatto finirà presto in un altro frigo, e poi in un microonde, in una casa o nello spazio-pranzo di un ufficio o di un’azienda, che certo dovrà avere questi elettrodomestici, a disposizione dei dipendenti.
A ognuno il suo
E il cliente può scegliere quanto mangiare. «La giusta quantità è soggettiva, quindi quando fa l’ordine, decide tra una dose normale, cioè 90 grammi, o scarsa (70), o abbondante (110), o molto abbondante (135). Ogni pacchetto è iper personalizzato», etichettato con codice QR, e se uno vuole proprio la pasta in bianco, c’è. E se non vuole l’aglio, può deselezionarlo (così non lo paga, e non lo spreca).
«Noi abbiamo l’ossessione del non spreco», dice Lamberti, che è fisico di formazione e ambientalista di vocazione (e anche scout, in gioventù). In passato è stato sindaco di Borgarello, minuscolo paese in provincia di Pavia, e si è opposto a un progetto di quelli che al Nord vanno per la maggiore: un centro commerciale di 237mila metri quadri, che avrebbe attirato decine di migliaia di auto, intasato la zona, e inquinato, distrutto paesaggio eccetera. Perciò in questa azienda si trova benissimo, visto che tra i valori di fondo c’è «la massimizzazione del bene comune». Tanto per dire, tra i cento dipendenti ci sono anche gli addetti alla consegna, «quindi non abbiamo rider sfruttati», e con un accordo onesto, a Milano consegnano quelli di Urban Bike. E ci sono 9 informatici, perché forse è questo l’ingrediente base del piccolo successo di questa start up, non ancora in pareggio, e con una previsione di fatturato per il 2024 di 5 milioni.
Tutto è informatizzato, a partire dalle cucine, grazie a un software «solo nostro, fin dalla prima linea di codice», quindi Lamberti è «abbastanza certo che non esista società informatica più brava di noi a vendere cibo, e nessuna società che vende cibo più brava di noi nell’informatica. Siamo degli innovatori, in una nicchia dove al momento non c’è nessuno» (in un periodo storico, poi, in cui il settore delivery food non sta tanto bene).«Ogni prodotto ha il suo bilancio nutrizionale», spiega Francesco Stucchi, biologo nutrizionista del team. «Vogliamo aumentare la consapevolezza del consumatore rispetto all’acquisto che sta facendo», e quindi quanti carboidrati, lipidi, proteine sta per mangiare. Il che è ottimo per chi deve fare una dieta.
Cecilia Bobba, dietista, ha fornito alcune ricette, come il riso alla carbonara, che detto così sembra un’eresia. «Lo speck al posto della pancetta, e mezzo uovo a testa invece delle due della tradizione. Il piatto ha meno grassi, ha il sapore che conosciamo e amiamo, ma è riequilibrato, più leggero». Dice che la gente ha poco tempo per cucinare, poca fantasia, e «quindi spreca molto. Prepara sempre le stesse cose, e quindi c’è il rischio che vada poi a cercare cibi “sbagliati”, con più calorie e grassi, non utili al dimagrimento. Questo sistema, dove ti arriva tutto fresco ma già dosato e veloce da cucinare, permette di risparmiare, non comprando niente di più di quanto serve». In effetti, se la dieta prevede 100 grammi di carne, è difficile trovare al super una monoporzione di quel peso preciso, o farsela preparare dal macellaio.Stupiscono i prezzi. Pasta corta al ragù, 2,90 a porzione, quando in qualunque bar di Milano (non centro, eh) lo stesso piatto viene 6-8 euro. Come fa a costare così poco? Eppure la materia prima è garantita a chilometro zero, o quasi.
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Questione di precisione
Lamberti insiste sul concetto di pianificazione, a partire da quella del cliente, e qui «serve un’educazione alimentare che preveda la scelta di cosa si vuole mangiare il giorno dopo, ordinando la sera prima. Già così si può lottare contro lo spreco, ma praticando una dieta equilibrata, sana e varia. Poi, anche noi pianifichiamo tutto, e quindi non buttiamo niente». Spiega anche che i 2 euro e 80 che costa una pasta al pesto «sono più o meno il costo del piatto. Certo, in un ristorante bisogna aggiungere – oltre alla materia prima, che pesa per il 30 per cento – i costi fissi del locale, il servizio (50 per cento), e anche gli ingredienti che finiranno buttati». Più il rider che aspetta fuori, «e sappiamo in quali condizioni lavorano… Con quelle borse termiche che sono ottime per la coltura dei batteri». Sì, c’è questa convinzione che il piatto sfornato e consegnato caldo/tiepido/quasi freddo e quindi da riscaldare, sia il top del pranzo in ufficio. Poi, questi stanno già usando contenitori compostabili, e sperimentando quelli in polipropilene riutilizzabili. E studiando l’indice di sostenibilità dei piatti. Se sarà questa la nuova frontiera, ed è possibile che lo sia, si resta comunque ammirati di fronte a una fantastica macchina lavacarote.
Sul Venerdì del 26 luglio 2024