Povera e abbandonata: anche questa è Londra
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA. «Le strade di Londra hanno una mappa, ma non le nostre passioni». Virginia Woolf, che nella capitale britannica ha scolpito opere straordinarie come Mrs Dalloway, lo sapeva bene: «Chi incontrerai, quando girerai l’angolo?».Perché a Londra bisogna perdersi. Consegnarsi all’ignoto. Essere flâneur. La città, relativamente sicura per la sua magnitudine, lo permette. Solo allora si coglie l’anima di questa metropoli di nove milioni di abitanti e 1.500 chilometri quadrati. Perché nemesi e contraddizioni sono l’essenza ballardiana e più intima di Londra, dove case dickensiane convivono in quartieri posh come South Kensington, a differenza delle desolate e ghettizzate banlieues parigine. Oppure il grattacielo popolare Grenfell Tower, dove in un rogo nel 2017 morirono i due ragazzi italiani Marco Gottardi e Gloria Trevisan con altre 70 persone, è a pochi passi da Notting Hill e dalla libreria di Hugh Grant. Ancora oggi, il suo scheletro verde è un drammatico monumento agli ossimori di …
LONDRA. «Le strade di Londra hanno una mappa, ma non le nostre passioni». Virginia Woolf, che nella capitale britannica ha scolpito opere straordinarie come Mrs Dalloway, lo sapeva bene: «Chi incontrerai, quando girerai l’angolo?».Perché a Londra bisogna perdersi. Consegnarsi all’ignoto. Essere flâneur. La città, relativamente sicura per la sua magnitudine, lo permette. Solo allora si coglie l’anima di questa metropoli di nove milioni di abitanti e 1.500 chilometri quadrati. Perché nemesi e contraddizioni sono l’essenza ballardiana e più intima di Londra, dove case dickensiane convivono in quartieri posh come South Kensington, a differenza delle desolate e ghettizzate banlieues parigine. Oppure il grattacielo popolare Grenfell Tower, dove in un rogo nel 2017 morirono i due ragazzi italiani Marco Gottardi e Gloria Trevisan con altre 70 persone, è a pochi passi da Notting Hill e dalla libreria di Hugh Grant. Ancora oggi, il suo scheletro verde è un drammatico monumento agli ossimori di Londra. Nella capitale e nel resto del Paese, gli underdog e gli ultimi vivono nelle Council houses. Ossia le case popolari nate a fine XIX secolo, di proprietà pubblica. Che poi esplosero nel secondo dopoguerra prima che Margaret Thatcher le privatizzasse. Allora erano gli anni dell’utopica (o distopica) architettura brutalista, che con il cemento e il “quadratismo” si opponeva all’Unité d’Habitation di Le Corbusier.
L’arancia è meccanica
Cosa resta oggi? Per esempio, il complesso Robin Hood Gardens da 214 appartamenti, a Poplar, Londra Est. Un cumulo di umbratili mono o bilocali e diroccati corridoi interni, che ricorda il monolite di Corviale a Roma. Proprio da qui parte Marco Sconocchia, fotografo nato a Torino nel 1988, per un viaggio tra i forgotten men della capitale britannica: squatter che si fanno di crack a Latimer Road (a un isolato da Notting Hill), ubriaconi tatuati, feste segrete di neonazisti omosessuali, giovani che ballano la trap in un palazzone di Acton, (Londra Ovest), un altro macigno brutalista come Aylesbury Estate a Walworth (Sud), per non parlare di quelli di Thamesmead, all’estrema periferia Est.Ricordate la scena di Alexander DeLarge, alias Malcolm McDowell, che in Arancia Meccanica brutalizza i suoi drughi e li scaraventa nell’acqua della Marina? Proprio in questi complessi brutalisti di Thamesmead, Stanley Kubrick girò nel 1971 il film, prima di ritirarlo per il pandemonio scatenato e le accuse di apologia della violenza.
È la Londra underground, come si chiama la stessa metropolitana. È il lato oscuro e autentico della capitale, che va oltre il candore di Buckingham Palace, la pace bucolica di Hyde Park e la magnificenza del British Museum. È la Londra verace e multiculturale come Nw di Zadie Smith, quella dei Buddha delle periferie di Hanif Kureishi, ruvida e cockney come in London Fields di Martin Amis, quella dei bus notturni dove i sedili s’imbeverano di gin, viscerale e inaspettata come My Beautiful Laundrette di Stephen Frears, dimenticata come in Absolute Beginners di Colin MacInnes, talvolta violenta come nel film Niente per bocca di Gary Oldman, o la Croydon del rapper Stormzy e della grime music.
Giù le mani da Dickens
Robin Hood Gardens, completato nel 1972, sarà demolito, nonostante l’opposizione pluri-decennale di attivisti e architetti come Zaha Hadid devoti alla “bellezza brutalista”: troppo costosa e inefficiente, ma almeno il Victoria & Albert Museum ne rinnoverà e conserverà una parte. Thamesmead è stata già rasa al suolo in onore di torri di vetro e di appartamenti, e pazienza per Kubrick. Lo stesso capiterà ad Aylesbury Estate, dove gli inquilini bianchi erano in netta minoranza nei circa tremila appartamenti, e dove Tony Blair tenne il primo discorso da primo ministro nel 1997: «Il mio New Labour lavorerà per i poveri e la working class!». Dopo le elezioni del 4 luglio scorso, il nuovo primo ministro Sir Keir Starmer ricorda sempre orgoglioso la sua famiglia operaia, come in una Ballata di Peckham Rye di Muriel Spark. La vice Angela Rayner ha vissuto un’infanzia misera alle porte di Manchester, anche lei in una Council house. Oggi, due milioni di londinesi vivono in case popolari e circa il 20 per cento nel Regno Unito. Il Labour promette di costruire 1,5 milioni di abitazioni per fronteggiare l’emergenza abitativa, la spirale dei prezzi e il morale in declino della nazione. Tutto, ma non la Casa Desolata di Charles Dickens.
Sul Venerdì del 26 luglio 2024