Io che li ho visto gli orsi da vicino vi dico come conviverci
di Marco Consoli«Al centro del mio film volevo i forestali, che gestiscono concretamente gli animali. La loro storia è un po’ tragica: sono persone molto competenti, che erano molto giovani ed entusiasti ai tempi della reintroduzione degli orsi in Trentino, e che per i conflitti creati dalle aggressioni all’uomo e dei danni causati dagli orsi, sono rimasti prigionieri della cattiva politica, senza poter fare ciò che ritengono giusto, cioè abbattere gli esemplari più pericolosi per l’uomo, come doveva già accadere all’orsa JJ4 due anni prima dell’attacco letale ad Andrea Papi». Andreas Pichler, regista altoatesino, introduce così il proprio documentario Pericolosamente vicini in uscita al cinema il 26, 27 e 28 agosto, in cui partendo dalla morte del runner avvenuta il 5 aprile 2023, cerca di raccontare i problemi della convivenza tra uomini e orsi in Trentino. «In realtà avevo iniziato a girarlo quattro anni fa», per seguire la storia dell’orso Papillon, chiamato così perché dopo aver causato danni è stato ingabbiato due volte ed altrettante è riuscito a fuggire. La vicenda di Papi per me è diventata la metafora di una situazione difficile da gestire». Ma come se ne esce da questo scontro? «Attraverso un nuovo patto con la popolazione, che renda più incisiva la rimozione di orsi più inclini ad avvicinarsi all’uomo, causare danni, aggredirlo. E attraverso l’informazione su come si convive con gli orsi. La politica da questi punti di vista ha evitato di risolvere i problemi». Nel film si vede che fine fanno gli animali non abbattuti: inviati in un parco recintato nella Foresta Nera in Germania. Ci è finita Jurka, la madre di JJ4. «Ho voluto mostrarlo perché gli stessi animalisti che lo hanno creato si sono resi conto che se è ideale per orsi che vengono da situazioni di cattività e crudeltà, come circhi e zoo, è una soluzione crudele per animali selvatici. Jurka è lì da oltre dieci anni e ogni giorno cerca di fuggire per riconquistare la propria libertà». A dire che gli orsi devono essere liberi, nel film è un cacciatore bavarese. «È uno di quelli che si schierarono contro l’abbattimento precoce di Bruno, che dal Trentino era sconfinato nel 2006 in Germania. Sembra un paradosso, ma chi fa il cacciatore in modo serio ha molto più a che fare con gli animali selvatici di tanti animalisti, che vivono in città, ed è favorevole ad abbattere alcuni esemplari per mantenere il difficile equilibrio tra uomini e animali».