Caro Serra, sono un ormai vecchio militante della sinistra socialista, cattolico, terziario francescano. Sono sempre stato minoranza, nel mondo cattolico come socialista quando bisognava essere democratici e cristiani, nel Psi ero lombardiano, nella Cgil socialista, nel Pd… e sono anche per la Fiorentina. Oggi mi sembra che la previsione di Delumeau di una scristianizzazione si stia realizzando, per cui mi sento minoranza anche nella società. Più volte nelle lettere che ricevi, ma anche nella diffusa cultura comune, si sostiene che le religioni provocano guerre, morti e via di seguito. Non nascondo che sino a due secoli fa fosse vero, la religione molte volte nascondeva come motivazione guerre di conquista, colonialismo ed altro. Ma non credi che i pur molteplici morti occorsi in migliaia di anni di Storia delle religioni non facciano pari con i milioni di morti provocati dalle ideologie del ventesimo secolo? Fascismo, nazismo e socialismo reale hanno provocato una guerra mondiale, ep…
Caro Serra, sono un ormai vecchio militante della sinistra socialista, cattolico, terziario francescano. Sono sempre stato minoranza, nel mondo cattolico come socialista quando bisognava essere democratici e cristiani, nel Psi ero lombardiano, nella Cgil socialista, nel Pd… e sono anche per la Fiorentina. Oggi mi sembra che la previsione di Delumeau di una scristianizzazione si stia realizzando, per cui mi sento minoranza anche nella società. Più volte nelle lettere che ricevi, ma anche nella diffusa cultura comune, si sostiene che le religioni provocano guerre, morti e via di seguito. Non nascondo che sino a due secoli fa fosse vero, la religione molte volte nascondeva come motivazione guerre di conquista, colonialismo ed altro. Ma non credi che i pur molteplici morti occorsi in migliaia di anni di Storia delle religioni non facciano pari con i milioni di morti provocati dalle ideologie del ventesimo secolo? Fascismo, nazismo e socialismo reale hanno provocato una guerra mondiale, epurazioni (dallo stalinismo ai vietcong al maoismo) e ne stanno provocando altre.Giovanni Paolo II parlava, nell’enciclica Laborem Exercens, di strutture del male, includendoci anche il liberismo sfrenato che era necessario combattere perché sono tutte contro la centralità dell’uomo. Non voglio giustificare le malefatte della Chiesa Cattolica e delle altre religioni che quando si mischiano con il potere temporale fanno danni – ancor oggi si veda Israele ed altro – e sono sempre convinto del detto cavouriano “libera Chiesa in libero Stato”, ma finiamola con il dire che tutto è provocato dalle religioni, specialmente se chi lo dice appartiene a ideologie che hanno fatto molti danni.
Luciano Francardi
Caro Francardi, mettiamola così: l’uomo non avrebbe necessità delle religioni per essere prevaricatore e crudele. Lo è già di suo, senza alcun bisogno di baciare il rosario o invocare Allah contro gli infedeli o spacciare la Bibbia per autorità catastale, come fanno i coloni israeliani occupando terre non loro. Diciamo che l’alibi religioso è molto comodo per dissimulare avidità e prepotenza. E particolarmente ipocrita: non venirmi a raccontare che è Dio che ti ispira, o ti difende, o ti arma. Sei tu che lo fai, e non hai nemmenoil coraggio di dirlo. Vale per Trump come per l’ultimo dei suoi elettori, per Salvini come per l’ultimo dei suoi fan. Di Dio, gliene importa un fico secco. Lo usano come un distintivo sul bavero.Le ideologie, intese come insieme di dogmi e precetti, sono un po’ la stessa cosa: una comoda giustificazione che solleva dalla responsabilità individuale. I totalitarismi del Ventesimo secolo hanno generato mostri, e lei ha perfettamente ragione a farlo notare. Ammazzare qualcuno nel nome della superiorità della razza ariana o nel nome della giustizia proletaria non è stato dissimile, tecnicamente, dai roghi delle streghe o dalle conversioni forzate, a fil di spada, dei “selvaggi”. Si trattava pur sempre di imporre un ordine “superiore” a degli esseri umani in qualche modo “inferiori”. Dunque accetto volentieri la sua critica, ma la accetto – mi perdoni – pur sempre in chiave “laica”. Si sia cristiani, o musulmani, o atei, o agnostici, o socialisti, o liberisti, o qualunque cosa, si cerchi di esserlo “in proprio”, assumendo la responsabilità dei propri comportamenti e delle proprie parole. Non si tiri in ballo Dio, o l’Ideologia, si agisca persona per persona. Ci si faccia carico delle cose nobili e anche delle cazzate che si fanno. Sarebbe un mondo più responsabile, dunque migliore.
Qui lo dico e non lo nego:
il lusso mi ha rotto…
Gentile Serra, certamente la bilancia dei pagamenti ne ricava grandi benefici: da abitini, scarpe, borsette e quant’altro vendute al doppio dello stipendio mensile di un infermiere, anche se a chi le fabbrica negli scantinati vanno paghe da fame. Qualche amico capita che racconti la “pazzia” di una cena nel ristorante stellato, quello con i camerieri e i maitres che rompono le palle raccontando la provenienza dei capperi, dell’olio, del grano, e ti tocca starli a sentire invece di mangiare in pace. Il conto, ca va sans dire, è all’altezza del reddito di Renzi, ma via, per una volta si può fare... Poi vuoi mettere una notte in quell’albergo? Ci siamo arrivaticon la Mercedes triturbo cabrio che a noleggiarla costava quanto comprare una Panda! Ma dai, una volta nella vita… Ok, qui lo dico e qui non lo nego: il lusso mi ha rotto il c… !!!
Roberto Albertini (Palermo)
Legittimo sfogo, Roberto. Secondo me è capitato questo: si è persa la misura “di mezzo”, l’aurea mediocrità. È morto il ceto medio, la media borghesia dai costumi sobri, dai consumi educati. Sono rimasti sulla scena da un lato i ricconi, molto spesso buzzurri arricchiti, dall’altro il popolo, dimentico di se stesso e lasciato in balia della propria invidia. In pochi hanno cercato di tenere il punto e dire: meglio una sana e istruita trattoria di paese o di città che andare al Twiga. Siamo stati messi in minoranza, noi “di mezzo”, che amiamo il benessere, le cose belle e buone, ma diffidiamo degli eccessi, raramente portatori di bellezza. Ed è stato sedotto e abbandonato il popolo, che aveva fierezza di sé, dei propri cibi e dei propri costumi, delle proprie orgogliose tradizioni, e ora insegue disperatamente i ributtanti social sulla “riccanza”, e chiama i propri figli come le starlette e gli starletti (neologismo) delle serie televisive. L’ossessione del lusso è figlia della sconfitta del buon gusto, e con il buon gusto ha perso anche la dignità di essere ciò che si è. Come documenta la lettera che segue.
Gli improbabili nomi
dei nuovi populisti
Caro Serra, leggendo le cronache dell’inchiesta giudiziaria che sta investendo il Comune di Venezia sono rimasto colpito da un particolare sicuramente secondario, vale a dire il nome proprio di due dei funzionari coinvolti: Morris Ceron e Derek Donadini. Cioè, nel Veneto leghista che sbandiera la purezza delle proprie tradizioni, siamo passati dai Toni e dai Mariano ai Morris e ai Derek. Mi sembra la rappresentazione plastica di quello che è diventata l’Italia: il peggio della rivendicazione delle presunte radici insieme alla peggiore “modernità”.
Arrigo Arrigoni
Ho dedicato decenni del mio lavoro satirico sull’Espresso (povero Espresso!) al dileggio dei nomi dei leghisti, figli di un popolo non più memore delle proprie tradizioni. È la cronaca che mi ha suggerito l’argomento, sono i Robert, gli Alan, i Tomas, ora i Morris e i Derek. Come se fosse vergognoso, diminuente chiamarsi Francesco, Carlo, Giuseppe, Mario, Alberto, che sono i nomi della tradizione popolare italiana. Un tempo erano i signori a scegliere nomi non ordinari, quelli della tradizione cavalleresca e nobiliare, i Tancredi e le Vannozza, gli Uguccione e le Ginevra. Ora è il popolo, per malintesa emulazione (il trash, disse Tommaso La Branca, è “emulazione fallita”), a cercare disperatamente ragione di lustro, o di distinzione,nei nomi più improbabili.La lingua cambia, i nomi cambiano, ma non è senza peso e senza significato scoprire che i nuovi populisti si vergognano dei nomi del popolo. Preferiscono i nomi delle serie televisive. Con tutto il rispetto delle serie televisive (ne vedo parecchie) ognuno ha la mitologia che si merita.