Natalia Aspesi: non basta il buon sesso
di Natalia AspesiPer scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Gentile Natalia, ho 26 anni e non mi manca niente: lavoro e ho un ottimo stipendio, ho una bella cerchia di amicizie, una famiglia che mi vuole bene,sono una figlia unica viziatissima e amatissima, sono in perfetta salute, libera e autonoma. I miei genitori si sono separati circa un anno fa, e nella rottura del loro amore io ne ho trovato proprio uno nuovo e che è diventato la ciliegina perfetta di una vita idilliaca. Eppure, a distanza di un anno da quell’innamoramento travolgente pieno di sentimento, di complicità e di chimica, mi sembra che proprio questo ragazzo sia diventato la mia prigione immaginaria. Continuo a condurre la mia vita, viaggio da sola, parto con gli amici, vedo i miei genitori, ma quello che incontro non è supporto e bene incondizionato, è gelosia, egoismo, invidia e paranoia. Mi viene a fare i conti in tasca, dice che io sono ricca e che lui è in difficoltà q…
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.
Gentile Natalia, ho 26 anni e non mi manca niente: lavoro e ho un ottimo stipendio, ho una bella cerchia di amicizie, una famiglia che mi vuole bene,sono una figlia unica viziatissima e amatissima, sono in perfetta salute, libera e autonoma. I miei genitori si sono separati circa un anno fa, e nella rottura del loro amore io ne ho trovato proprio uno nuovo e che è diventato la ciliegina perfetta di una vita idilliaca. Eppure, a distanza di un anno da quell’innamoramento travolgente pieno di sentimento, di complicità e di chimica, mi sembra che proprio questo ragazzo sia diventato la mia prigione immaginaria. Continuo a condurre la mia vita, viaggio da sola, parto con gli amici, vedo i miei genitori, ma quello che incontro non è supporto e bene incondizionato, è gelosia, egoismo, invidia e paranoia. Mi viene a fare i conti in tasca, dice che io sono ricca e che lui è in difficoltà quando sono sempre io quella che va da lui per differenza di mezzi, offro molte cene e ho in carico anche le spese contraccettive come moltissime altre donne, mi sento dire che non sa “come vivrà la lontananza di queste due settimane in cui parto”. Ma è amore una cosa così? Lo so che siamo giovani, ma voglio di più di una bella compagnia e di buon sesso. Eppure fino a qualche mese fa, annebbiata dall’amore fuori e dentro le coperte, mi sembrava l’uomo della mia vita e che nessuno mi volesse piú bene di lui e io voglio continuare a crederci, ma sento che questo mio desiderio si sta sfilacciando.
Alessandra Nava
Lo sa signora, io sono all’antica: e ai miei tempi anche se uno faceva, come dice lei, del buon sesso, alla fine nessuno lo salvava da una bella scenata. Anche quel “buon sesso” diventava noioso perché «io sono ricca e lui è in difficoltà» ecc. A 26 anni, con un buon lavoro e, a differenza di quel che accade adesso, pagata molto bene, per il resto «è gelosia, egoismo, invidia e paranoia». Questo giovanotto che fa buon sesso è il classico tipo da sfuggire come consigliano gli esperti di femminicidio. «Mi viene a fare i conti in tasca...» e almeno le spese contraccettive, mi scusi, potrebbe affrontarle lui, giusto per non dar l’idea che la bella signora è tutta sua. Guardi che io credo alla sua lettera, e mi scusi la mia ignoranza: ma come fa a darle «del buon sesso» un simile villano?
Perché mai la premier si veste in quel modo?
La seguo sempre con molto interesse e ammiro la sua sempreverde arguzia. Ci siamo incrociati una volta a una festa a Magreglio. Lei che ha un seguito di opinione, non potrebbe consigliare alla nostra Primo ministro di vestire in modo più consono al suo ruolo, senza svolazzi e misure sovrabbondanti che la rendono ridicola? Lei ci deve rappresentare tutti e sta lavorando, non è a una perenne festa dei Casamonica.
Giorgio Martinotti
Bella, quasi imprevedibile domanda. Mai come in questi anni avevo visto una tale quantità di gran belle signore, onorevoli e senatrici, tutte perfettamente con capelli lunghi alla vita e facce molto giovani, ma anche molto sapienti, che sanno tutto, mettiamo, sull’Ucraina. Qui da noi, per la prima volta, da due anni il premier è donna, cioè una signora dai capelli giovani e dagli occhi azzurri: e anche volendo di bruttine non ce n’erano. E cosa fa una signora dovendo girare come una trottola? Si cambia e si cambia e si cambia. E se va nello stesso giorno dalla Papuasia a Helsinki non le basterà un solo giaccone sull’abito scuro per non prendersi il raffreddore. Insomma, l’ingresso delle donne, per ora,in politica ci obbliga ancora ad andare vedere come si veste quella là. Per ora la premier sta sbagliando, perché pur avendo i più grandi stilisti al mondo si concia sempre da sartina. Per me la sola che ha trovato un giusto modo di vestire è la signora Ursula von der Leyen di cui nulla so e altro non voglio sapere, se non che ha 65 anni, è presidente della Commissione europea, tedesca nata in Belgio, magra, magrissima, che ha sempre lo stesso stile, pantaloni e giacchina in colore non colore, da cui esce il suo viso perfetto, sempre ben pettinata. E a casa sette figli, il che, così per dire, sembra un po’ un’esagerazione.
[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) I 95 anni di Natalia Aspesi: “per me niente candeline”]]
Auguri, complimenti e una confessione
Gentile Signora Aspesi, come sta? Auguri per il suo recente compleanno (anche se giura – quasi – di non averlo festeggiato!). E complimenti (figuriamoci se le servono i miei) per la splendida pagina che ha scritto su Repubblica in occasione dei novant’anni di Giorgio Armani. Bella per l’affetto, per i ricordi che rimanda e per il racconto della tragedia di un’epoca in cui l’omosessualità ancora uccideva: dentro e fuori da noi. L’ultima volta che le scrissi le parlai di Oriana Fallaci. Oggi le dovrei parlare del mio amore finito, del dolore del lutto, del senso di vuoto, di dispersione che ho provato per un anno intero e lungo come una maledizione: ma a che servirebbe?! Sarebbe una epistola alla Liala su un tema che tutti abbiamo sperimentato o sperimenteremo: il disamore che si trascina sotto la coltre di una storia che langue e non sa morire. E che io sia stato l’esecutore materiale – tradendo – del delitto amoroso, non vuol dire per questo che non vi sia stato un mandante morale (e non lo dico per giustificarmi: sono ingiustificabile checché ne dica lo psicanalista). Le scrivo, invece, per un motivo più semplice: potrei farle avere un suo libro per una dedica? Spero di non apparirle invadente. Un abbraccio grato.
Alessandro Basso
La ringrazio quasi commossa della sua definizione “splendido” riferita al mio articolo sui novant’anni di Giorgio Armani. Io, fin quando ho avuto la possibilità di vederlo, l’ho molto amato come persona di grande talento e di timido comportamento, un uomo di grandissima classe oltre al vero talento. Ricordo con angoscia quando si sparse l’Aids, che colpiva tra l’altro gli eroinomani, chi aveva preso sangue infetto e appunto gli omosessuali. Io andai a San Francisco per un grande convegno sulla malattia nuova che uccideva, e lì vidi Elizabeth Taylor che raccoglieva fondi, e ne raccolse una enorme quantità. Ho sempre trovato sbagliato che le case di moda colpite ancora oggi neghino che tanti che vi lavoravano siano morti proprio di Aids, come se fosse una disgrazia un po’ vergognosa, mentre proprio grazie alle campagne di sensibilizzazione è stato possibile portare avanti gli studi e mettere a punto le terapie, tanto che oggi tanti di coloro che si ammalano non rischiano più una morte orribile. Quanto al resto, che dire? Io non so se lei ha perduto con grande dolore il suo amore, forse donna forse uomo,e per di più per sua responsabilità, quindi parlarne non mi sembra giusto. Mi mandi il suo libro, poi si vedrà.
Sul Venerdì del 2 agosto 2024