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Ishana & M. Night Shyamalan: “La paura è un vizio di famiglia”

Ishana Night Shyamalan, venticinque anni, è la seconda delle tre figlie del regista americano, e M.Night ShyamalanCinquantatré anni. NEW YORK TIMES 
Il regista del “Sesto senso” torna in sala con “Trap”. Mentre la figlia debutta con “The Watchers”. Li abbiamo incontrati a Los angeles per parlare di cinema. ma anche di molto altro. Intervista doppia
4 minuti di lettura

Los Angeles. WeHo, club esclusivo di scrittori, registi, e crème de la crème di Hollywood. Vengo indirizzato verso un corridoio immerso nel buio che porta a una sala proiezioni completamente arredata – divani, pareti, poltrone, moquette – in velluto rosso purpureo, anzi, rosso sangue. Ad attendermi, papà M. Night Shyamalan e la figlia Ishana, insieme per presentare i rispettivi film: The Watchers, prima regia della figlia – con Dakota Fanning e tre sconosciuti in una foresta irlandese, dove ogni notte vengono osservati e perseguitati da misteriose creature – disponibile a pagamento su varie piattaforme, e Trap – con Josh Hartnett nei panni di un padre che accompagna la figlia a un concerto per scoprire che è un’operazione di polizia per catturare un serial killer – in uscita nelle sale italiane il 7 agosto. Davanti a me due persone, due storie diverse, accomunate dall’amore per l’horror e da un principio comune: mostrarti che la realtà non è mai quella che sembra.

Come sono nate le id…

Los Angeles. WeHo, club esclusivo di scrittori, registi, e crème de la crème di Hollywood. Vengo indirizzato verso un corridoio immerso nel buio che porta a una sala proiezioni completamente arredata – divani, pareti, poltrone, moquette – in velluto rosso purpureo, anzi, rosso sangue. Ad attendermi, papà M. Night Shyamalan e la figlia Ishana, insieme per presentare i rispettivi film: The Watchers, prima regia della figlia – con Dakota Fanning e tre sconosciuti in una foresta irlandese, dove ogni notte vengono osservati e perseguitati da misteriose creature – disponibile a pagamento su varie piattaforme, e Trap – con Josh Hartnett nei panni di un padre che accompagna la figlia a un concerto per scoprire che è un’operazione di polizia per catturare un serial killer – in uscita nelle sale italiane il 7 agosto. Davanti a me due persone, due storie diverse, accomunate dall’amore per l’horror e da un principio comune: mostrarti che la realtà non è mai quella che sembra.

Come sono nate le idee per i film?
M. Night
«Un paio di anni fa, ispirato dal fatto che Saleka, mia figlia maggiore, aveva firmato un contratto con la Columbia Records. Ho iniziato a interessarmi alla sua vita di musicista, affascinato dal suo rapporto con i fan. Nel film Saleka interpreta la popstar Lady Raven. Sin dall’inizio ho voluto fare un film dove le canzoni sono parte integrante della storia, scritte pensando alle emozioni dei personaggi, come lo stupendo Purple Rain di Prince. Le cose che faccio nella mia vita si riflettono in ciò che scrivo, ecco perché in tutti i miei film, la paura di perdere la famiglia è sempre alla base di tutto, come l’inserire circostanze soprannaturali o insolite che diventano potenziali minacce al nucleo familiare».
Ishana «Ho adattato il romanzo dello scrittore irlandese A.M. Shine, che si ispira al canone gotico di Edgar Allan Poe. Mi ha incuriosito la struttura classica del libro, di un personaggio che si ritrova in un mondo misterioso. Mi interessava spingere i confini di ciò che il pubblico era disposto a guardare senza che gli venissero dati indizi, volevo lasciare che lo spettatore scoprisse lentamente questo spazio e luogo sconosciuto, e che il film si rivelasse quasi verso la fine. È una storia drammatica che unisce elementi thriller, fantasy e horror. Dopo 22 anni che vedo, scrivo, seguo e mi nutro di film, ora posso finalmente chiamarmi regista a tutti gli effetti, anche se sarò per sempre grata alla gavetta fatta nella produzione di Servant, la serie di mio padre, e ai miei professori alla New York University».

Com’è stato collaborare con Saleka?
M. Night
«A volte lavorare con la famiglia può essere un processo intenso, ma è sempre bellissimo. Ho scritto prima la sceneggiatura e poi Saleka ha scritto le canzoni. Avevamo uno storyboard molto dettagliato, che le ha permesso di sapere esattamente quante canzoni servivano, per quali scene e cosa succedeva in quelle scene. Ha scritto le canzoni pensando alla performance e a come sarebbero state eseguite durante il concerto. Abbiamo preparato il film come avremmo preparato un tour, pensato alle coreografie e alle scenografie. Quando guardi il film, il concerto sembra reale perché è stato girato come se fosse vero».

Girando The Watchers ha pensato all’influenza dell’intelligenza artificiale?
Ishana
«Certo. Mentre lavoravo alla sceneggiatura, c’è stata questa esplosione di creazioni IA, ed è stato strano vedere quanto questo mondo virtuale fosse così interconnesso con quello che stavo scrivendo, l’idea che tutti noi potremmo essere replicati e che forse non siamo poi così unici come crediamo. Questo è quello che temo dell’IA. Che la mia creatività possa essere replicata o sostituita. È una paura presente nel film».

Com’è stato crescere con un padre così famoso?
Ishana
«Abbiamo molte cose in comune, ma siamo completamente diversi, è sempre interessante trovare punti comuni, o discutere sulle nostre differenze. Ho sempre voluto diventare regista, ma nessuno mi ha mai spinto a farlo. Certo il mio è un cognome impegnativo, mio padre è un perfezionista, ma spero di dare la mia impronta artistica e stile personale, senza essere paragonata al suo lavoro. Sono fortunata, non me lo scordo mai, so che l’istruzione che ho ricevuto è privilegio di poche donne, non solo di colore».

Sapeva che Ishana avrebbe perseguito una carriera nel cinema?
M. Night
«Lo speravo. Ho cresciuto le mie tre figlie con una mente aperta all’arte, alla sperimentazione, alla curiosità di tutto, in modo che potessero scoprire le proprie vene artistiche. Penso che il vero successo nel cinema non sia di tipo economico, il commercio deve essere al servizio dell’arte, non viceversa, è importante avere passione, non quanto hai guadagnato nel weekend. Vedo il mondo attraverso i loro occhi, voglio siano orgogliose delle cose che dico e faccio».

Scrivete entrambi i vostri film. Com’è il vostro processo creativo?
Ishana
«Da mio padre ho imparato che scrivere bene è una delle arti più pregiate al mondo. Scrivere aiuta in qualsiasi cosa nella vita, è maestria e abilità, anche saper articolare le frasi giuste in una e-mail, magari mentre cerchi di far finanziare il tuo film! Sono un’appassionata della costruzione, della struttura di una sceneggiatura, e del modo in cui posso riscrivere qualcosa che è già stato scritto centinaia di volte e renderlo fresco e inaspettato. Per me è come risolvere un’equazione, con diverse variabili da considerare per ottenere il risultato migliore. È una procedura mentale che richiede un alto livello di concentrazione, e quando comincio devo assolutamente arrivare alla fine, non esiste nient’altro. Per questo film ho cercato di inserire molte mie emozioni nei vari personaggi, in alcuni momenti è quasi un diario privato, si è trattato di un processo di spostamento di pezzi di sceneggiatura, togliendo o aggiungendo cose, muovendole fino a raggiungere l’equilibrio che mi sembrava ideale».
M. Night «Ishana non perde mai la visione generale del film, ed è fantastica nella sua attenzione per i dettagli. Rispetto a lei, io sono molto più istintivo. Il mio processo creativo è quasi come quello di uno scoiattolo, ogni noce rappresenta una scena e mentre le colleziono, le sotterro in diversi posti della mia mente, finché non arrivo a creare una struttura globale. Poi si tratta di organizzare le noci nella sequenza giusta. Trap è stata la sceneggiatura più veloce che abbia mai scritto, ci sono volute 22 settimane».

Come nasce questo fascino per l’horror?
Ishana
«L’horror è un genere libero, può accadere di tutto. In famiglia abbiamo una sera alla settimana dedicata a un film horror, siamo cresciute così, potevamo scegliere di vedere quello che volevamo, a patto che dopo la proiezione seguisse discussione e analisi dettagliata del film. Non era sempre facile articolare pensieri che potessero competere con quelli di mio padre! L’horror è un modo per connettermi con me stessa, perché genera sensazioni molto viscerali. In The Watchers Dakota è scollegata dal mondo e dalle persone, come molti ragazzi della mia generazione, nel corso del film si confronta con le sue paure e indecisioni, il genere horror non fa solo paura, può aiutare a esaminare le nostre emozioni».
M. Night «Sì, anche per me l’horror è un modo per confrontarsi con le proprie ansie. La tensione che provo guardando un bell’horror mi libera la mente, mi allontana dalla realtà, soprattutto da momenti di attualità difficili come quello che stiamo vivendo in questo periodo».

Il vostro film preferito?
Ishana
«Il silenzio degli innocenti. Casting fantastico, Jodie Foster meravigliosa. Se posso, piacendomi gli artisti che sperimentano con le immagini, vorrei citare Kieslowski, con i suoi Tre Colori, Blu, Bianco e Rosso, il suo modo di usare colore e immagini mi è sempre stato di grande ispirazione».
M. Night «Io amo l’horror Audrey Rose, con Anthony Hopkins e Marsha Mason. Terrificante e scritto benissimo, la storia soprannaturale è basata su emozioni molto intense. E una menzione ai miei autori preferiti: Agatha Christie e Stephen King».

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