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Anche macachi, marmotte e mante seguono i social network

Due macachi: formano una rete di amicizie con lo spidocchiamento reciproco (James Warwick / Getty Images) 
Grazie a gps e algoritmi, un etologo americano ha studiato le reti di relazione di alcune specie. Scoprendo che non sono poi tanto diverse dalle nostre. Con follower e influencer, ma a modo loro
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I social network nel mondo animale sono una cosa seria: non parliamo, naturalmente di Instagram, ma delle reti sociali fatte da legami sia di parentela che di amicizia, che giocano un ruolo cruciale nella vita di tante specie, determinando il modo in cui ci si protegge dai predatori, l’esito delle lotte di potere interne ai gruppi, il gioco e la scelta del partner. Oggi c’è chi studia le connessioni tra individui del mondo animale usando sia sensori come il Gps che traccia gli spostamenti, che algoritmi, formule e grafici analoghi a quelli con cui i sociologi studiano come socializziamo su Facebook.

Lo racconta nel saggio The well-connected animal (University of Chicago Press) l’etologo Lee Alan Dugatkin, docente alla University of Louisville.Partiamo dai follower: sono importanti anche nel m…

I social network nel mondo animale sono una cosa seria: non parliamo, naturalmente di Instagram, ma delle reti sociali fatte da legami sia di parentela che di amicizia, che giocano un ruolo cruciale nella vita di tante specie, determinando il modo in cui ci si protegge dai predatori, l’esito delle lotte di potere interne ai gruppi, il gioco e la scelta del partner. Oggi c’è chi studia le connessioni tra individui del mondo animale usando sia sensori come il Gps che traccia gli spostamenti, che algoritmi, formule e grafici analoghi a quelli con cui i sociologi studiano come socializziamo su Facebook.

Lo racconta nel saggio The well-connected animal (University of Chicago Press) l’etologo Lee Alan Dugatkin, docente alla University of Louisville.Partiamo dai follower: sono importanti anche nel mondo animale, lo dimostra ciò che succede sull’isoletta Cayo Santiago, a Est di Porto Rico. «Da sessant’anni è abitata soltanto da una colonia di 1.700 macachi (Macaca mulatta)», spiega Dugatkin. «Si è studiato il modo in cui si formano le amicizie tra macachi, ovvero lo spidocchiamento, e gli effetti dei legami così stabiliti. Risultato: i macachi che hanno più connessioni con gli altri, hanno anche maggiore successo riproduttivo. E, cosa ancora più interessante, i ricercatori hanno trovato che non conta soltanto quanti “amici” un macaco abbia, ma anche quanti amici i suoi amici abbiano». Quando nel 2017 l’isola è stata investita dall’uragano Maria, che ha sradicato quasi tutti gli alberi, l’etologa inglese Lauren Brent ha poi fatto una scoperta: «Il disastro ha avvicinato i macachi: cinque mesi dopo l’uragano, erano del 50 per cento più disposti a spidocchiare gli altri e la probabilità di trovare un macaco accanto a un suo consimile è quadruplicata», dice sempre l’etologo. In certi casi l’attività “social” che si ha da giovani ripaga più avanti nella vita, come capita a un grazioso uccello tropicale, il manachino codalunga (Chiroxiphia linearis). «La sua danza per attrarre le femmine è spettacolare: un maschio ne chiama un altro su un ramo, e poi, quando arriva una femmina, i due rivali si alternano in una coreografia che li vede involarsi e ridiscendere sul ramo in rapida sequenza», continua l’esperto.

«Quando non è la stagione degli amori, a tutti i maschi è permesso di allenarsi per questa performance, ma quando invece le cose si fanno serie, sono soltanto alcuni tra loro a sfidarsi: l’etologo David McDonald ha scoperto che a esibirsi sono quelli che da giovani hanno interagito di più con tutti gli altri maschi, ovvero quelli che hanno costruito il social network più ampio e hanno più legami diretti con gli altri. Il manachino ha una vita piuttosto lunga, dieci anni, e l’essere molto sociali da giovani per loro si traduce in maggiori opportunità di accoppiamento quando sono più maturi».Un altro uccellino, il ciuffolotto messicano (Haemorhous mexicanus), fa un uso ancora più avanzato delle reti sociali: le manipola a suo vantaggio. «Sono specie che vivono in gruppi di trenta individui, e i maschi più ambiti come partner sono quelli dal piumaggio vivace. Gli etologi hanno scoperto che i maschi meno appariscenti tendono a spostarsi in modo fluido tra i gruppi, per poi stabilirsi dove possono essere loro quelli più (relativamente) appariscenti», spiega ancora Dugatkin.

I numeri contano

Per certi umani avere pochi follower è un fattore ansiogeno: «Vale anche per le marmotte dal ventre giallo (Marmota flaviventris), nel Nord degli Stati Uniti. Le loro comunità hanno delle sentinelle che lanciano versi d’allarme quando avvistano predatori», dice l’autore del libro. «Alcune di queste sentinelle sono ipersensibili e lanciano molti falsi allarmi. L’etologo Dan Blumstein ha pensato di applicare lo studio delle reti sociali a questa specie, scoprendo che queste marmotte sono più “nervose” perché hanno meno amici delle altre. Invece le marmotte che hanno più contatti con le altre sono più sicure, e hanno, ad esempio, il vantaggio di tornare a cibarsi prima delle altre quando l’allarme è passato, mentre le marmotte meno socievoli rimangono timorose più a lungo e quindi si nutrono meno».Se per gli utenti “social” umani seguire gli influencer sbagliati può esporre a influenze negative, anche nel mondo animale c’è questo rischio. «Lo ha scoperto il biologo Patrick Chiyo studiando gli sconquassi causati dagli elefanti africani (Loxodonta africana) alle colture nel parco nazionale Ambroseli in Kenya», spiega sempre Dugatkin. «Chiyo è riuscito a tracciare abitudini e spostamenti di una sessantina di elefanti.

Si è visto che in questa rete sociale esistevano sei “cricche”, e la struttura interna ad ognuna di esse era la chiave per capire se un dato elefante fosse tra quelli che facevano le razzie notturne nei campi coltivati: la probabilità per un individuo era più alta se, all’interno di una “cricca”, la sua relazione più stretta era con un elefante razziatore. Gli elefanti razziatori erano in media più anziani, e le probabilità che un giovane elefante diventasse razziatore crescevano se nella cricca era presente uno di questi “cattivi esempi”».In altre specie i giovani – così come capita per i “nativi digitali” umani – possono invece avere un ruolo molto più propulsivo nelle reti sociali: è il caso delle mante della barriera corallina (Mobula alfredi): «Studiando, con il Gps, tutte le connessioni che si stabiliscono tra gli individui nei luoghi dove le mante si aggregano per cibarsi, si è visto che gli individui più “popolari” sono i più giovani», commenta Dugatkin. «Si ipotizza che la ragione sia la timidezza: si avventurano di meno oltre l’area comune e quindi restano un punto di riferimento centrale per il gruppo». Insomma, non sempre bisogna fare cose spericolate per avere tanti follower.

Sul Venerdì del 9 agosto 2024

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