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Una sindacalista nell’Agro Pontino

Laura Hardeep Kaur (37 anni), fotografata nel villaggio di Bella Farnia, vicino a Sabaudia (Latina), con un gruppo di lavoratori indiani (Luigi Narici/Agf) 

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Laura Hardeep Kaur è nata in Italia da genitori indiani. Segretaria provinciale della Cgil, difende i braccianti vessati dai caporali nelle terre dove è morto Satnam Singh. E dove siamo tornati per capire se da queste parti stia finalmente cambiando qualcosa. Reportage
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Sabaudia (Latina). Negli uffici della Flai Cgil di Latina, in un pomeriggio da inferno in terra dovuto a un guasto dell’impianto di condizionamento dell’aria, Laura Hardeep Kaur lavora come sempre nella sua stanzetta di segretaria provinciale. Il caso di Satnam Singh ha lasciato tutti scossi. Non siamo però nell’Alabama prima che Martin Luther King facesse il suo famoso sogno; nell’Agro pontino nessun automobilista, per dire, investe apposta gli indiani che costeggiano i campi sulle loro biciclette, come è successo anche la mattina del 23 luglio a Terracina, quando un bracciante è stato messo sotto da un brav’uomo che poi se l’è filata senza fermarsi a vedere se il poveretto fosse vivo o che cosa. Tra Sabaudia e il Circeo ci sono ville che in estate si affittano ai turisti a 15 mila euro al mese o anche di più, e sul lungomare i paparazzi vanno in cerca di Totti e di altri vip come un tempo facevano con Moravia e Pasolini; ma nei campi e nelle serre dove il giovane Satnam è andato inc…

Sabaudia (Latina). Negli uffici della Flai Cgil di Latina, in un pomeriggio da inferno in terra dovuto a un guasto dell’impianto di condizionamento dell’aria, Laura Hardeep Kaur lavora come sempre nella sua stanzetta di segretaria provinciale. Il caso di Satnam Singh ha lasciato tutti scossi. Non siamo però nell’Alabama prima che Martin Luther King facesse il suo famoso sogno; nell’Agro pontino nessun automobilista, per dire, investe apposta gli indiani che costeggiano i campi sulle loro biciclette, come è successo anche la mattina del 23 luglio a Terracina, quando un bracciante è stato messo sotto da un brav’uomo che poi se l’è filata senza fermarsi a vedere se il poveretto fosse vivo o che cosa. Tra Sabaudia e il Circeo ci sono ville che in estate si affittano ai turisti a 15 mila euro al mese o anche di più, e sul lungomare i paparazzi vanno in cerca di Totti e di altri vip come un tempo facevano con Moravia e Pasolini; ma nei campi e nelle serre dove il giovane Satnam è andato incontro alla morte per dissanguamento è un’altra storia. Ogni fase del procedimento giudiziario contro l’imprenditore Antonello Lovato è seguita dal sindacato molto da vicino e, a fine luglio, il giorno dell’incidente probatorio, c’è anche Laura in tribunale a Latina mentre Soni, la compagna di Satnam, è chiamata a raccontare con un secondo testimone – tuttora sotto shock – i minuti raccapriccianti dell’abbandono in strada dopo il ferimento,e del braccio – il destro – lasciato nella cassetta della frutta.Quando è stato nominato segretario generale della Flai Cgil Roma e Lazio, Stefano Morea ha voluto Laura in ufficio con sé e oggi è giustamente orgoglioso di averci visto giusto. Pacata, ferma, è andata in tv e ovunque la chiamassero a raccontare che cosa accade nell’Agro pontino.

Minacce e bugie

Non è stata la sola a denunciare. Marco Omizzolo, il sociologo di Sabaudia che per primo, tanto tempo fa, ha rotto il silenzio sullo sfruttamento nelle terre bonificate da Mussolini, dopo avere avuto la macchina bruciata quattro volte se ne è dovuto andare e deve avvertire la prefettura di ogni suo spostamento, per sicurezza.Nel 2015, quando vagavamo insieme nelle campagne per intervistare i braccianti, un tale ci raggiunse in auto come un razzo per cacciarci mentre i suoi indiani, inginocchiati sulle zucchine, gli occhi a terra, fingevano di non esistere. Omizzolo ha sempre ricevuto minacce, anche di morte, e i tentativi di screditarlo – come il cartello apparso nella stazione di Latina che lo accusava di impossessarsi degli immobili confiscati – non si contano. «Oggi» dice «subisco continue denunce temerarie, cioè infondate, che mi costringono a nominare un avvocato e ad andare alle udienze. L’ultima è arrivata da un tale condannato per associazione mafiosa, e non importa che io poi vinca sempre, l’obiettivo è farmi sentire sotto pressione».

Settanta sfumature di grigio

Anche quel vecchio articolo intitolato La riserva indiana, sul Venerdì del 2 ottobre 2015, a rileggerlo produce un certo dejà vu: «Un’ora a raccogliere patate dovrebbe portare al bracciante, secondo la legge, 9 euro; un indiano ne prende 2, a volte 3. Il lavoro è nero e grigio. L’assunzione risulta regolare, però sul documento viene “caricata” solo una parte della giornata e anche meno...».Poco è cambiato. Secondo Laura, su cento rapporti di lavoro, trenta sono in nero e settanta sono grigi, cioè legali nella forma e illegali nella sostanza. Non esagera. Davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro, il 24 luglio, la dirigente dell’Ispettorato di Latina, Anna Maria Miraglia, haparlato delle18 ispezioni straordinarie, svolte in provincia a giugno in altrettante aziende agricole: sono state scoperte pesanti irregolarità in 18 casi. Il cento per cento. Altro dato: nei primi sei mesi dell’anno, sono state controllate 651 attività imprenditoriali, inclusi negozi, ristoranti e stabilimenti balneari: tasso di irregolarità, 90 per cento.

Nel paese dei kiwi

Nella sala della Cgil dove parliamo, il caldo e l’umidità sciolgono l’aria, e forse è anche per questo che le parole di Laura tele-trasportano i presenti in un mondo parallelo. I suoi genitori, racconta, sono stati i primi indiani del Punjab a metter su casa nel paese di Cori, provincia di Latina, sulle pendici dei monti Lepini, terra di kiwi e olive. Il padre, con le sue due lauree, faceva il fornaio; la madre, «consapevole di essere sfruttata», ha lavorato nei campi come bracciante fino al nono mese di gravidanza. Quando nasce Laura, l’infermiera dell’ospedale cerca invano i vestitini da metterle. «Signora, mi dà le cose della bambina?», «Signora, mi capisce?». Finché la vicina di letto, che ha appena partorito un maschietto, non spedisce il marito a comprare una tutina rosa.Dice che un paese piccolo ti protegge. Che a lei l’hanno aiutata tanto le maestre. La maestra Giovanna, la settimana scorsa, le è comparsa davanti proprio in Cgil: era lì per il 730 e si sono commosse entrambe. Tempo addietro, a una riunione di lavoro, la sindacalista ha rincontrato anche la signora che quando la vedeva salire sull’autobus diretta a scuola si affrettava a spruzzare nell’aria il deodorante. «Mi è sembrata molto in imbarazzo».Alle elementari una sola volta, in quarta, è stata invitata a un compleanno. «La festeggiata si chiamava Giulia Ruggia e le ho regalato una bambola che le ho invidiato tantissimo. Ma la mia gratitudine per l’invito era superiore a tutto». Quando in paese si insediano altre famiglie indiane, fa l’interprete ai colloqui con i genitori: a 8 anni è già una mediatrice culturale. «Portavo solo abiti usati ma erano bravi a non farmelo pesare. La maestra mi diceva: oggi passa ché ho un libro nuovo da darti, e intanto mi metteva in mano anche una busta di vestiti». Si iscrive a ragioneria, è la migliore. «Non ho avuto un’adolescenza come gli altri, mi era concessa solo la biblioteca». A 18 anni vuole la libertà, lascia tutto e va a vivere con un ragazzo italiano. «I professori vennero in delegazione a cercarmi: non ti interroghiamo più, non fai neanche le verifiche, basta che ti presenti a scuola e prendi il diploma… Avevo la media del 9 e mezzo, il 10 in tante materie. Si poteva fare».Oggi si potrebbe immaginarla sospesa tra due mondi, Sabaudia e il Punjab, ma non è così, ha fatto la sua scelta: «Un giorno un caporale indiano mi affronta: puoi essere italiana quanto ti pare, per me sarai sempre mia sorella, una di noi. “Sicuro”, gli ho risposto, “ma ricordati che sono la segretaria provinciale della Flai Cgil”».

Leader e inchini

Il comandante dei carabinieri di Latina, Christian Angelillo, i sindacalisti come Laura Hardeep Kaur e Stefano Morea, e anche chi sceglie l’anonimato, come i mediatori culturali dell’entroterra, hanno prospettive diverse, talvolta confliggenti, ma sul punto più scivoloso e meno capito concordano: la comunità indiana è in buona parte ostaggio dei suoi leader, arrivati tanto tempo fa, i più scaltri e i più veloci a capire che la lingua è tutto. Così ci è venuto in mente un episodio di tre anni fa: una domenica mattina, nel capannone di Sabaudia adibito a tempio, giovani e anziani si avvicinavano con deferenza a Karamjit Singh detto Dhillon, toccandogli con un inchino il lembo del cappotto, uno dopo l’altro. Era il capo più in vista ed è morto di malattia due anni fa. «Ho tutti nel cellulare», si era vantato, «il prefetto, l’ambasciata, anche Giada» (Gervasi, la sindaca di Sabaudia poi arrestata per corruzione).

I capi, per chi abbia voglia di ascoltare, sono chiacchieratissimi. Assai potente è quello di un altro villaggio-riserva, a Borgo Hermada, verso Terracina. Si dice che con i loro aiutanti decidano arrivi e partenze, smistando i lavoratori nelle aziende e procurando i primi alloggi, magari una roulotte o un container nelle campagne, in una rete di relazioni opache o, per restare in tema, con tante varietà di grigio. I nuovi arrivati – che per lasciare il Punjab hanno pagato 7 o 8 mila euro, ma anche diecimila, spartiti tra gli agent indiani e quelli italiani – indebitati e ignari dei loro diritti gli si affidano in tutto e per tutto. Il comandante Angelillo, sempre all’audizione del 24 luglio, ha dato notizia di un’inchiesta in corso con queste parole: «Rappresentanti delle comunità indiane gestiscono agenzie immobiliari, purtroppo in collusione con pubblici dipendenti, per certificare falsamente contratti di locazione in favore di indiani e bengalesi che desiderano ottenere permessi di soggiorno o proroghe…». Ha descritto una comunità chiusa dove regolari e irregolari sono contemporaneamente protetti e sfruttati, e dove il collante è religioso, culturale e forse anche politico, per via della causa indipendentista del Punjab. Le denunce di sfruttamento – finora prossime allo zero – secondo Morea stanno per arrivare. Che la morte di Satnam sia servita a qualcosa? Intanto, aumentano le donne indiane che accusano i mariti di maltrattamenti.

Una vedova al comando

«A qualcuno devo pur fare riferimento» dice nel suo ufficio il sindaco di Sabaudia Alberto Mosca, Forza Italia, generale di brigata in pensione. «Dove trovo altrimenti gli interlocutori?». Da quando c’è lui, il villaggio indiano nella frazione di Bella Farnia – un complesso anni 70 di seconde case per i romani la cui costruzione non è mai stata ultimata – accoglie i visitatori con più garbo: sparito il vecchio divano rotto nel campetto di calcio, è spuntato un cartello di benvenuto bilingue e, incredibile ma vero, ci sono dei vasi di fiori. Ad annaffiare pensano le donne indiane, oggi guidate con mano sicura dalla moglie di Dhillon, Inderdit Kaur, che vive in una villetta ordinata e dice: «Gli incidenti succedono, ma se si ferma tutto, dove lavorano poi questi ragazzi?». A Sabaudia, ricorda, vent’anni fa le famiglie indiane erano tre o quattro e tutti si spostavano solo in bicicletta. «Adesso anche qui al parcheggio vedi tante auto, piano piano ti sistemi la vita». Da quando il marito non c’è più, è lei a gestire i due negozi di alimentari di famiglia, a Bella Farnia. È lei a parlare con le autorità, lei a raccogliere le donazioni per il nuovo tempio, in costruzione da tempo immemore perché i soldi non bastano mai.

A Borgo Hermada la situazione è simile, ma c’è chi ha iniziato a chiedere spiegazioni sul destino del denaro e – cosa inaudita – qualche fratello ha denunciato il capo della comunità.Il sindaco di Sabaudia, per promuovere l’integrazione, «anzi l’interazione», ha stretto con la vedova di Dhillon un’intesa che porta alcuni volontari indiani – da lei indicati – dentro l’Anagrafe, due volte la settimana. Data la situazione, forse sarebbe stato meglio evitare. Ha anche invitato i commercianti più in vista della città – come l’elegante negozio di abbigliamento Paradisi e il Caffè Italia – ad assumere qualche giovane indiano, «perché non è detto che debbano avere per forza un destino nei campi», e la risposta è stata pronta. Ma indovinate chi ha indicato i ragazzi da mettere alla prova?Nella terra dei grigi non è sempre facile distinguere buoni e cattivi. L’assessora ai Servizi sociali e istruzione, Pia Schintu, maestra in pensione e amica di infanzia del sindaco che stima tantissimo, si è espressa contro l’istituzione della Consulta con i migranti: «Mi hanno tacciato di razzismo, mentre è tutta la vita che mi do da fare per aiutare queste persone. Ma ho immaginato uno dei capi in consiglio comunale, e ho detto non esiste».Sottotraccia, con tempi carsici, si intravedono piccoli, fragili segnali di cambiamento sociale. Donata Carelli, insegnante nel liceo scientifico di Sabaudia e scrittrice (Io madre mai, Mondadori), nota per esempio che non le capita da un pezzo di essere servita, nei negozi, prima delle clienti indiane. E a scuola non ci sono più i «ragazzi-soprammobili, che arrivavano in classe e non dicevano una parola». Ora vede studenti – ragazzi e ragazze – ansiosi di imparare, consapevoli che si stanno giocando il futuro. Le manca ancora di assistere nei corridoi del liceo a un fidanzamento “misto”, ma è sicura che succederà presto.UN furgonCINO nero La Flai Cgil ha uno sportello mobile, un furgone nero che due pomeriggi la settimana si ferma all’ingresso di Bella Farnia e offre (gratuitamente) assistenza nelle pratiche e informazioni. Si tengono alla larga dallo spiazzo del negozio di Dhillon e hanno scartato l’idea di affittare un locale nel villaggio. Laura Hardeep Kaur, italiana di Cori, con il suo punjabi perfetto e la sua fermezza, è un riferimento per tutti. Legge documenti, dà spiegazioni, i lavoratori ascoltano attenti. Anche grazie a lei nessuno ricorda più la vergogna di Devender Singh Nanda, arrestato nel 2020: interprete per il Tribunale di Latina e mediatore sindacale, posava in foto con la leader della Cgil, Susanna Camusso, ma vendeva ai suoi fratelli documenti contraffatti.

Sul Venerdì del 9 agosto 2024

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