✕

Eolico, che aria tira in Sardegna

Un parco eolico vicino a Oristano. Durante la presidenza Solinas sono arrivate 824 pratiche per impianti Fer (Fonti Energia Rinnovabile). La nuova presidente della Regione, Alessandra Todde, ha varato una moratoria (Getty images) 

Ascolta l'audio

Da una parte tanti progetti per impianti eolici. Dall’altra i comitati civici che vogliono poter dire la loro. Ma c’è anche chi difende vecchi (e inquinanti) interessi economici
5 minuti di lettura

Villanovaforru. È un paesino di 700 abitanti, Villanovaforru, cinquanta chilometri a Nord di Cagliari. Dolci colline coltivate a vite, olivo e grano, un nuraghe vecchio quattromila anni, un piccolo museo. «Poi arriva all’ufficio tecnico comunale una comunicazione: “Sono stati pubblicati i documenti che riguardano il progetto X dell’azienda Y per la realizzazione di un parco eolico di Z Megawatt sul vostro territorio”. Sei, dieci, dodici pale alte 240 metri. Apriamo i documenti: nella mail ci sono 250 file. E all’ufficio tecnico ci stanno due persone».

Maurizio Onnis, sessantenne sindaco «civico e apartitico» di Villanovaforru, tornato dopo anni trascorsi in Continente, ben rappresenta la Sardegna profonda che oggi fa i conti con la (sacrosanta) rivoluzione della transizione ecologica, e le sue tante spiacevoli (se non gestite) conseguenze. Una Regione in cui la presidente Alessandra Todde, M5S, già sottosegretario e poi viceministro allo Sviluppo nel Conte bis e Draghi, ha varato una …

Villanovaforru. È un paesino di 700 abitanti, Villanovaforru, cinquanta chilometri a Nord di Cagliari. Dolci colline coltivate a vite, olivo e grano, un nuraghe vecchio quattromila anni, un piccolo museo. «Poi arriva all’ufficio tecnico comunale una comunicazione: “Sono stati pubblicati i documenti che riguardano il progetto X dell’azienda Y per la realizzazione di un parco eolico di Z Megawatt sul vostro territorio”. Sei, dieci, dodici pale alte 240 metri. Apriamo i documenti: nella mail ci sono 250 file. E all’ufficio tecnico ci stanno due persone».

Maurizio Onnis, sessantenne sindaco «civico e apartitico» di Villanovaforru, tornato dopo anni trascorsi in Continente, ben rappresenta la Sardegna profonda che oggi fa i conti con la (sacrosanta) rivoluzione della transizione ecologica, e le sue tante spiacevoli (se non gestite) conseguenze. Una Regione in cui la presidente Alessandra Todde, M5S, già sottosegretario e poi viceministro allo Sviluppo nel Conte bis e Draghi, ha varato una moratoria che sospende per i prossimi 18 mesi la realizzazione di nuovi progetti di eolico e fotovoltaico. Una decisione che ha fatto imbufalire le associazioni ambientaliste nazionali, e che ha messo in crisi le più serie società del settore, che nell’isola hanno in ballo investimenti da milioni.

Al 2030 la Sardegna dovrebbe installare 6,2 GW (gigawatt) aggiuntivi di energia pulita, indispensabile per chiudere le inquinanti centrali a carbone di Porto Vesme e Fiumesanto. Per Todde la moratoria è obbligata: troppi i progetti non “lavorati” durante la presidenza Solinas, di centrodestra. La Sardegna ha tanto sole e vento, è grande, poco popolata, e ha tanti spazi liberi. Dice Terna, la società che gestisce le reti di trasmissione elettrica, a cui si rivolgono gli interessati a realizzare impianti Fer (Fonti Energia Rinnovabili): dopo Puglia e Sicilia, nella classifica delle richieste c’è proprio la Sardegna, con 824 pratiche per 54,4 GW di potenza. Tantissimo. Sulla carta.

In cambio di che?

Molti di questi impianti “preposti” in realtà insistono nello stesso luogo, e quindi giocoforza il numero si ridurrà, e di tanto. Epperò le richieste arrivano via Pec sul tavolo di sindaci come Maurizio Onnis. «Il territorio comunale è di soli 11 chilometri quadrati» ci dice «e su questo poco spazio gravano tre progetti per cinque pale eoliche. Uno di questi è di Enel Green Power: un giorno mi sono venuti a trovare in Municipio, non obbligati. Ma non per chiedermi cosa ne pensassi, o se volevo qualcosa in cambio. Solo per dirmi che lo faranno». Un senso di impotenza e di mancanza di rispetto che fa arrabbiare i cittadini, oggi coalizzati nel Comitato Su entu nostu (Il vento nostro).

A Villanovaforru c’è una delle sole due Comunità energetiche rinnovabili registrate in tutta l’Isola. «Con la nostra Cer - spiega il sindaco - i cittadini hanno energia pulita». Dunque, non siete contrari alla transizione energetica? «Siamo favorevolissimi! Favorevoli alla transizione ecologica, favorevoli all’eolico. Ma contrarissimi alla speculazione, a progetti che prevedono per la Sardegna una potenza esagerata, senza che si venga consultati, e senza alcun vantaggio per le comunità locali».

Su questa vicenda, è facile capirlo, si innesta la peculiare condizione di insularità dei sardi, che da secoli si sentono trattati come cittadini di serie B. Gian Luca Atzori, rappresentante regionale dei Giovani Verdi, la mette così: «I sardi sarebbero anche disposti a fare di più per la transizione, ma in cambio di cosa? Mi riempi di turbine eoliche in zone sensibili, e continuiamo a impiegare 5 ore e mezza su mezzi a gasolio per attraversare l’isola. È possibile che ogni decisione sia presa dal mercato, senza ascoltare e far decidere i cittadini?».

A peggiorare il clima ci sono alcuni progetti Fer a dir poco assurdi. Come il campo eolico pensato a poca distanza dalla basilica romanica di Saccargia, nel Sassarese, o quello fotovoltaico a qualche chilometro dal villaggio nuragico di Su Nuraxi, nel Sud Sardegna. «Non sono questi gli impianti su cui puntare, ma quelli fatti sui terreni improduttivi” spiega Laura Onnis, sarda, vicepresidente di Italia Solare, l’associazione degli imprenditori del settore.

Fu vero assalto?

Ma le “pale tra i nuraghi” alimentano certe campagne social e personaggi pittoreschi. E campagne di stampa come quella del quotidiano l’Unione Sarda, sotto la spinta di Mauro Pili, caporedattore ed ex presidente di Giunta e parlamentare di centrodestra. L’Unione ogni giorno pubblica notizie sull’”assalto eolico”, ma secondo Maria Grazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia, dietro c’è altro.

«In Sardegna di rinnovabili in realtà ce ne sono pochissime», spiega numeri alla mano: «Tra il 2012 e il 2022 sono stati realizzati effettivamente solo 100 MW di eolico. In tutta la regione ci sono solo 500 MW di Fer. “L’ assalto eolico” non esiste: è un allarme creato a tavolino per nascondere il vero assalto contro le rinnovabili e difendere gli interessi economici delle industrie inquinanti, carbone e gas. Si vuole metanizzare a costi assurdi la Sardegna. Basterebbe elettrificare, generando opportunità di industrializzazione pulita».

Laura Onnis concorda: «In questo momento l’energia in Sardegna deriva quasi completamente da carbone e scarti di raffinazione del petrolio, siamo al 74% di elettricità da fossile, non è accettabile per la salute di tutti i sardi». Italia Solare chiede di cancellare la moratoria sugli impianti (per 500 Mw) già autorizzati, e di «sbloccare rapidamente le autorizzazioni per installare Fer sui terreni industriali e marginali e sulle cave abbandonate».

La moratoria regionale

Per il sindaco di Villanovaforru, la presidente Todde «ha fatto benissimo a varare la moratoria». Un provvedimento al contrario considerato «insufficiente, e che non ci tutela» da Vincenza Pala, di Seneghe, del Comitato Tutela del Montiferru, in provincia di Oristano. L’alleanza dei comitati vuole «una transizione sostenibile per territorio e comunità».

E, parrebbe, con contropartite economiche. Oggi la legge prevede compensazioni non superiori al 3% per cento dei proventi realizzati, e non sotto forma monetaria. Una miseria, dicono i sardi. «Bisogna imporre a Roma di fare come in Danimarca» spiega Maurizio Onnis «il 20 per cento dei proventi dell’energia, e almeno una pala su tre deve andare alla comunità locale. E poi bisogna creare cooperative nei paesi per lo sfruttamento di questa energia».

Pierluigi Saiu, della Lega, con Solinas assessore ai Lavori Pubblici, giura che il centrodestra della Sardegna non è «contro la transizione ecologica o le rinnovabili, ma contro la speculazione su una risorsa che dev’essere governata dalla gente e dalle istituzioni sarde, e che deve assicurarci benefici». E la moratoria? «Non basta - risponde Saiu - alimenta solo un conflitto propagandistico con il governo, con cui invece serve accordo, e che penso capirà le nostre esigenze».

La presidente Alessandra Todde è impegnata a fondo in un negoziato con il governo. La moratoria potrebbe essere impugnata, un provvedimento simile del Lazio fu dichiarato incostituzionale. Interpellata da il Venerdì, la governatrice afferma che «la transizione ecologica è il nostro presente e il nostro futuro, e le fonti rinnovabili sono centrali per lo sviluppo sostenibile della Sardegna».

E quindi, perché la moratoria? «È una sospensiva per un massimo di 18 mesi. Stiamo già redigendo il piano energetico regionale, completando lavorando a quello paesaggistico, ed in sei mesi definiremo la mappa delle aree idonee ad ospitare gli impianti. Ogni autorizzazione verrà decisa dagli uffici della Regione, interpellando i Comuni, i territori e i cittadini. La produzione di energia elettrica da rinnovabili deve avvenire in un contesto di tutela e salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio. La speculazione non la tollereremo, e vogliamo che gli impianti industriali di rinnovabili vengano fatti dove servono e dove vogliamo noi».

Sempre quella parola…

Ma intanto è tutto fermo, fa osservare Alessandro Migliorini, country manager di European Energy, multinazionale danese delle rinnovabili, con due progetti (per ora fermi) in Sardegna. «Sento sempre questa parola, “speculatori”… Ce ne sono, è vero, ma noi facciamo un altro mestiere. Abbiamo già investito qui milioni di euro, spendendo non in Cina, ma per lavorare con aziende e professionisti sardi, e realizzare impianti utility scale selezionando le migliori tecnologie. E non siamo riusciti a mettere a terra nemmeno un pannello. In Italia lavorare non è facile, e con le normative che continuano a sovrapporsi se non vi sarà maggiore chiarezza dovremo riaggiustare la strategia».

Quel che è certo è che a Villanovaforru non hanno alcuna intenzione di mollare. Il sindaco conclude così: «Qui nessuno accetterà mai che arrivi un tizio da Milano o da Parigi a piantarci una turbina gigantesca a 500 metri da casa. Ci sono cose che nessuno può permettersi di fare, neanche lo Stato».

Sul Venerdì del 15 agosto 2024

Leggi i commenti