Carlo Lucarelli: l’ultima cena del boss
di Carlo LucarelliNicolò Rizzuto, Nick per gli amici, anzi per gli amici degli amici, sembra uscito da un film sulla mafia. Completo nero su misura con cravattina stretta, cappello a lobbia tipo Fedora, volto allungato e lugubre con una corona di capelli attorno alla testa calva, ancora un forte accento siciliano nonostante gli anni passati in Canada, dove è arrivato negli anni 50, adesso ne ha 86.
E in effetti Nick è quello, il capo di Cosa Nostra a Montréal, il reggente di quella che viene chiamata la Sesta Famiglia, dopo le cinque di New York, che controlla il traffico di droga tra il Sudamerica e le piazze di spaccio d’Europa, ricicla il denaro, mette la zampa sugli appalti cittadini e cerca di infilarsi in affari internazionali,tra cui uno dei tanti progetti di costruzione del Ponte di Messina. Adesso, però, ci sono altri che vorrebbero prendere il posto della famiglia Rizzuto, la ‘ndrangheta canadese ha scatenato una guerra che ha lasciato sul terreno un sacco di morti, l’ultimo dei quali è stato…
Nicolò Rizzuto, Nick per gli amici, anzi per gli amici degli amici, sembra uscito da un film sulla mafia. Completo nero su misura con cravattina stretta, cappello a lobbia tipo Fedora, volto allungato e lugubre con una corona di capelli attorno alla testa calva, ancora un forte accento siciliano nonostante gli anni passati in Canada, dove è arrivato negli anni 50, adesso ne ha 86.
E in effetti Nick è quello, il capo di Cosa Nostra a Montréal, il reggente di quella che viene chiamata la Sesta Famiglia, dopo le cinque di New York, che controlla il traffico di droga tra il Sudamerica e le piazze di spaccio d’Europa, ricicla il denaro, mette la zampa sugli appalti cittadini e cerca di infilarsi in affari internazionali,tra cui uno dei tanti progetti di costruzione del Ponte di Messina. Adesso, però, ci sono altri che vorrebbero prendere il posto della famiglia Rizzuto, la ‘ndrangheta canadese ha scatenato una guerra che ha lasciato sul terreno un sacco di morti, l’ultimo dei quali è stato il nipote, Nick junior, erede designato al comando, ucciso per la strada nell’ottobre del 2010.
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Adesso è il 10 novembre, e Nick è nel posto più sicuro di tutta la città: casa sua, una grande villa in un quartiere residenziale di Montréal. Porte chiuse, sistema d’allarme e guardie. Di più, è proprio nella stanza in cui un tipo come lui, e non soltanto in base al cliché, si sente a più agio: in cucina, seduto a tavola, pronto a cenare.
Sono le 5 e 40 del pomeriggio, un po’ presto per le usanze italiane ma almeno in questo Nick si è adeguato ai ritmi canadesi. Ai fornelli ci sono sua figlia e sua moglie Libertina, originaria come lui di Cattolica Eraclea, per cui potremmo immaginare che gli stia cucinando un piatto della tradizione agrigentina, anche se forse ci stiamo lasciando un po’ andare alla fiction. Quello che è cronaca, invece, è che a un centinaio di metri fuori dalla villa, appostato su un albero del boschetto oltre la strada, c’è un cecchino con un fucile di precisione calibro 308, con mirino telescopico e puntatore al laser, che lo sta prendendo di mira.
Deve essere bravo, perché non è un tiro facile. Il proiettile attraversa la porta a vetri che sta sul patio, vetri doppi, tira dritto nella stanza e colpisce in testa il boss seduto a tavola, ammazzandolo sul colpo. È la fine del clan Rizzuto a Montréal ed è anche una scena perfetta per libri e serie televisive. Che sono stati fatti in abbondanza, perché in effetti, Nick Rizzuto sembrava davvero essere uscito da un film di mafia.
Sul Venerdì del 15 agosto 2024