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Michele Serra: elogio del turismo minore

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PER POSTA: ogni settimana Michele Serra risponde ai lettori del Venerdì. Criticare le vacanze di massa non è da classisti, tutto il contrario: la qualità non deve essere solo per le élite
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Caro Michele, a 58 anni non ho più voglia di andare in vacanza in estate, inerpicarmi nelle stradine di paesi a bandiera blu o arancione e soffermarmi a comprare gli stessi souvenir bancarella dopo bancarella. Negli anni Settanta andare nel Cilento significava fare un viaggio nel passato, trovavi un’originalità perduta. Ora ci sono discoteche, lidi attrezzati, mega parcheggi e fiumane di turisti. Sono stufo delle foto e dei video che mi mandano gli amici da Santorini e di acqua del mare trasparente. Ogni luogo sembra già essere stato visto, anche se si va per la prima volta. Mi sembra tutto così finto e di plastica. Si salva qualche paesino sugli Appennini dove si può stare ancora tranquilli. Ma non ne dirò i nomi per evitare che siano scoperti dal turismo di massa. Con la vecchiaia sono diventato più classista ed elitario e spocchioso, e non sta bene per una persona che si definisce di sinistra come me? Come la mettiamo? Come se ne esce?

Pasquale Pianese

Caro Pianese, le lamentele co…

Caro Michele, a 58 anni non ho più voglia di andare in vacanza in estate, inerpicarmi nelle stradine di paesi a bandiera blu o arancione e soffermarmi a comprare gli stessi souvenir bancarella dopo bancarella. Negli anni Settanta andare nel Cilento significava fare un viaggio nel passato, trovavi un’originalità perduta. Ora ci sono discoteche, lidi attrezzati, mega parcheggi e fiumane di turisti. Sono stufo delle foto e dei video che mi mandano gli amici da Santorini e di acqua del mare trasparente. Ogni luogo sembra già essere stato visto, anche se si va per la prima volta. Mi sembra tutto così finto e di plastica. Si salva qualche paesino sugli Appennini dove si può stare ancora tranquilli. Ma non ne dirò i nomi per evitare che siano scoperti dal turismo di massa. Con la vecchiaia sono diventato più classista ed elitario e spocchioso, e non sta bene per una persona che si definisce di sinistra come me? Come la mettiamo? Come se ne esce?

Pasquale Pianese

Caro Pianese, le lamentele contro il turismo di massa sono diventate ormai… di massa. Dunque non sentirti in colpa, non è per classismo che ci si lamenta delle fiumane di persone che trasformano quasi ogni luogo in un’altra cosa, come se un’alluvione di donne, uomini e bambini vestiti quasi tutti allo stesso modo sommergesse il mondo rendendolo, ovunque, un solo immenso “luogo turistico”, con gli stessi cibi, gli stessi riti, gli stessi alberghi e gli stessi bed&breakfast. Al contrario, io penso che sia decisamente “dalla parte del popolo” criticare l’omologazione, l’appiattimento,la quantità che distrugge la qualità.

A meno di pensare che solo le élite meritino la qualità, siamo tenuti a chiederci perché mai alle masse debba essere riservato un destino da gregge, e se si può fare qualcosa per migliorare la situazione. I sindaci di molte tra le più importanti (e visitate) città del mondo si interrogano sul fenomeno dell’“overtourism”, il sovrappopolamento turistico che soprattutto in certi periodi dell’anno devasta e snatura le città d’arte e le città in genere. Detto che non si può impedire ad alcuno la libertà di viaggiare, credo che sia inevitabile, per ragioni fisiche e logistiche, andare verso una serie di “numeri chiusi” che limitino l’accesso a isole, città, luoghi d’arte, vallate alpine. Non si può andare in diecimila persone, tutte insieme, sulla stessa vetta dolomitica, non si può andare in un milione di persone, tutte insieme, a Venezia o a Firenze.

Nel frattempo, un numero sempre maggiore di viaggiatori fa proprio come te, e non parliamo di snob o di miliardari: pratica un turismo “minore”, più appartato e più intenso, e cerca posti nei quali non si vive solo per assecondare i gusti e gli orari dei turisti. Ecco, direi che un buon criterio potrebbe essere questo: preferire, per fare vacanza e cambiare aria, quei luoghi che hanno conservato la propria fisionomia e i propri ritmi, e dove gli abitanti si sentono ancora a casa loro, non sequestrati da una folla in ciabatte.

Se la boxe di genere manda in tilt la destra

Gentile Serra, le volevo segnalare la madornale fallacia nella quale i puristi del genere binario sono incorsi scatenando il putiferio sulla pugile algerina. Se si pensa che esistano solo due generi, maschio e femmina, allora o la pugile è femmina o la pugile è maschio. Per gli aderenti alla fasciosfera la categorizzazione delle persone in uno dei sessi è riconoscibile dagli attributi macroscopici, e quindi alla nascita la pugile fu giustamente ritenuta femmina. Ora però, a causa di un livello ormonale un po’ più alto, secondo loro non è più femmina: ma allora, in virtù della loro visione binaria, se ne deve dedurre che sia un maschio. Anche questo però, sempre secondo i custodi dell’ortodossia sessuale, non può essere, perché contrasta con gli attributi macroscopici della persona. Conclusione: o accettano che i generi non siano solo due, o accettano che la pugile sia a buon diritto una donna e si rimangiano la caciara. Tertium non datur.

Roberto Giorgetti (Milano)

Tutto molto logico, Giorgetti. Dunque non spendibile in una discussione con “quelli della fasciosfera”, che nella logica vedono il loro più implacabile nemico.

Quando il Pci parlava di austerità

Caro Michele, stamattina allo specchio ho visto la stessa faccia di ieri. Va così dagli anni Sessanta: ogni mattina vedo la stessa faccia della mattina precedente. Eppure, dopo 18.250 mattine senza cambiamenti, a quasi settant’anni la faccia è ben diversa di quando di anni ne avevo venti. Avrei potuto farci qualcosa? Direi di no: la freccia del tempo ha un’unica direzione. Ora: questa impotenza vale anche per l’emergenza climatica? Ovvero: sappiamo dei cambiamenti apportati in modo accelerato negli ultimi duecento anni, ma non possiamo farci nulla?

Alla mia parte politica, quella che parla di alternativa e non di alternanza, suggerirei di ripartire – magari con qualche variazione terminologica – dalla Bozza di progetto a medio termine del Pci del 1977. Pagina 21: “Nella nostra concezione l’austerità non costituisce un accorgimento temporaneo, bensì una proposta rivolta a cambiare, secondo un preciso programma, il modo di funzionare e le finalità sociali del meccanismo economico, l’orientamento degli investimenti, della produzione e della spesa pubblica, la qualità stessa del consumo, e a incidere quindi sui modi di vita che vi sono connessi, sui modelli di cultura e di comportamento di interi settori della società italiana”.

Consapevole che il compito sia, per varie ragioni, improbo come pochi, penso tuttavia che ci si trovi al bivio: la strada della società della crescita o quella della società della decrescita.

Paolo Marconato

Non per fare della nostalgia a buon mercato, ma fa impressione, mezzo secolo dopo, prendere atto delle grandi ambizioni che la politica si concedeva; e anzi, pretendeva da se stessa. Magari era solo per parlare: ma almeno si parlava in grande. Era il momento dell’austerità, parola chiave lanciata da Berlinguer per dire che sarebbe stato utile e saggio cambiare modo di consumare e forse anche di vivere. Come è noto, non se ne è fatto niente. Ma ci si ritrova, in quelle parole, come se qualcuno dovesse scriverle oggi.

Sui giochi sventoli la bandiera europea

Buongiorno Serra. Mi chiedo da anni come sia possibile che nessun atleta europeo, dopo aver vinto l’oro olimpico, faccia il giro d’onore con la bandiera dell’Europa. Oltre al significato del gesto (tutt’altro che trascurabile) credo che “rischierebbe” di finire sui libri di storia. Io lo farei sicuramente.

Massimo Paoli

Proporrei doppia bandiera, nazionale ed europea. Aiuterebbe gli atleti, comprensibilmente fedeli al loro comitato olimpico nazionale, a fare un passo più in là. Un’osservazione: come in altri campi, se si cumulassero le medaglie delle nazioni europee, l’Europa sbancherebbe le Olimpiadi con margine umiliante. Cina e Usa resterebbero a enorme distanza. Chissà se i nostri figli o nipoti…

Sul Venerdì del 15 agosto 2024

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