Caro Michele, l’assist di Renzi a Elly Schlein all’ultima partita del Cuore ha suggellato un accordo elettorale con Italia Viva e i partiti di centro progressisti. Adesso la segretaria del Pd, se vuole mantenere l’incarico di federatrice della coalizione di centrosinistra, deve solo confermare quello che aveva detto a Conte, il tempo dei veti è finito, è il momento di mettere insieme le nostre differenze attorno a un’alternativa credibile e solida. Tradotto: il Pd non mette veti e nemmeno vuole riceverli. Ma sulla possibile alleanza con Renzi i cosiddetti alleati del Pd, Cinquestelle e Sinistra Italiana, pongono un veto. Il problema è che il veto a Renzi da parte di Conte non ha motivazioni politiche ma rancori personali per le note vicende riguardanti la fine del governo Giallo/Verde e l’avvento di Draghi. Nel merito delle questioni politiche, è chiaro a tutti che l’accordo con i centristi in coalizione porterebbe i voti dei moderati a svantaggio delle destre. Per questo la segretari…
Caro Michele, l’assist di Renzi a Elly Schlein all’ultima partita del Cuore ha suggellato un accordo elettorale con Italia Viva e i partiti di centro progressisti. Adesso la segretaria del Pd, se vuole mantenere l’incarico di federatrice della coalizione di centrosinistra, deve solo confermare quello che aveva detto a Conte, il tempo dei veti è finito, è il momento di mettere insieme le nostre differenze attorno a un’alternativa credibile e solida. Tradotto: il Pd non mette veti e nemmeno vuole riceverli. Ma sulla possibile alleanza con Renzi i cosiddetti alleati del Pd, Cinquestelle e Sinistra Italiana, pongono un veto. Il problema è che il veto a Renzi da parte di Conte non ha motivazioni politiche ma rancori personali per le note vicende riguardanti la fine del governo Giallo/Verde e l’avvento di Draghi. Nel merito delle questioni politiche, è chiaro a tutti che l’accordo con i centristi in coalizione porterebbe i voti dei moderati a svantaggio delle destre. Per questo la segretaria del Pd non deve seguire le decisioni “umorali” di Conte ma essere cosciente che guida il più grande partito di opposizione e dettare la linea politica.
Raffaello Dalla Mariga
Gentile Serra, rilevo che i big del Pd aprirebbero a Renzi... rimango allibito, basito, come non bastasse il trascorso di questo personaggio. Ho fatto alcune telefonate e il risultato è questo: nessuno di noi voterebbe a vita mai più il Pd in caso di ritorno, a qualsiasi titolo, del suddetto soggetto. Non creda, caro Serra, che sia una decisione in leggerezza (rispondo della mia). Ho seguito il Renzi, nel senso di ascoltare e capire; lo ho seguito da quando si candidò a guidare il Pd e mi ricordo di una sera a Borgo Albergati alla festa dell’Unità, la gente fittissima che “rubava” le sedie dalle balere e dai bar per ascoltarlo, applausi modello standing ovation (io no), e ora ci siamo scordati il suo pessimo trascorso!
Gabriele Boccafogli
Caro Dalla Mariga, caro Boccafogli, mi viene voglia di rispondervi: per piacere, leggete reciprocamente le vostre lettere, rendetevi conto che stando così le cose un centrosinistra vincente non è neppure ipotizzabile, e poi incontratevi per bere un bicchiere. Spiegatevi, discutete, se non potete farne a meno litigate, ma trovate insieme una via d’uscita, che io non so più da che parte cominciare (ricominciare).Si intende che uno non si fida di Conte, uno non si fida di Renzi, e non dubito che abbiate entrambi i vostri ottimi motivi. Ma se si dice “campo largo”, campo largo deve essere, e non è possibile farlo solo con quelli che si trovano reciprocamente simpatici.
Leggendo le vostre lettere, e altre decine simili alle vostre, sembra precluso ogni tentativo di accordo politico, o anche solo elettorale: Renzi sì/Renzi no, con i grillini è meglio lasciar perdere, senza i grillini non si va da nessuna parte, che cosa c’entra una come la Salis con la sinistra riformista, i votialla Salis sono la dimostrazione che i giovani chiedono radicalità, insomma, la solita assemblea variopinta e disordinata, che sembra impossibile possa votare, alla fine, una sola mozione finale. Ho una proposta operativa: proviamo a lasciare fare alla Schlein. La segreteria del Pd è uno sporco mestiere, ma qualcuno deve pure farlo. E per fortuna lei lo sta facendo.
Perché la società civile ha ignorato il sistema Toti?
Sono ingegnere navale, con quarantennale attività in vari settori dello shipping, dalla cantieristica – presso l’Ansaldo di Sestri Ponente da giovane ingegnere – alla Compagnia armatoriale di famiglia, fino alla logistica portuale, dal 1989 al 2008, quale ad di Saimare, decotta Società statale acquisita da Spinelli nel 1989, che sono riuscito a risanare. Da oltre un anno condivido con alcuni amici su una chat, denominata “Diga”, le problematiche nate dall’operato delle attuali Amministrazione Regionale e Comunale e dall’Autorità Portuale, portate a notorietà nazionale dalle inchieste giudiziarie; in allegato un documento che risale a settembre scorso, mi sembra tutt’ora attuale anche alla luce di quanto emerso da dette inchieste. Sconvolgente è il fatto che sia gli addetti ai lavori (Associazione Industriali, Camera Commercio, Agenti Marittimi, Spedizionieri ...) che la società civile sono totalmente assenti – buona parte per tornaconti personali o ignoranza – dal dibattito su scelte che danneggiano la città, anestetizzati da una inesorabile campagna mediatica della destra.
Carlo Bolla Pittaluga
Caro Bolla Pittaluga, il documento che allega è troppo tecnico e troppo lungo perché io ne possa dare conto ai lettori. Ma pubblico volentieri la sua lettera perché credo contenga un “nocciolo” illuminante: in una comunità sana non dovrebbe essere la magistratura a orientare il corso della politica, arrivando a frittata fatta; dovrebbero essere i cittadini, le parti sociali, la politica stessa a dire la loro senza tacere per conformismo o per pigrizia o per connivenza. Da quanto ho letto sui giornali, il “sistema Toti” mi sembra l’eterna riproposizione di un metodo poco trasparente, fondato su accordi privati o semi-privati, con un contorno spiacevole di favori personali.
Alcuni di questi comportamenti mi sembrano bordeline dal punto di vista giudiziario, altri semplicemente poco commendevoli dal punto di vista etico; ma è triste che siano i piemme a dovere intervenire, traumaticamente, in una materia che dovrebbe essere oggetto di una quotidiana discussione politica, e non lo è stato. Ed è triste che Toti abbia dovuto dimettersi per riottenere la libertà personale, a conferma dello stretto nesso tra tempi della politica e tempi della giustizia. Dunque, auguro alla sua chat molta fortuna, benché tardiva: più una città è capace di discutere di se stessa e del proprio destino, meno dipende dagli avvisi di garanzia.
La sinistra è morta con il Novecento
Gentile Serra, la Sinistra è nata all’inizio del 1900 ed è morta alla fine del 1900. Adesso sopravvive, di quella idea, qualche sparuta ideuzza liberalista. Così come nell’Ottocento purtroppo finì la grande idea dell’Illuminismo, così è finita la Sinistra in questi anni. Utilizzo i versi dell’amatissimo Claudio Lolli: “lo sai che siamo tutti morti e non ce ne siamo neanche accorti e continuiamo a dire così sia?”. La sinistra oggi è quella del non ce ne siamo neanche accorti?
Paolo Elli
Caro Elli, personalmente mi sento prevalentemente vivo, anche se mi rendo conto che il mondo è cambiato e molte delle cose nelle quali facevo affidamento (una su tutte, l’acculturazione di massa) oggi sembrano solo vecchie utopie del passato. Ma guardi che l’equità sociale, il Welfare, i diritti di chi non ne ha, una politica internazionale che combatta la guerra e lavori per la pace, sono qualcosa di più di “ideuzze liberiste”. Sono traguardi ambiziosissimi e complicatissimi.
Una sinistra serve ancora: non lo vede come è arzilla e aggressiva la destra? Eppure ha almeno diecimila anni, nacque quando il primo agricoltore recintò il primo campicello gridando “questo è mio, chi ci mette piede lo prendo a randellate”. A lei sembra che Elon Musk sia più contemporaneo di una qualunque persona di sinistra? A me no…
Sul Venerdì del 23 agosto 2024