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Orologi che mania. Molto social

Lorenzo Ruzza, 45 anni, nel suo negozio Ruzza Orologi a Milano.Nicola Marfisi°2024 
Pensavamo che con smartwatch e smartphone non li usasse più nessuno? Sbagliato. I fan delle lancette non sono mai stati così puntuali. E online hanno trovato il loro guru
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Milano. Non s’arresta un’ora il ticchettio e le affilate punte delle lancette - che in gergo tecnico si definiscono sfere come addolcendone la natura inesorabile, tagliente, definitiva – procedono militari nel giro del quadrante affettando un secondo alla volta la durata dei giorni e delle esistenze. Scandiscono il tempo per convenzione umana, e come ogni convenzione umana moderna sono, da quando scattano al polso da inizi ’800, una passione borghese, come si sarebbe detto una volta. Una di quelle per cui si regalava una cipolla da tasca in argento (si raccomanda incisione della data) ai figli appena maturati per ricordare loro quanto conta (e quanto valga economicamente) ogni istante; la stessa per cui, chi può permetterselo, dona ai freschi maggiorenni ormai da generazioni un Rolex, meglio se un Daytona.

Modello divenuto emblema dei meccanismi infallibili, destinati a funzionare per generazioni, un aldilà un po’ da ingegneri che non conosce morte e che la morte la ricorderà ai postu…

Milano. Non s’arresta un’ora il ticchettio e le affilate punte delle lancette - che in gergo tecnico si definiscono sfere come addolcendone la natura inesorabile, tagliente, definitiva – procedono militari nel giro del quadrante affettando un secondo alla volta la durata dei giorni e delle esistenze. Scandiscono il tempo per convenzione umana, e come ogni convenzione umana moderna sono, da quando scattano al polso da inizi ’800, una passione borghese, come si sarebbe detto una volta. Una di quelle per cui si regalava una cipolla da tasca in argento (si raccomanda incisione della data) ai figli appena maturati per ricordare loro quanto conta (e quanto valga economicamente) ogni istante; la stessa per cui, chi può permetterselo, dona ai freschi maggiorenni ormai da generazioni un Rolex, meglio se un Daytona.

Modello divenuto emblema dei meccanismi infallibili, destinati a funzionare per generazioni, un aldilà un po’ da ingegneri che non conosce morte e che la morte la ricorderà ai postumi segnando anche per loro l’ora esatta. Difatti è il preferito in assoluto (stando a quasi tutte le classifiche più o meno attendibili di settore) di quanti del ticchettio hanno finito col fare un’ossessione sublimandosi in collezionisti d’orologi. Forse da malinconiche vittime appunto del Rolex ricevuto (o ereditato insieme ad altri quadranti di pregio) da papà e divenuto il germe di una tara famigliare, forse da accumulatori adolescenti capaci di spendere fortune per un Casio in plastica, molto spesso da interessati speculatori che guardano alle pregiate casse per quel che valgono e varranno. Perché il tempo resta un bene inestimabile, tipo certi Patek Philippe in oro rosso anni Cinquanta rivenduti tranquilli a 10 milioni.

Come una banca

«Amo gli orologi sin da piccolo, Swatch o Omega, e insomma visto che ora faccio quel che mi piace è come se non lavorassi mai», medita alla scrivania, verso mezzogiorno aspettando il delivery per i dipendenti in arrivo con Uber. «Sei minuti!», urla il tempo stimato d’arrivo. Accudisce il personale dall’alto di una previsione di 40 milioni di euro di fatturato per il 2024 (30 nel 2023), Lorenzo Ruzza.

Divo del mercato degli orologi usati di lusso se non oltre, eroe del tempo pop all’epoca dei social che si vanta di aver dormito da giovane sulle panchine sgobbando da fattorino, impiegato e molto altro prima di imboccare la strada dorata (ma anche di platino, terre rare, gemme, rocce spaziali) del cosiddetto secondo polso. Ovvero dell’usato così come viene definito in orologeria, canale di vendite parallelo in cui Ruzza ha trascinato, scavalcando la borghesia, masse trasversali conquistandole su Instagram e TikTok.

Milanese classe ’78, settimo di dieci fratelli (di cui uno gemello), la sua fortuna si dispiega in un’infilata di vetrine conquistate, ovviamente a Milano, di fronte a Taveggia, storica pasticceria del centro. A due passi dal tribunale, sono presidiate da una circospetta guardia giurata che invita a passare uno alla volta per un tornello con metal detector. «È come una banca».

Occhio alla patacca

I video più celebri pubblicati dall’esuberante 45enne sono di due tipi. Uno è quello in cui fa la prova del “sonaglio” scuotendo l’orologio per capire così se è vero o falso. «Sembra una cretinata ma funziona. Se l’orologio è originale, con i meccanismi o le maglie del cinturino ben assemblate, non emette rumori eccessivi. Se al contrario è falso, suona come la coda di un serpente a sonagli con i pezzi patacca che sbattono tra loro».

L’altro è in qualche modo la conseguenza del primo, ovvero lo si vede martellare a morte l’orologio nel caso sia falso. «La prima volta che ho preso la sòla ho pianto, anche perché quando ho iniziato nel 2017 una una bottega da 30 metri quadrati qui di fianco, avevo chiesto un prestito. In media gli orologi falsi sono il 30% sul totale. La stragrande maggioranza di chi vuol vendere è perfettamente consapevole di avere in mano una copia, del resto già dalla provenienza ti fai un’idea. Quelli veri hanno sempre una storia, arrivano dal papà, dal nonno eccetera». Non solo a padri e nonni purtroppo gli orologi di pregio vengono spesso strappati a forza per strada o a un semaforo. «È un mondo con cui è facile non avere a che fare, è sufficiente non tollerare nero e pagare in contanti. Io lavoro solo coi bonifici che ai ladri non interessano». In esposizione un Rolex con quadrante verde in oro giallo, 70 mila euro, di fianco un modello identico ma realizzato in edizione limitata con i frammenti di un meteorite, 90 mila.

Ieri e oggi

A un tavolino costruito con i resti dei meccanismi contraffatti distrutti negli anni, Ruzza apre una scatola. Tre milioni di euro in orologeria in appena una manciata di proposte, molti quadranti recano il marchio Richard Mille, casa fondata nel 2001 e ormai tra i massimi orizzonti del lusso cronografico contemporaneo. «Quello che ho al polso costa 350 mila, dei Mille stanno al polso di Lazza e Sfera Ebbasta. Quello che ho capito al contrario di tanti colleghi è che coi social non esiste più l’omino di fiducia conosciuto dai soliti facoltosi. Ho allargato il mondo del collezionismo ai ragazzini che si fanno la foto con me mentre i genitori pagano, ai piccoli commercianti, e perché no ai calciatori. Non si torna indietro, un bell’orologio è anche uno status symbol, non serve certo a dirti l’ora che guardi sul cellulare».

Entra in negozio un signore dall’aria mansueta e composta, si fa valutare il Daytona, lo permuta per uno nuovo aggiungendo 3 mila euro. Collezionista vecchia scuola cui del Ruzza Watch non importa granché. Un orologio con cinturini e quadranti colorati, si vende a 199 euro, lanci di edizioni limitate, lo si vede al polso degli emuli minorenni di trapper assortiti. «Prima lo regalavo solo a chi comprava un orologio serio, e ha dato vita online a un collezionismo alternativo con Ruzza Watch quotati migliaia di euro».

Per il MoonSwatch, 390 euro, la generazione Z si mette da due anni in coda ogni volta che viene lanciata una nuova serie o paga cifre da capogiro agli scalpers che li comprano solo per specularci online, ma non ci sono a lungo termine gli Swatch nei pensieri degli appassionati seri o alle fiere di settore come Watch Mania, Cesena, giunta alla quinta edizione. «Perché è un collezionismo deperibile, vicino alla cultura di strada che non dura, è più un hobby», sostiene Alessio Cocciolo, 39 anni, responsabile per Finarte del dipartimento orologeria. Alle aste si vedono allora i soliti noti. Rolex, Patek Philippe e Audemars Piguet, nonostante dopo il boom della pandemia, il secondo polso abbia vissuto una flessione dell’8%. «C’era chi investiva nei grandi marchi come fossero Blue chip finanziarie, lingotti. Alla fine però i collezionisti veri non mollano. E anzi in un mercato più snello e meno affollato trovano il tempo di scoprire modelli anni Novanta fin qui trascurati tipo quelli di Piaget, oppure orologi diciamo vicini alla gioielleria, concepiti per polsi femminili ma che ora finiscono fluidi anche su quelli maschili».Che poi gli orologi segnino anche il tempo, che ticchettino, questo non lo si garantisce all’incanto. Come si dice in gergo, visto e piaciuto, nessuna garanzia.

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